Cultura

The Weekender: ascolta gli album di Rolling Stones, Jack White, Xiu Xiu (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.

THE ROLLING STONES – “Foreign Tongues”
[Polydor]rock

“Foreign Tongues”, il nuovo album dei Rolling Stones composto da 14 brani incredibilmente vivaci, arriva a meno di tre anni di distanza da “Hackney Diamonds”, album acclamato universalmente e vincitore di un Grammy Award, che ha conquistato le classifiche di tutto il mondo e ottenuto un successo multi-platino. Preceduto dal singolo di lancio “In The Stars”, brano allegro e contagioso, “Foreign Tongues” è stato realizzato in meno di un mese ai Metropolis Studios, nella zona ovest di Londra, con Mick Jagger, Keith Richards e Ronnie Wood che si sono riuniti con il produttore vincitore di un Grammy Andrew Watt. Il risultato è un disco dinamico e lungimirante che cattura il suono inconfondibile della band, spingendola al contempo verso nuovi territori sonori e testuali, consolidando ulteriormente la loro eredità senza pari.

JACK WHITE – “Frozen Charlotte”
[Third Man]alternative
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“Frozen Charlotte” – il settimo album in studio di Jack White – mostra il membro della Rock and Roll Hall of Fame al suo meglio; affiancato da una band incredibile (Patrick Keeler alla batteria, Dominic Davis al basso, Bobby Emmett alle tastiere) che è in forma smagliante dopo aver concluso un tour di esibizioni acclamate da tutti. Invece di riposarsi sugli allori, si sono messi subito al lavoro in studio e hanno registrato quello che è diventato “Frozen Charlotte”. Registrato nel Third Man Studio di White a Nashville, questo album vede Jack portare avanti la stessa energia chiassosa, grezza e frenetica del suo acclamato album del 2024, “No Name”. Con 13 brani dal carattere e dal tono distinti, “Frozen Charlotte” è un intenso pugno di rock and roll con sottofondi blues sempre in agguato…il tutto perfettamente in sintonia con i fan di lunga data, lasciando al contempo una porta aperta e invitante anche ai nuovi ascoltatori.

XIU XIU – “Eraserhead Xiu Xiu”
[Polyvinyl]alternative

Nel 2016, con il benestare di David Lynch e Angelo Badalamenti, gli Xiu Xiu hanno pubblicato e portato in tour l’album e il concerto “Plays the Music of Twin Peaks”, che ha riscosso un successo sorprendente. Per rispetto e deferenza verso l’amata serie, la band ha deciso di mettere fine al progetto nel 2018. Dopo la recente e prematura scomparsa di David Lynch, gli Xiu Xiu hanno iniziato a ricevere diverse richieste di alto profilo per riportare in vita la loro interpretazione di questa musica iconica. Tuttavia, nel voler sempre cercare di seguire, onorare e continuare a trarre ispirazione dall’incredibilmente alto livello di sfida artistica fissato da David Lynch, gli Xiu Xiu stanno invece approfondendo ulteriormente il loro percorso. “Eraserhead Xiu Xiu” è un nuovo concerto dal vivo, accompagnato da un film e da un album completo, che utilizza registrazioni sul campo, strumenti artigianali realizzati appositamente per il concerto, organo, sintetizzatori modulari, voci, torce elettriche, interferenze elettriche ed elementi di musica concreta per esprimere la bizzarra emotività, la sessualità conflittuale, l’oscurità inesorabile e il paesaggio lunare singolarmente inquietante di questo incredibile capolavoro di mezzanotte. L’album stesso è un capolavoro di collage sonoro e sperimentazione, con brani come “Tetra” e “Sleep Synth” che passano da sensazioni uditive minimaliste a una cacofonia travolgente e grottesca. Il brano di chiusura dell’album, “In Heaven”, è una splendida rivisitazione della composizione originale di Peter Ivers, in cui la voce delicata e morbida di Stewart mette in risalto l’eleganza e la meraviglia presenti nell’opera prima di Lynch.

DAYDREAM PLUS – “Second Last Day of Summer”
[Run For Cover]math-rock

Dopo una vita trascorsa a suonare musica heavy, Power ha formato i Daydream Plus nel 2020 per esplorare composizioni melodiche e orecchiabili, assecondando influenze a cui aveva potuto attingere solo in brevi lampi. Dopo due EP in cui il trio di Toronto si muoveva nella stretta zona di sovrapposizione tra il math rock intricato e il city pop raffinato, Power ha lentamente ampliato i propri orizzonti. Attingendo a frammenti di colonne sonore di videogiochi, energiche musiche di anime e persino accordi presi direttamente dal repertorio degli Steely Dan, in “Second Last Day of Summer” i Daydream Plus costruiscono un mondo più ricco di dettagli: il trio lavora per cogliere lo spirito dei Don Caballero e ricoprirlo con una patina di smooth jazz.

THE TEMPER TRAP – “Sungazer”
[Mushroom]indie-pop

I Temper Trap tornano con “Sungazer”, a dieci anni di distanza dal loro ultimo album. Un nuovo disco esplosivo e ricco di inni che guarda al futuro pur incarnando il loro passato costellato di successi. Con i singoli “Giving Up Air”, “Lucky Dimes” e “Into The Wild”, “Sungazer” segna l’inizio di una nuova era per i Temper Trap.

