Dal Css agli impianti specializzati in funzione dal 2029, ecco il “nuovo” Piano regionale dei rifiuti: «Modello elastico»

Da un sistema rigido, come quello che aveva come perno centrale l’inceneritore pensato dalla precedente giunta e poi accantonato da quella attuale, a uno «elastico» basato sulla sinergia tra il recupero di materia e la produzione di Css, quel Combustibile solido secondario da bruciare in cementifici, centrali termoelettriche e così via, mentre sullo sfondo – almeno dopo il 2035 – rimane l’opzione idrogeno.
La delibera Nei giorni scorsi la giunta regionale ha preadottato uno degli atti più importanti della consiliatura, cioè la delibera che contiene la proposta di revisione del Piano regionale di gestione integrata dei rifiuti, i cui contorni – dopo la cornice illustrata mesi fa – si fa ora più precisa. L’obiettivo è allineare la gestione regionale alle direttive europee sull’economia circolare, puntando al massimo recupero di materia e all’efficienza tecnologica, escludendo definitivamente la realizzazione del nuovo inceneritore, in linea con quanto richiesto dalla maggioranza all’inizio del 2025 dopo la vittoria di qualche mese prima.
Target e Css Per raggiungere questi risultati, il piano fissa target precisi: l’80 per cento di raccolta differenziata entro il 2030 e la riduzione del conferimento in discarica al 10 per cento entro il 2035. La strategia prevede una transizione articolata in due fasi. Una prima fase di mantenimento dell’assetto esistente per garantire la continuità dei servizi e una seconda, a regime dal 2029, caratterizzata dalla specializzazione degli impianti attuali per la produzione di materie prime seconde e Combustibile solido secondario. Quest’ultimo – più che altro materiale ad altro potere calorifero come plastica, tessili e carta ricavati dal trattamento dei rifiuti urbani – verrà destinato ai settori industriali cosiddetti difficili da abbattere, come i cementifici, in sostituzione dei combustibili fossili, contribuendo così alla decarbonizzazione.
L’impianto per i Pap Un pilastro strategico del nuovo sistema sarà l’impianto per i prodotti assorbenti (pannolini, pannoloni e simili) previsto a Ponte Rio, con una capacità di 5ila tonnellate annue; impianto finanziato con fondi Pnrr e rimasto bloccato per qualche tempo a causa di un ricorso al Tar. Un impianto decisivo, dato che tali prodotti costituiscono circa il 12 per cento del rifiuto urbano residuo: intercettare questa frazione specifica – è spiegato negli atti – rappresenta l’azione a più alta resa per abbattere drasticamente la quota di rifiuti destinata alla chiusura del ciclo.
Le differenze Nella documentazione si mettono a confronto le due strategie: quella del 2023 basata sulla termovalorizzazione e quella attuale «elastica». Mentre l’inceneritore richiedeva flussi costanti e un potere calorifico specifico per garantire l’equilibrio finanziario e termico, diventando di fatto un freno alla riduzione dei rifiuti alla fonte, il nuovo modello basato sul Combustibile solido secondario è adattabile. Questo approccio secondo Palazzo Donini evita il cosiddetto rischio di sovradimensionamento, permettendo di dirottare verso i mercati esistenti, come le centrali o i cementifici, solo la quota di rifiuto che non è stato possibile ulteriormente riciclare, eliminando così il vincolo operativo di alimentare costantemente un impianto di combustione.
I numeri Valutazioni che vanno collegate ai numeri relativi alla quantità di rifiuti urbani prodotti: nel 2025 poco meno di 466 mila tonnellate. Sebbene i dati indichino un incremento rispetto agli anni scorsi, la Regione sottolinea che tale aumento è dovuto principalmente a fattori amministrativi e tecnici, ovvero al recepimento della normativa che ha riclassificato come urbani ingenti flussi di rifiuti speciali provenienti dalle attività produttive. La produzione domestica pura, al netto di tali spostamenti, risulta invece stabile o in lieve calo. In questo quadro l’Umbria sconta però un costo di gestione dei rifiuti, e quindi delle bolllette pagate dai cittadini, tra i più alti in Italia, con una media pro capite di circa 265 euro annui contro i circa 214 della media nazionale. Per abbattere tale divario, la revisione punta sull’efficientamento attraverso l’ambito unico regionale, superando la frammentazione gestionale ereditata dal passato.
Soglia massima Il piano introduce inoltre un nuovo indicatore di performance, definito come soglia massima di rifiuto residuo, per misurare l’efficacia delle azioni di prevenzione. L’obiettivo è scendere sotto i cento chilogrammi per abitante entro il 2030. Un ruolo centrale sarà svolto dagli impianti multifunzionali, in particolare quelli di Ponte Rio e Belladanza, che saranno potenziati e specializzati per garantire il trattamento delle frazioni secche e di quella organica. Infine, le discariche esistenti sono destinate secondo i piani a una marginalizzazione progressiva, con Sant’Orsola, Colognola e Pietramelina destinati alla chiusura e al ripristino ambientale.
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