Sardegna

L’acqua è poca, ma a Oristano si spreca: perdite oltre il 60%

Oristano

Situazione molto grave delineata da una recente ricerca

Secondo un’indagine dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, la Sardegna è al quarto posto tra le Regioni con la maggior perdita delle reti idriche,  con il 52%. E tra i capoluoghi di provincia,  Oristano occupa  la 14^ posizione e, purtroppo, registra una perdita che si attesta sul 60,4 %. In sostanza più della metà dell’acqua immessa  nelle condotte non arriva ai rubinetti. Solo Sassari nell’isola fa peggio , con l’11 posto è il 63% di perdite.

Secondo le elaborazioni dell’Ufficio studi CGIA, nel 2022 la Sardegna ha perso 224 litri d’acqua al giorno per abitante, pari al 52,8% del totale immesso in rete.  In base alla stessa indagine si scopre che ogni giorno a Oristano si  conta un’erogazione di 444 litri d’acqua per ogni cittadino, ma nei rubinetti ne arrivano solo 268 litri.

“In pratica” certifica la Cgia, “più di metà dell’acqua potabile che entra nella rete cittadina non arriva mai ai rubinetti. Un paradosso che stride con la realtà quotidiana dei cittadini, sempre più spesso alle prese con razionamenti, cali di pressione, turnazioni e richieste di uso responsabile”

Ma la dispersione idrica non è solo un problema ambientale: è anche un costo economico enorme. Nel 2022, le perdite complessive della Sardegna sono state stimate in 148 milioni di metri cubi, per un valore economico pari a 436 milioni di euro.Una cifra che, da sola, rappresenta quasi la metà dell’intero bilancio annuale di molti Comuni dell’isola.

E mentre l’acqua si perde, la Sardegna continua a essere una delle regioni italiane più esposte alla crisi idrica: bacini ai minimi, agricoltura in sofferenza, allevamenti in difficoltà, imprese artigiane costrette a ridurre attività o a sostenere costi aggiuntivi per approvvigionamenti alternativi.

La Cgia ha anche individuato le cause delle perdite, partendo dall’anzianità delle condotte che sono vecchie e deteriorate, spesso risalenti a decenni fa.

Ancora, rotture e microfratture che non vengono intercettate tempestivamente, così come sono stati riscontrati errori di misurazione e problemi amministrativi. Emergono, inoltre,  allacci abusivi e usi non autorizzati.

A tutto questo si aggiunge un dato che pesa: in Italia si recupera appena il 10% dell’acqua piovana. Un limite che diventa ancora più grave in Sardegna, dove la piovosità è irregolare e concentrata in pochi mesi.

L’indagine della Cgia, infine,  certifica anche che l’Italia ha il prelievo idrico più alto dell’Unione Europea, pari a 36,5 miliardi di metri cubi nel 2023. Quasi la metà è assorbita dall’agricoltura, mentre gli usi civili, che includono famiglie, servizi pubblici e attività urbane, consumano 8,4 miliardi di metri cubi.

Domenica, 12 luglio 2026

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