HACKDEPICCIOTTO – “Lichtung”
[Mute]elettronica

Gli hackedepicciotto tornano con “Lichtung”, un disco ricco di sonorità elettroniche e strutturalmente audace che rende omaggio alla lingua tedesca. Si tratta del primo album di Alexander Hacke dopo l’uscita dagli Einstürzende Neubauten. Il titolo – e l’ispirazione – derivano dalla casa che lui e Danielle de Picciotto hanno recentemente allestito alla periferia di Berlino, segnando una svolta dopo 14 anni di vita nomade. Chiamata come la parola tedesca che significa «radura», Lichtung è diventata il loro rifugio personale e un luogo di riflessione in un periodo di sconvolgimenti globali. Nell’album, la coppia va oltre la consueta attrazione per i droni ripetitivi, esplorando strutture sonore più complesse e territori elettronici inesplorati. Registrato nella loro nuova casa, il processo è stato tanto impegnativo quanto gratificante dal punto di vista creativo. Si sono dedicati alla sperimentazione di nuove trame sonore, mentre Danielle è tornata al pianoforte, uno strumento che le era mancato a lungo, trovando nuovi modi per esprimersi.

LUKE HAINES – “Izzy Wizzy Let’s Get Bizzy”
[Cherry Red]indie-rock

Il nuovo album solista di Luke Haines (The Auteurs, Black Box Recorder, Baader Meinhof). Un omaggio alla magia e ai maghi della televisione britannica per bambini degli anni ’60 e ’70. Con 14 brani che evocano personaggi di ogni tipo, da Mama Cass a Tommy Cooper, da Graham Bond a Mick Robertson, passando per i negozi di magia e The Omen 2.

MAQUINA. – “BODY TRANSMISSION”
[Fuzz Club]alternative

I MAQUINA incarnano tutta l’intimità sudata e l’euforia che un’esperienza musicale collettiva può offrire. Il vivace trio di Lisbona ha fatto ballare i punk e fare pogo ai frequentatori dei club con tale fervore da riempire regolarmente i locali e ispirare ondate di crowdsurfing ad ogni loro concerto dal vivo, con oltre 250 concerti e numerose partecipazioni a festival in tutta Europa già al loro attivo. Ancora sull’onda dell’entusiasmo dopo il loro primo tour in Brasile e l’esibizione su KEXP nell’ambito del Trans Musicales 2025, il trio inaugura un nuovo capitolo con il loro secondo LP “BODY TRANSMISSION”: un viaggio da headbanging attraverso noise-rock ad alta energia, metal motorik e punk industriale che non smette mai di muoversi.

DEVILDRIVER – “Strike and Kill”
[Napalm Records]metal

Dopo numerose tournée mondiali, dieci album completi e un successo riconosciuto a livello globale, le leggende del groove metal DevilDriver proseguono imperterriti nel loro secondo decennio di devastazione. Questo treno inarrestabile avanza a pieno ritmo con il loro undicesimo album in studio. Un colpo feroce che rende onore al proprio nome con brutale dedizione, “Strike And Kill” ti punta la lama alla gola, proponendo quel mix tipico fatto di eleganza melodeath, groove e l’interpretazione rabbiosa del frontman Dez Fafara.

TWISTED TEENS – “Florida Water Blues”
[Going Underground]garage-rock

“Florida Water Blues” comprende 13 brani in totale, inclusa la nuova canzone, ed è il terzo album completo dei Twisted Teens. In una breve dichiarazione, Hollywell descrive la sua band come “I Kinks che vivono in uno scuolabus senza ruote. I Rolling Stones dell’anarchismo junghiano. I Buzzcocks delle paludi avvelenate della Louisiana meridionale. Musica country con influenze punk, o musica punk con influenze country, non lo so. Supera tutte le altre band sotto ogni punto di vista, beve ogni sera ma riesce comunque ad andare in palestra.”

DON ANTONIO – “Dopo Tutto”
[Santeria / Audioglobe, La Chute Dischi, Salty Music]cantautorato, blues

Dieci brani sospesi tra la narrazione musicale italiana e il talking blues che attraversano relazioni umane, appartenenze e distanze con uno sguardo cinematografico e profondamente materico.

HEW – “Your Version”
[Tiny Engines]emo-rock

Gli Hew sono una band emo di Houston, in Texas, formatasi nel 2024 da Lindsay Minton e Mercy Harper ai quali si sono aggiunti Amador “Moe” Lerma (batteria) e Kris Hoffman (basso). Gli Hew esplorano la tensione che si crea tra controllo e crollo, fede e dubbio, passato e presente. I testi esplorano le fratture familiari e la lunga scia dei ricordi, dove ciò che è accaduto e il suo significato non sempre coincidono. La scrittura rimane all’interno di queste contraddizioni, rigirandole piuttosto che cercare di risolverle. Gli Hew sono inequivocabilmente una band emo, ma non un gruppo revival. Le canzoni non sono costruite attorno a riferimenti a un’epoca specifica.

GIULIA VESTRI – “E non è tardi”
[MusicantieRecords]cantautorato, pop

In un’epoca dominata dalla frenesia del successo e dal timore costante di restare indietro, il nuovo progetto discografico di Giulia Vestri si propone come un atto di resistenza culturale. Piuttosto che inseguire il “tutto e subito”, la musica rivendica il diritto alla riflessione, alla calma e alla giusta misura, invitando l’ascoltatore a osservare le crepe del mondo contemporaneo non come una fine, ma come spazi fertili da riempire con nuova poesia. C’è ancora tempo per l’autenticità.

