Marche

«Con Vannacci difendiamo i diritti. L’Islam è un virus e non capiamo l’omosessualità»


PESARO Sorriso da grande occasioni, ombretto amarena e luccicante e di nero vestita. Così Pia Perricci, referente di Futuro Nazionale Pesaro e tra i vannacciani della prima ora, ha accolto i 20 partecipanti della “Camminata identitaria” venerdì sera. «Avevo previsto il numero, la prossima volta saremo 25», dice ai cronisti spiegando che il tour che da piazzale Lazzarini ha toccato le zone calde della città, la stazione, il sottopasso, il parco del Miralfiore e il centro. «I cittadini si devono riprendere i propri luoghi senza paura di passeggiare. Abbiamo il diritto di uscire e il dovere di rispettare. Tutti hanno il dovere di rispettare – ha aggiunto –. Ultimamente stiamo assistendo a diversi episodi di violenza. Ma non vogliamo sfidare». 

Marciavano compatti

Quella di venerdì non è stata la marcia su Pesaro ma «la marcia per Pesaro», ha risposto Perricci sostenendo che la città «ha bisogno di vivere. Non siamo contro l’inclusione, chi viene a Pesaro deve essere incluso rispettando le regole». Per l’avvocata e politica «non è possibile parcheggiare e dover pagare il pizzo. O aver paura di indossare la minigonna e i tacchi a spillo. I nostri giovani e uomini non devono aver paura di uscire». E chi la vede come una ronda? «Non lo è altrimenti l’avremmo fatta di nascosto e di notte, invece è stata comunicato». Presente anche la Polizia di Stato e la Polizia locale. Intanto «a settembre Vannacci verrà a Pesaro».

Future leve crescono

Tra i partecipanti, anche 2 giovanisismi, 18 e 17 anni: «Ancora non sono iscritto perché non sono maggiorenne», racconta durante la passeggiata. «Riscontro una situazione estranea alla normalità. L’unico modo per far cambiare la mia città e l’Italia è Futuro Nazionale, con le idee del generale Vannacci, e ho deciso di tesserarmi», dice l’amico. Entrambi sono «d’accordo con le idee». Con gli amici «parliamo, ci scontriamo». Sulla remigrazione «parlaimo anche con amici stranieri, loro sono brave persone. Se uno viene qua onestamente siamo propensi». Mentre «l’islamizzazione è un virus». Entrambi hanno amici omosessuali, «sono affabili, non è la persona in sé ma non concepiamo come si possa. Ma il generale non è mussulmano e non toglie diritti». Vi sentite fascisti? «Non lo so» poi subito «No, è morto 80 anni fa, non siamo fascisti nella maniera più assoluta»




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