Ho un sospetto, che il campo largo giochi a perdere
Sono sempre più spesso visitato dal sospetto che il campo largo (per me anche troppo largo…), non muoia dalla voglia di battere Giorgia Meloni alle urne e preferisca traccheggiare, lasciando che madama si consumi sulla pira delle proprie contraddizioni, stritolata dagli eventi che la incalzano e condannata ad ondeggiare – e con lei purtroppo anche l’Italia – fra un europeismo di facciata (in folta compagnia) e la fedeltà canina all’alleato storico, l’America di Trump. Esercizio questo audace e rischioso, le ultime vicende o certificano. Il metodo Trump utilizzato con gli alleati non totalmente proni al suo volere – una sorta di doccia scozzese di elogi e reprimende abilmente dosati – non l’ha risparmiata, seppellendo lo storytelling fasullo dell’Italia ponte fra Europa e America. Sul conto domestico del governo vanno ascritti i disastrosi dati sull’economia – minima crescita economica nell’area Ue, salari in coda alla lista – e l’incombente minaccia della ripresa della guerra all’Iran con le disastrose ricadute sul costo dell’energia (petrolio e gas). In più le convulsioni all’interno del centrodestra, assediato dall’impennata nei sondaggi della mina vagante Vannacci, elemento non più soltanto di disturbo bensì possibile ago della bilancia degli equilibri (e squilibri) della Trimurti di governo.
Ce n’è abbastanza per armare l’opposizione trascinandola all’attacco di un esecutivo che traballa e si gioca le sue carte migliori sulla nuova legge elettorale. Un marchingegno studiato, nelle intenzioni di Giorgia Meloni, per tagliare l’erba sotto i piedi del centrosinistra. Invece… Nella precoce calura di Napoli i quattro cavalieri dell’Apocalisse, al secolo Schlein, Conte, Fratoianni-Bonelli hanno aperto la campagna elettorale con i toni canonici. “Uniti si vince”, lo slogan. Scontato. Uniti con chi? Per fare che cosa? Il programma? Se ne parla a settembre. Nel frattempo, giù bordate (verbali) contro il governo che manda in malora la sanità pubblica (impresa avviata dal vecchio centrosinistra, rafforzata da Renzi e completata da Draghi e Meloni), erode il potere d’acquisto delle massaie, elude la questione sicurezza affrontata con la pura e semplice repressione. Ecc ecc. Cose risapute. Ma i rimedi? Nebbia.
Ci si accontenta di giaculatorie al vento, rosari di buoni propositi malamente assortiti con un linguaggio vecchio, da comizianti bolsi, incapaci di intercettare quei movimenti giovanili decisivi nel decretare la vittoria del No al referendum sulla Costituzione. Quella lezione era chiara. Di fronte ad un’alternativa vera e netta (chi sta con chi e da quale parte) anche molti renitenti alle urne erano scesi dall’Aventino. Oggi quei milioni di cittadini attendono di capire se la politica concederà loro rappresentanza e ascolto. Se i partiti progressisti avranno il coraggio evangelico di dire Sì o No ai temi che stanno a cuore alle nuove generazioni.
La pace, anzitutto. Il governo progressista appoggerà Israele (come fa Meloni) nei suoi propositi genocidari e imperialisti? Insisterà nell’armare l’Ucraina ingrassando i produttori di armi Usa? Concederà a Trump tutto ciò che pretende? La Spagna si è già smarcata da questo giro vizioso. Dunque volendo si può fare. Ma, appunto, si vuole fare? Ci sarà la volontà politica di emanciparsi almeno un po’ dal padrone di Washington? Non ci metto la mano sul fuoco.
La Russia è davvero quel nemico immanente per l’Europa che i servi della Nato dipingono per giustificare la dissipazione in armi di enormi quantità di denaro pubblico? O invece è il perfetto ancorché rischioso espediente per costringere i cittadini a piegare la testa e rassegnarsi al peggio. L’agenda prossima ventura non si ferma alla guerra. Reclama risposte sul clima, la svolta verde, il nucleare. Le mezze misure servono a tirare a campare. Poi però alla fine di tirano le cuoia.
In questo quadro allarmante che ogni giorno si fa più fosco, appesi alle deliranti giravolte del sultano della casa Bianca, fuori controllo e prigioniero dei propri errori strategici e degli ukaze bellicisti di Netanyahu, l’Europa si prepara a stringere la cinghia e affrontare una lunga fase di depressione economica che richiederà nuove tasse, strangolerà le imprese, impiccate al rialzo dei tassi, scaricherà sul mercato del lavoro orde di disoccupati bisognosi di assistenza.
Da tutto ciò nasce il mio sospetto del gioco a perdere. Meglio che sia Meloni a gestire l’emergenza, in Italia assommata alle scelte autolesioniste del suo governo in tema di salari, investimenti su scuola, sanità e ricerca: le Cenerentole accantonate dai “patrioti” in nome di una autarchia sciolta come un gelato abbandonato al sole di luglio.
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