FINN WOLFHARD – “Fire From The Hip”
[Nght Shift Productions Inc]indie-rock

L’album meno “grezzo” di Finn Wolfhard, “Fire From The Hip”, rappresenta un’evoluzione definitiva in chiave “hi-fi”, passando dall’estetica grezza in stile 16 mm del suo disco d’esordio, “Happy Birthday”, a un suono più ampio, con una fedeltà da 35 mm. Ispirato da album rock fondamentali come “Exile on Main Street” e “Beggars Banquet”, Finn punta su un suono più ampio e collaborativo in questo disco. La musica è allegra, guidata dalla chitarra, e cattura l’energia travolgente della sua band dal vivo, posizionando Finn non solo come un volto familiare dello spirito del tempo, ma come una figura di riferimento autorevole e rispettata nel panorama musicale moderno.

TENGGER – “SKY”
[Guruguru Brain]psych-rock

I TENGGER tornano con “SKY”, il loro ottavo album e uno dei loro lavori più meditativi fino ad oggi. Ispirato alla distesa sconfinata suggerita dal nome della band, il disco si sviluppa come un unico brano continuo piuttosto che come una raccolta di canzoni separate. Sintetizzatori luminosi, droni dal ritmo lento e la voce di Itta, simile a un respiro, creano un’atmosfera spaziosa e rassicurante che premia un ascolto immersivo. Piuttosto che trasmettere una singola emozione, “SKY” suscita una sensazione di apertura e connessione, riflettendo la convinzione della band che guardare il cielo possa ricordarci il nostro posto all’interno di qualcosa di molto più grande.

TRISTAN DA CUNHA – “Maris Stella”
[Boring Machines]post-rock

“Maris Stella” nasce da un’urgente esigenza artistica di reinterpretare e ampliare il concetto di isolazionismo — che è sempre stato il nucleo emotivo e filosofico dell’intero percorso compositivo di Tristan da Cunha — filtrandolo attraverso una lente liturgica. L’album trae forte ispirazione dai riferimenti all’antico culto mariano della Madonna, Stella del Mare (Stella Maris), trasformando l’isolamento in qualcosa di più trascendente e spiritualmente significativo. L’opera esplora un senso di abbandono più profondo, indefinibile e stratificato, intrecciato a una speranza fragile e tremolante. Concepito come un’unica opera minimalista e coesa piuttosto che come una raccolta di brani separati, “Maris Stella” si muove con notevole fluidità tra territori tonali e atonali. Incorpora magistralmente elementi di post-drone, strutture neoclassiche e sottili trame corali, creando un’esperienza d’ascolto fluida e ipnotica che appare al tempo stesso antica e sorprendentemente contemporanea.

EBBB – “Shallow Hits”
[Ninja Tune]alternative, elettronica

La portata, la varietà e l’ambizione dell’album di debutto di Ebbb, “Shallow Hits”, sono evidenti fin dall’inizio. “Come Alive” prende vita con un leggero ronzio prima di trasformarsi in un brano di pop elettronico in stile calypso, radioso e baciato dal sole; “Now You Know”, dai sentori latini, sembra destinata a diventare la colonna sonora dei festival inondati dal sole di quest’estate; “Shallow Hits” è tanto abile e curato nei dettagli quanto grandioso, audace ed euforico; mentre la carica eccentrica ma trascinante di “Side On” suona come una fusione tra un club drum ‘n’ bass e un coro di chiesa. Un fervido eclettismo e un’irrequietezza imprevedibile sono alla base dell’album. Verso la fine, il disco si tuffa nelle atmosfere technoide malinconiche e nelle armonie stratificate che hanno caratterizzato il loro EP di debutto All At Once – come dimostrano “Youth” e il brano di chiusura “I’m Not Enough”, che sferra un pugno emotivo allo stomaco a un album già pieno di momenti simili. Tuttavia, c’è una notevole coerenza e identità che sostiene l’album. Gli Ebbb stanno esplorando in lungo e in largo, in profondità e in ampiezza, eppure lo fanno con un approccio che rimane inconfondibilmente loro.

[LESSNESS] – “Movida”
[Justin Jest Entertainment]new wave, dark

Un viaggio notturno e intimista che esplora le incognite e le gioie della solitudine e dell’incontro. Pur rispettando lo stile dei dischi precedenti, esplora sonorità pop minimaliste e influenze new wave e dark, portando l’ascoltatore in un mondo di atmosfere sensuali e movimentate, dove la notte diventa un rifugio per perdersi, ritrovarsi e perdersi di nuovo in un loop infinito, inevitabile specchio dell’opera di Samuel Beckett da cui il nome del progetto è tratto. Ispirato dalle atmosfere di artisti come Trentemoller, Cigarettes After Sex e The Cure, “Movida” è un disco che ti avvolge e ti fa sentire meno solo, con la sua miscela di scura emotività. L’atmosfera notturna e intimista è sottolineata da un uso profondo e avvolgente del basso elettrico e dalla morbidezza dei synth, che creano un sound unico e ipnotico. Le melodie vocali accompagnano con discrezione le atmosfere del disco evidenziando in ogni canzone una sorta di malinconica ricerca di speranza.

TYTO – “Ora è Ora”
[RDR / Peermusic Italia]alt-jazz

Sax baritono, synth, vocoder, fiati e strumenti acustici convivono in un paesaggio sonoro aperto, dove scrittura e improvvisazione si intrecciano in modo organico. Le undici tracce del disco costruiscono un percorso che attraversa lingue, geografie e immaginari differenti, mantenendo sempre al centro una riflessione sul tempo, sul desiderio e sulla trasformazione.

