Ex Pascoli Longon, il piano è pronto: “Così salveremo la facciata”

BOLZANO. Le vecchie Pascoli-Longon ne stanno vedendo delle belle, – o di brutte – una dopo l’altra. Concluso lo sbriciolamento della scalinata, adesso la sfida di cantiere è la facciata. Salvarla. Perché questo era l’impegno sul progetto del Polo bibliotecario: abbattere il complesso scolastico, salvaguardando scalinata e facciata storica. La scalinata se n’è andata martedì a sorpresa, con l’arrivo delle ruspe.
«La facciata è messa malino», aveva subito rilevato l’architetto Oswald Zoeggler martedì nel pieno delle polemiche. Dunque? Verrà preservata, ha garantito l’assessore alle Opere pubbliche Christian Bianchi. Il piano c’è. «La prima cosa è il consolidamento», spiega Vittorio Repetto, ingegnere, compartecipe della cordata d’imprese impegnata nei lavori di costruzione del Polo. Si tratta di tenere in piedi la curva razionalista mentre si abbatterà, con conseguenti vibrazioni, tutto quello che resta d’intorno. «Meno una parte delle mura d’appoggio fin verso via Manci», specifica Repetto. Sull’altro lato, invece, giù tutto, per fare posto a quel che resta del progetto originario dell’architetto Christoph Mayr Fingerle.
Il progetto di salvataggio
Lo stato della facciata aveva subito destato preoccupazioni, visto che era stata lasciata degradare per anni a causa dei ritardi delle procedure di appalto e poi di riassegnazione del cantiere. I tecnici dovranno operare un profondo taglio nel corpo di fabbrica delle scuole, nella loro parte conclusiva. Questo, per separare il settore da abbattere da quello, più ridotto, che costituirà l’appoggio posteriore della facciata. Il quale, a sua volta, vedrà vasti interventi di consolidamento con nuovi materiali costruttivi, che non erano a disposizione negli anni in cui l’edificio venne costruito e neppure in quelli successivi in cui vennero effettuate vaste ristrutturazioni interne.Poi, si aggredirà la facciata. La quale vedrà invece mantenere il proprio “appoggio” laterale, quello che corre verso via Manci, sulla destra, guardando le Pascoli da corso Libertà. Questa sezione era stata lasciata nella sua conformazione razionalista anche nel secondo progetto Mayr Fingerle fuoriuscito dal compromesso politico che ne aveva suggerito il rifacimento.
E questo, sia in previsione del mantenimento dell’insieme “paesaggistico” legato al resto della Bolzano modernista che circonda le vecchie scuole, ma anche per una ragione strutturale: non fare mancare tutti gli agganci per consolidare la facciata stessa in previsione del resto dei lavori. Già si stanno predisponendo le protezioni alle spalle della facciata con la fenditura che dovrà staccare gli edifici il cui abbattimento avrebbe potuto sfiorare la componente storica. Le imprese staranno incrociando le dita.
La tutela degli alberi
Altro tema assai sentito dai bolzanini è il salvataggio degli alberi-simbolo delle ex Pascoli, altra promessa della Provincia. «È iniziato nelle scorse ore – rivela Bianchi – il lavoro di messa in sicurezza degli alberi che saranno mantenuti intatti». Sono stati effettuati i sopralluoghi della giardineria comunale insieme agli uffici tecnici provinciali. La ditta incaricata dell’operazione sta svolgendo le attività finalizzate prima alla messa in sicurezza e poi alla protezione, visti i grandi movimenti di cantiere che si svolgeranno per anni. La tutela non riguarda tutto il verde del complesso scolastico, ma gli alberi monumentali lungo il perimetro dell’edificio. Da preservare, in primis l’imponente magnolia di via Combattenti – che protegge tra i rami vari nidi di tortora – e ancora le due piante ad alto fusto di via Manlio Longon – un cedro quasi secolare piantato quando è stata costruita la scuola ed un gigantesco faggio con radici ben visibili.
Non saranno abbattuti – così assicurano Comune e Provincia – anche i tre tigli neri americani che si stagliano in via Diaz e fanno ormai parte del paesaggio. Nel cortile interno sarà conservato anche un “albero delle scimmie”, in quel caso i tecnici solleveranno tutta la zolla di terra con le radici per piantarlo altrove. Dopo l’abbattimento della scalinata (non comunicato) regna un certo scetticismo. Una lettrice sabato ha scritto allarmata: «Abbattuti due aceri nel cortile delle ex scuole». Ma non si tratta delle piante che verranno preservate. «Il cortile va liberato, come annunciato», riferisce Bianchi.
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