Il suono nascosto dentro lo sguardo dei fotografi

Quando si parla di fotografi che ritraggono musicisti, il discorso è vasto, ricco, un flusso infinito, un amore grande, quasi un’attrazione fatale. Per questo Enzo Obiso, iniziando a raccontare la mostra “Sound Portraits / Fotografi e Musicisti”, che proprio di questo tratta, cioè ritratti di musicisti e cantanti, dice: «C’è molto e manca molto». La raccolta, presentata fino al 22 settembre negli spazi di Phos, è un viaggio che parte da Torino, dal Piemonte, per andare in giro per il mondo, attraverso decenni e generi musicali, dalla scena punk americana anni 70 al jazz, ai cantautori. I nomi dei fotografi: Alessandro Albert, Paola Agosti, Alex Astegiano, Roberta Baylay, Daniele Baldi, Giovanni Battista Maria Falcone, Nadia Gentile, Guido Harari, Zoltan Nagy, Andrea Palmucci, Paolo Ranzani, Jim Saah, Frank Stefanko, Franco Turcati.
«Ogni ritratto è il risultato di un incontro: fiducia, ascolto, tensione, complicità. Ciascuna immagine racconta due storie: quella del musicista e quella dello sguardo che lo interroga. La fotografia registra quel fugace momento in cui l’identificazione con l’immagine pubblica lascia emergere qualcosa di più personale: il silenzio dietro alla performance, il corpo dietro al suono, la presenza reale al di là personaggio. La mostra mette quindi in dialogo due pratiche artistiche fondate sul tempo e sull’improvvisazione. Come nella musica, anche nel ritratto esiste una componente performativa e imprevedibile: il controllo convive con l’abbandono, la costruzione con l’istinto», spiega Obiso.
Ci si perde ad osservare tutti questi volti, queste figure che si aprono come cosmogonie uniche, indagini sui loro mondi musicali che echeggiano nelle immagini. Tanto bianco e nero, tanto Piemonte come fertile terra di origine di fotografi e musicisti ma anche zona di passaggio e incontro di molte traiettorie internazionali. Alcuni nomi sono celebri, come Guido Harari, figura di riferimento nel tema del ritratto musicale, da Lou Reed e Tom Waits a un Fabrizio De André addormentato. Altri tutti da scoprire, nonostante l’esperienza e la stima raccolta, come Andrea Palmucci, amante del jazz ma anche dell’infanzia.
Straordinario il suo ritratto del trombettista americano Tom Harrell, un dittico dove appare da un lato sul palco, un gigante potente con il suo strumento in mano, e a fianco, invece, per strada, sperso senza musica, quasi vagasse nel nulla. O Justin Kauflin sul palco dell’Umbria Jazz, mentre il pianoforte si riflette sulle lenti a specchio dei suoi occhiali da sole. Alcune immagini indimenticabili: una giovane e irresistibile Patti Pravo ritratta da Turcati, per esempio, che indossa una serie di spille con frasi anticonformiste e ironiche tra cui “Before you ask, the answer is yes” e “Slip it to me”.
E Lucio Dalla, soggetto ritratto da molti, da Nadia Gentile e Zoltan Nagy per esempio, sempre così naturale, così empatica la relazione con te che osservi, fotografo e spettatore insieme. Ma anche Pierpaolo Capovilla ritratto da Daniele Baldi, musicista diventato noto al grande pubblico perché coprotagonista del film trionfatore ai David “Le città della pianura” di Francesco Sossai. Il siciliano Giovanni Battista Maria Falcone, invece, fotografa grandi pianisti e musicisti di classica, mentre Frank Stefaneneko è il fotografo storico di Bruce Springsteen. Insieme alle fotografie, una selezione di manifesti musicali vintage dalla collezione dell’Archivio dell’Underground di Ivano Bedendi, dai concerti alle copertine di Frigidarie. Tutte chicche.
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