MY RAINING STARS – “Toy Club”
[shelflife]indie-pop

Costruito a partire da 9 demo scritti da Thierry Haliniak con batteria, basso, chitarra ritmica e melodie vocali, l’album rimane fedele al suo spirito originale. In questo nuovo disco, Casper Iskov contribuisce ancora una volta al basso e alla batteria, fornendo alle canzoni una base sottile ma essenziale. Partendo da lì, E-Grand costruisce con moderazione e determinazione: chitarre che si fanno strada con precisione ed emozione, mai esagerate, che si inseriscono sempre esattamente dove devono, mentre le tastiere, con la loro delicatezza, ampliano l’orizzonte senza mai alterarne la struttura portante — proprio come aveva fatto nel primissimo album dei My Raining Stars del 2008. È stato lui stesso a mixare l’album, conferendogli il suo suono finale, coeso e avvolgente, mentre Mark Gardener dei Ride, figura di spicco dell’indie rock britannico, si è occupato del mastering. C’è un senso del tempo che scorre in ogni nota, di storia condivisa e di intesa tacita. Forse questa sarà la loro ultima collaborazione — e se così fosse, rappresenterebbe un capitolo finale sincero: un disco in cui tutto torna al punto di partenza e il cerchio si chiude finalmente.

IRATA – “Human”
[Small Stomne]hard-rock
, stoner

Sin dalla sua nascita nel 2007 per mano dei membri fondatori Jon Case e Jason Ward, gli Irata hanno subito una trasformazione inarrestabile. Nei quattro album precedenti, la band non si è mai adagiata su uno stile specifico, pur mantenendo quel caratteristico ritmo ipnotico e martellante tra basso e batteria che permea una visione enigmatica dell’heavy rock. Dopo aver pubblicato “Tower” nel 2019 come quartetto, gli Irata sono tornati a essere un trio e continuano ad avventurarsi in nuovi territori sonori. In “Human”, la band si basa sulle strutture che hanno dato vita ad alcuni dei suoi brani più amati e intramontabili — ovvero riff di basso fragorosi, batteria ipnotica e ritornelli grandiosi. Non sacrificano l’espressività in nome della raffinatezza, ma riescono a conciliare entrambe le cose. La loro evoluzione è evidente nella pazienza con cui “Altar” apre l’album, in una sicurezza melodica che pervade gli otto brani inclusi e nelle atmosfere di pezzi come “Slipped” (vedi “pulse…” sopra) e nel finale espansivo ‘Daystar’, ma nulla in “Human” è così esagerato da rinunciare alla sua natura organicamente dinamica.

THE GARDEN – “Bootleg”
[Shears]post-punk

In un comunicato stampa, la band ha dichiarato: “’Bootleg’ è una raccolta di brani scritti e registrati nel corso del tempo senza alcun intento o obiettivo particolare. Questo album è stato e rimane per noi due semplicemente un’impresa piacevole. Ogni brano ha un proprio significato o una propria storia, un po’ come un libro a capitoli composto da diverse narrazioni.”

SAD13 – 1331
[Exploding in Sound]sperimentale

Sfogliando il libro fotografico “Protest Grim Reapers”, Sadie Dupuis — chitarrista e autrice dei Speedy Ortiz, acclamata band rock, che produce anche musica electropop con il nome d’arte Sad13 — è rimasta colpita dalla versatilità della Morte. Il mantello e la falce in un picchetto apparivano solenni ma inquietanti, persino comici. Online, durante i tour, vedeva ovunque una dissonanza mortale: «nel doppio linguaggio giornalistico, nella politica della cortesia e nella censura delle Big Tech», spiega. “1331”, la nuova e frizzante suite di Sad13, parla di mortalità e dualità; amplia la variegata discografia di Dupuis con registrazioni casalinghe ambiziose e ultraterrene, nello spirito surreale del Tristo Mietitore che lei stessa ha dipinto per la copertina. “1331” è un mixtape, una struttura che Dupuis ha ritenuto fondamentale, poiché assume la forma di un collage di sedici minuti composto da tredici brani brevi ma densi. La scintilla di” 1331″ è stata “Sixteenth Minute” del comico Jamie Loftus, uno dei numerosi temi di podcast per cui Dupuis ha composto le musiche. “Sono ossessionata dalle canzoni brevi: jingle, interludi, qualsiasi cosa troncata che inviti ad ascolti ripetuti“, afferma. «È coinvolgente quando i ritornelli cambiano rapidamente e non si ripetono quasi mai».

THE XCERTS – “i think i want to go home now.”
[FLG]indie-rock

Il trio britannico The Xcerts torna con il suo sesto album. Registrato ai Beehive Studios, il disco ha trovato la sua direzione artistica con il brano “do it to myself”, segnando il ritorno alla scrittura collettiva della band in una stessa stanza. L’album è nato da un periodo «davvero infernale», caratterizzato da lutti familiari e relazioni fallite, che rispecchia il trauma alla base del loro album di debutto del 2009. Sebbene il titolo fosse inizialmente uno scherzo infantile sui pigiama party, si è poi trasformato in un’intensa riflessione sul concetto di «casa» intesa sia come rifugio che come fonte di malinconia, espressa con un’energia ribelle e rinvigorita.

FIVER – “Fiver Trois presents Cleaning House”
[You’ve Changed Records]folk

Come Fiver, Simone Schmidt – cantautrice, vocalist, ricercatrice e chitarrista – continua a innovare le tradizioni musicali country e folk con umorismo e serietà. “Cleaning House” arriva dopo un periodo di perdite: di amici, di paradigmi e di metafore. La cantante aveva quasi rinunciato alla musica. Ma dopo aver consultato una sensitiva che le aveva suggerito un rituale per liberare il proprio appartamento dall’energia stagnante, Schmidt ha applicato lo stesso processo a “Cleaning House”. Improvvisamente le melodie ossessive e le frasi incompiute che ingombravano la mente hanno preso forma, alcuni sentimenti fusi che si erano induriti chiedevano di essere immortalati, e alcune melodie appassite sono state rinvigorite da nuovi musicisti. I testi dei Fiver rifiutano lo sloganismo ma rimangono politici, utilizzando arguzia e poesia per districare il groviglio della nostra condizione umana nel capitalismo in fase avanzata.

KELELA – “New Avatar”
[Warp]R&B

La mia storia personale come cantautrice e artista ha fatto da sfondo alla catarsi che ho vissuto durante la realizzazione di new avatar. Ho scritto le mie primissime canzoni in una “punk house”. La scena indie di cui facevo parte mi ha offerto uno spazio per esperimenti che sfidavano i generi, mettendo in luce le intersezioni che sentivo nella mia testa. Non dedicavamo tantissimo tempo alle canzoni perché ai ragazzi di quella scena non importava di farle alla perfezione. Si trattava (in modo discreto) di sbagliare, di fregarsene completamente e di smantellare fin dall’inizio il bisogno di essere perfetti. Questo mi ha liberato dalla pressione e ha permesso alla mia prima visione di me stessa di sbocciare. Ho adottato un approccio simile con questo lavoro: procedendo con grande intenzionalità, ma catturando al contempo la libertà e la spontaneità che hanno ispirato i miei esordi come artista. Quello che troverete in questo album è un altro aspetto del mio mondo espresso con un nuovo livello di convinzione, a volte sotto forma di amore e devozione, altre volte sotto forma di rabbia.” – Kelela

NIGHTTIME – “Looking Glass”
[autoproduzione]psych-folk

Il tempo è malleabile nelle mani della band folk cosmica americana Nighttime. Le prime registrazioni potrebbero essere scambiate per inni corali tratti dagli archivi di Lomax, mentre “Keeper is the Heart” del 2023 — acclamato da Bandcamp come “Best New Music” — sembra una gemma psichedelica perduta degli anni ’60, che evoca gli spiriti di Vashti Bunyan e Norma Tenega. Nel nuovo album dei Nighttime, la band – nata come progetto discografico solista – si è evoluta fino a contare sul contributo di oltre venti musicisti, tra cui Sam Evian, Roy Montgomery e collaboratori di Pearl and the Oysters, Marina Allen, Florist, Weyes Blood e Aldous Harding: il loro lavoro si intreccia in un’unica tela setosa, che si condensa attorno a un’arpa scintillante, trombe beate, chitarre ondulate e al filo conduttore della voce ricca e singolare di Eva Louise Goodman. «L’energia del processo diventa parte integrante del risultato», afferma Goodman. «I miei primi album vertevano soprattutto sull’essere sola e sulla sperimentazione sonora. Sempre più spesso, però, trovo che l’ispirazione derivi dal coinvolgere altre persone nel progetto…voglio che sia divertente».

BABY SMITH – “Lately, Love Is Dead”
[autoproduzione]art-pop

Scritto interamente da Ray Sonder e Saxon Gable nel loro appartamento di Berlino utilizzando un setup casalingo volutamente essenziale – che includeva microfoni ammaccati, un’asta microfonica rotta e un’interfaccia di 12 anni fa soggetta a glitch – il disco sostituisce la foschia baciata dal sole delle loro prime uscite con qualcosa di più cupo, incisivo e immediato. Il songwriting acquista un nuovo peso; la produzione appare urgente e viva. Sembra che il duo sia balzato in un universo sonoro completamente nuovo, ed è incredibilmente orecchiabile. Dal punto di vista tematico, l’album affronta da vicino l’esperienza umana: amore e perdita, insicurezza e disgusto verso se stessi, relazioni frammentate, abuso di sostanze all’interno delle cerchie più strette e una disillusione latente nei confronti della vita moderna e dello status quo digitale. Quello che era iniziato senza un concetto ben definito si è gradualmente rivelato come il ritratto di un periodo specifico e turbolento delle loro vite.

SHOW ME THE BODY – “Alone Together”
[Loma Vista Recordings]punk

“Alone Together” è un album che parla di prassi. Di tradurre le convinzioni in azioni concrete. La frase di apertura, «l’amore radicale mi spinge a lottare», riflette l’esperienza vissuta, il sostenersi a vicenda e difendere ciò in cui si crede, indipendentemente dal risultato. Insieme ai produttori Klas Ahlund e Kenneth Blume, gli Show Me the Body hanno ricontestualizzato il loro linguaggio caratteristico rendendolo più chiaro che mai. Non si tratta di atmosfera, ma di comunicazione diretta, un appello a mobilitare noi stessi e le persone che ci circondano.

PAIN GAIN – “Pain Gain”
[PIAS]alternative

Pain Gain è il suono di una svolta che si è trasformata in una vocazione. Nel 2023, il trio del supergruppo composto da Chloe Kaul (Kllo), Hamish Lefevre (SWIM) e Samuel Cooke (CRUSH3d) ha abbandonato i propri ruoli nel mondo dell’elettronica per caricare un’auto con chitarre, sintetizzatori modulari e un registratore a nastro, in vista di un ritiro di una settimana nei boschi. Il risultato è “Pain Gain”, un album d’esordio che scambia la velocità con la profondità, muovendosi con fluidità tra il melodramma indie rock e le ballate pop di ampio respiro, rifiutando al contempo il genere come idea fissa. Nonostante si siano avvicinati al progetto da prospettive diverse, per i membri della band il disco non rappresenta tanto una reinvenzione quanto una ricalibrazione. Allontanandosi dalle loro carriere soliste, Kaul, Lefevre e Cooke hanno trovato insieme un linguaggio comune radicato nella fiducia, nell’istinto e nel gioco. Quello che era iniziato come un rifugio dalla vita quotidiana nelle foreste costiere dell’Australia meridionale si è presto trasformato in qualcosa di molto più profondo: la scoperta di un modo di lavorare completamente nuovo, caratterizzato da un’atmosfera coinvolgente e familiare; il risultato è un album d’esordio che cerca la bellezza nell’attrito, trovando un nuovo inizio tra le macerie di un passato ormai superato.

WILL SHEFF – “Extra Mile”
[Solid Ghost]folk-rock

“Extra Mile” riprende il filo della storia proprio dove “Nothing Special” si era concluso, sulle alte pianure, per poi lanciarsi nello spazio. È uno dei progetti musicalmente più audaci che abbia mai realizzato e mi sembra una testimonianza calorosa e luminosa dell’amicizia tra i musicisti e delle grandi domande che ci siamo riuniti per discutere, lì in una piccola baracca ai piedi dei Monti San Gabriel, con le porte dello studio aperte e il vento estivo che soffiava all’interno” – Parola dello stesso Will (Okkervill River).

LULUC – “Sweet Thief”
[Community Music Group]alternative

Il sesto album dei Luluc, “Sweet Thief”, è stato influenzato in modo determinante e prevalentemente da due decisioni fondamentali prese da Zoë Randell e Steve Hassett. La prima è stata quella di trascorrere il Natale del 2024 nella casa di famiglia del loro amico J Mascis; la seconda, quella di tornare in Australia poco dopo, il giorno dell’insediamento, nel gennaio 2025, e trascorrere l’anno successivo lontano dal Paese che negli ultimi dieci anni circa avevano imparato a considerare casa propria. Composto da dieci brani inediti, “Sweet Thief” è stato abbozzato a Brooklyn nell’estate del 2024, nello studio che il duo ha trascorso gli ultimi dieci anni circa a costruire e a rendere proprio. Segue “Diamonds” del 2023, il loro quinto album, che per molti versi ha aperto la strada a questo nuovo capitolo dei Luluc. «Il brano di apertura di “Diamonds” parla di rinnovamento, un rinnovamento avvenuto in quel periodo», spiega Steve. «Per molti versi è un preludio a “Sweet Thief”. È lì che siamo riusciti a liberarci di molte cose…Penso che questo sia davvero il primo disco che abbiamo realizzato in cui si parla solo di noi e di noi soli, senza voci che si sovrappongano».

THE DURUTTI COLUMN – “Renascent”
[London]new-wave

“Renascent” segna il tanto atteso ritorno della leggendaria band di Manchester The Durutti Column, con il loro primo nuovo album in studio dopo oltre quindici anni. Intorno al lavoro chitarristico di Vini Reilly, l’album oscilla tra atmosfere sonore e struttura: calde distese ambient, pianoforte, ritmi e parti vocali di una nuova generazione (Caoilfhionn Rose). Contemporaneo e ultraterreno al tempo stesso, e con una schiera di nuovi artisti che citano la band come fonte di ispirazione (Blood Orange, Harry Styles, The Avalanches, Mark William Lewis), “Renascent” rappresenta una rinascita tempestiva e vitale per i The Durutti Column.

BABY ROSE – “YEARNALISM”
[Secretly Canadian]R&B

In un’epoca in cui gli appuntamenti si riducono a scorrere le foto sulle app, a una nonchalance tossica e persino a umiliazioni che fanno scoppiare i palloncini, stiamo perdendo le ricette per desiderarci a vicenda nel modo giusto. Ma mentre la maggior parte cerca di mantenere le difese alte, Baby Rose rimane fedele a ciò che è reale. Reduce dalla vittoria del suo primo Grammy Award nella categoria Miglior Album R&B per il suo contributo a “MUTT” di Leon Thomas, l’inconfondibile contralto torna con “Yearnalism”, il suo terzo album in studio intriso di sicurezza, cura e amore liberatorio. Questo LP essenziale di 12 brani, destinati a diventare dei classici, traccia una mappa accidentata del desiderio libera dall’ego. Rose osserva che, nonostante l’attuale tendenza a evitare le emozioni in modo “troppo distaccato” nella musica e nell’intrattenimento, ha spinto se stessa e i suoi collaboratori a mettere a nudo un lato diverso di sé. «Se entri nel mio regno, vieni per desiderare», dichiara ridendo.

PANDA BEAR & SONIC BOOM – “A ? of WHEN”
[Domino]alternative

Il secondo album di Panda Bear e Sonic Boom, “A ? of WHEN”, mantiene lo spirito di gioco musicale emerso nel loro trionfale debutto del 2022, “Reset”. È costruito su loop di arpa (Mary Lattimore) e sequenze di steel drum, intrecci di pedal steel e persino frammenti di una banda mariachi. Si tratta, ovviamente, di scelte deliberate, suoni e trame che non avevano mai utilizzato prima e che hanno offerto una netta rottura sonora rispetto al successo di “Reset”. Ma forse più che mai, attraverso queste 10 canzoni, Sonic Boom e Panda Bear emergono come due persone con opinioni schiette su questi tempi, con un interesse reale per le sorti del mondo. Questi brani affrontano il tema dell’esaurimento da Internet e della depressione pervasiva, degli inganni politici e della sostenibilità ecologica, il tutto mentre sostengono il rispetto del potere della fortuna e l’importanza di concedersi a vicenda un po’ di indulgenza in un momento in cui pochissimi di noi sanno davvero cosa diavolo stia succedendo.

SUNDAYCLUB – “SUNDAYCLUB”
[Paper Bag]indie-rock, shoegaze

Fondato da Courtney Carmichael e Nikki St. Pierre, il gruppo sundayclub trasuda sensibilità e vulnerabilità; avvolgenti ondate cinematografiche di chitarra e riverbero si fondono con la voce spettrale di Carmichael per creare qualcosa di imperfetto, intimo e vivido. Il rapporto musicale intuitivo e simbiotico tra St. Pierre e Carmichael conferisce alla musica tutta la sua magia. Nel loro primo album completo, i sundayclub si presentano sicuri di sé e composti, intessendo un mondo luminoso che sfuma il confine tra passato e presente. Con un’introduzione caratterizzata da un’elettricità scintillante, il debutto della band di Winnipeg sundayclub ti invita a sintonizzarti. Descritto come “pop sognante e che colpisce allo stomaco“, simile alla luce del sole che filtra dolcemente attraverso una finestra, all’inchiostro che cola lentamente su una pagina o a una fotografia su pellicola sgranata che sfuma i contorni netti, il paesaggio sonoro stratificato e ricco di texture dell’album evoca una romantica sensazione di nostalgia e fugacità.

HOUNDMOUTH – “Lordy”
[Dualtone]americana

Matt Myers, frontman degli Houndmouth, la cui band ha trascorso l’ultimo decennio fondendo rock & roll e musica roots americana in brani diventati dei classici radiofonici come “Sedona” – in vetta alle classifiche e disco di platino –, ha faticato per due anni a portare a termine nuove canzoni. La fine di una relazione, l’inizio di un’altra e la sensazione travolgente di un nuovo amore lo hanno reso incapace di scrivere – finché un incontro con il produttore vincitore di un Grammy Brad Cook, che aveva curato l’album “Good For You”, non ha riacceso la sua vena compositiva, portando alla creazione di “Lordy”. Per la realizzazione di “Lordy”, Matt ha coinvolto una ristretta cerchia di musicisti, tra cui Sam Beam degli Iron & Wine, MJ Lenderman, Phil Cook e il tastierista dei tour dal vivo Caleb Hickman. “Tutto suona intimo, come se si stesse avendo una conversazione intima piuttosto che una conversazione superficiale.” Il risultato è il disco più intimo mai realizzato dagli Houndmouth, capace di trasmettere un’intensità emotiva che persiste a lungo dopo che la musica si è spenta.

CHUCK STRANGERS – “Glory Of The King’s Hand”
[Lex]hip-hop

L’ultimo album di Chuck Strangers riflette un atteggiamento maturo e sicuro di sé, con un’enfasi particolare sull’arte compositiva. «Ho preso molte decisioni musicali consapevoli. Ho cercato davvero di creare canzoni migliori, che la gente potesse avere voglia di riascoltare». Per raggiungere questo obiettivo, Chuck ha scelto di assumere il ruolo di produttore alla maniera di Quincy Jones, riunendo cantanti, produttori e musicisti. I risultati sono sbalorditivi.

HOLY WAVE – “I’m Dada”
[Suicide Squeeze]psych-rock

Lavorando a fianco del duo sperimentale Lorelle Meets the Obsolete nel loro studio El Derrumbe a Ensenada, in Messico, le session hanno integrato la comunità nell’album, sebbene il suo nucleo emotivo si fosse già formato nel corso di mesi di pre-produzione. Anche Joo Joo Ashworth, ingegnere del mixaggio e amico di lunga data, ha svolto un ruolo fondamentale, contribuendo a cristallizzare il linguaggio ritmico dell’album e ad ampliare sottilmente il suono della band. Le canzoni hanno iniziato a riflettere conversazioni sulla paternità e la vita di coppia, sulle rotture e l’allontanamento, sull’accelerazione inquietante dell’intelligenza artificiale e su cosa significhi rimanere presenti e fedeli ai propri principi mentre il mondo avanza in modo imprevedibile. Questa tensione non viene dichiarata apertamente, ma assorbita dalla musica. Gli Holy Wave estendono la loro familiare atmosfera stordita trasformandola in qualcosa di più essenziale e diretto. Ci sono più loop e campionamenti intrecciati rispetto al passato, groove che sembrano costruiti, ciclici, ipnotici. Alcuni brani scivolano verso la spaziosità elastica del dub; altri pulsano con la gravità cinematografica del downtempo. C’è un nuovo senso di slancio in tutto il disco, ritmi che spingono in avanti, trame intrise di sogno, veli di fuzz e voci dolcemente sospese.

HURRY – “Zoned Out”
[Lame-O Records]indie-rock

Matt Scottoline è un tipo ansioso. È comprensibile: viviamo in tempi pieni di ansia, con un mondo che cambia così rapidamente che è difficile stare al passo. Per Matt, però, questa volta quelle ansie lo toccano più da vicino: la paternità imminente, un compleanno importante all’orizzonte e domande persistenti sul suo posto nel panorama musicale. Il mondo ha davvero bisogno di un nuovo album degli Hurry? A giudicare dalle dieci canzoni che compongono il sesto album completo degli Hurry e il quarto per la Lame-O Records la risposta è un sonoro sì. Fin dal brano di apertura, “All Sunk In”, con le sue chitarre elettriche martellanti e la melodia che ti entra in testa, il tono è subito chiaro. Gli amplificatori sono più potenti, il groove trasmette una spavalderia sicura di sé e la voce di Matt suona meglio che mai. È musica pop senza tempo, fatta apposta per questi tempi.

ALLISON RUSSELL – “In the Hour of Chaos”
[Fantasy]folk

“In the Hour of Chaos” è meno un terzo “album solista” e più una compilation di brani per una musica ancora da scrivere. L’album arriva in un momento in cui il bisogno di connessione è più forte che mai. Allison Russell, figura generativa e leader della comunità, insieme al team di produzione dim star, ha creato una cerchia creativa di collaboratori per dare vita alle canzoni, nate da dialoghi sinceri e autentici tra amici, amanti, famiglia scelta, esseri umani. Il nuovo disco vede la partecipazione di Norah Jones, Joy Oladokun, Kara Jackson, Denitia, Ruby Amanfu, Devon Gilfillian, Kashus Culpepper, Brittney Spencer, Sara Watkins, Kyshona, Julie Williams, Chibueze Ihuoma e Ahya Simone.

TRASHCAN SINATRAS – “Ever The Optimist”
[TCS Recordings]indie-pop

Abbracciando la definizione di una vita all’interno dei Trashcan Sinatras negli ultimi quarant’anni come «meno carrierista e più all’insegna dell’avventura», la formazione immutata composta da Reader, Paul Livingston (chitarre), John Douglas (chitarre), Stephen Douglas (batteria) e Davy Hughes (basso) ha lentamente dato forma a undici nuovi brani attraverso session sparse tra baite di montagna, partite di poker a tarda notte e tranquille routine quotidiane.
Quest’anno i Trashcan Sinatras festeggiano un percorso di quattro decenni come band; la loro storia è iniziata nel 1986, con la firma del contratto con la Go! Discs due anni dopo.

TRACEY NELSON – “Hercules”
[Perennial]alternative

“Hercules” di Tracey Nelson è un album d’esordio caloroso e un po’ sgangherato di indie-rock dalle sfumature country, pubblicato da Perennial, un’etichetta di K Records. Frutto del progetto del cantautore newyorkese Austin Noll, le canzoni di Nelson uniscono una narrazione ironica e schietta a melodie tenere e a un fascino disinvolto. Coprodotto da MJ Lenderman e Colin Miller, “Hercules” amplia la promessa sonora dell’EP “2025″ di Nelson trasformandola in qualcosa di più ricco, insolito e meravigliosamente vissuto.

SUKI WATERHOUSE – “Loveland”
[Island]indie-pop

Suki Waterhouse, l’autrice dell’acclamato “Memoir of a Sparklemuffin”, torna con il suo terzo album. L’album contiene 14 brani inediti, scritti in collaborazione con alcuni dei nomi più brillanti del panorama musicale, tra cui Amy Allen, Aaron Dessner, Joel Little, Dan Wilson, Jules Apollinaire e Natalie Findlay. “Loveland” esplora la delicata distanza tra chi eravamo e chi stiamo diventando: una riflessione sull’identità, la maternità e il silenzioso richiamo verso qualcosa di più vero. È l’opera più intima e matura che Suki abbia mai realizzato.

CUTSCENE – “A Piece Of Live” EP
[Heist or Hit]post-punk

Appena firmata con la Heist or Hit, etichetta di spicco della scena indie (Westside Cowboy, Her’s, ladylike), la band nel suo EP di debutto abbandona la pesante mascolinità dell’alienazione post-punk per avvicinarsi alla quiete spettrale di una città sotto assedio. Nel loro ultimo singolo “Shrine (Give Me A Chance)”, la chitarra ritmica, spezzata e staccata, è ricoperta da una melodia principale che sembra una curva presa a 60 mph. La canzone tratta sia l’amore che la città natale, Durham, come trappole architettoniche, mentre il protagonista della canzone sprofonda nella claustrofobia.

SHE’S GREEN – “swallowtail” EP
[Photo Finish]dream-pop

Il quintetto di Minneapolis She’s Green — composto da Zofia Smith, Liam Armstrong, Raines Lucas, Teddy Nordvold e Kevin Seebeck — noto per i suoi paesaggi sonori eterei e le sue affascinanti esibizioni dal vivo, tona con 4 nuovi brani.

SOFIA ARA – “OLO” EP
[Dumba Dischi]pop

Sofia Ara è una producer, cantautrice, flautista e sassofonista di Roma. Nella sua musica fonde elettronica, alt pop, strumenti a fiato e suoni organici alternando momenti di introspezione a ritmi ballabili. “OLO” è il lato più luminoso di un viaggio interiore, una mappa del tesoro che prende forma solo attraverso la ricerca stessa. Nell’EP sono stati usati flauti, sassofoni, suoni organici, voci eteree sussurrate e drop ballabili di vario tipo che uniscono sonorità elettroniche glitch a un’estetica sottomarina che nasce dalla passione di Sofia per la fauna acquatica.

GOLCONDA – “I colli di Ubeda” EP
[autoproduzione]cantautorato, rap

L’EP d’esordio di Golconda, traccia un racconto sospeso consapevolmente sul filo del non-significato e del non-senso (alla Magritte maniera), tanto da destabilizzare. Le quattro canzoni che compongono la tracklist si muovono attraverso un linguaggio che fonde tradizione cantautorale e scrittura rap – le due principali influenze dell’artista – in cui le parole diventano talvolta rumore fuori controllo in cui il significato si perde, altre volte ferite, e poi guarigioni. Brano dopo brano, le liriche si fanno più oscure, raccontando una società che trasforma le paure in mostri, pur di non riconoscere che le proprie ombre, fino ad accompagnare l’ascoltatore alla fine del viaggio, in cui tutto collassa definitivamente nel suono e nella confusione, richiamando il caos liberatorio dell’ultima scena di “Joker”, dove le maschere ridono e la città esplode nel ritmo del caos.


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