Umbria

Eurospin, sindacati dai riposi ai muletti fino ai bagni: «Senza risposte sarà mobilitazione»

Sono passati ormai quasi 4 anni da quel 16 agosto 2022 quando è stato proclamato lo sciopero in tutti i punti vendita Eurospin dell’Umbria. Da allora, però, secondo i sindacati di passi in avanti se ne sono fatti pochi, tanto che le segnalazioni dei rappresentanti dei lavoratori sono proseguite fino a oggi, quando Filcams-Cgil di Perugia e Terni, Fisascat-Cisl dell’Umbria e Uil-Tucs dell’Umbria sono tornate a dire che «la situazione non è più sostenibile» e quindi a chiedere «un cambio di passo immediato». Il messaggio è chiaro: «riteniamo il confronto lo strumento migliore», ma affinché sia tale «occorre che entrambe le parti siedano al tavolo con la volontà di risolvere i problemi e non semplicemente registrarli». Diversamente, ossia «in mancanza di segnali concreti da parte dell’azienda», i sindacati si riservano «di valutare ogni iniziativa utile fino a iniziative di mobilitazione».

Il lungo documento diffuso dalle organizzazioni sindacali giovedì mattina segue «un incontro con la direzione di Eurospin Tirrenica» che «ha confermato una situazione ormai nota: i problemi e le preoccupazioni restano le stesse e le risposte dell’azienda continuano a essere insufficienti».

Cgil, Cisl e Uil inanellano, quindi, la serie di criticità: dal «numero di rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls) non adeguato» alle «croniche problematiche legate all’utilizzo dei muletti, rispetto alle quali continuano a registrarsi segnalazioni e casi di infortunio» passando per le «numerose segnalazioni ricevute in merito al mancato rispetto delle limitazioni e prescrizioni indicate dal medico competente per alcuni lavoratori» e fino alle «criticità relative al rispetto delle 11 ore di riposo tra un turno di lavoro e l’altro, previste dalla legge».

E ancora: «Restano le problematiche connesse alla pulizia dei servizi igienici che continua a essere richiesta ai lavoratori pur non rientrando nelle mansioni contrattualmente previste». Sul punto i sindacati sostengono anche che «quando il personale si rifiuta di svolgere tali attività, l’incombenza ricade su lavoratori esternalizzati e quindi maggiormente esposti a pressioni e ricatti occupazionali» oppure «restano in condizioni non adeguate per giorni, con evidenti ripercussioni sulla salute dei dipendenti e della stessa clientela».

A fare il paio con le problematiche denunciate dai rappresentati sindacali ci sono «il numero delle dimissioni volontarie», a cui si assiste con «crescente preoccupazione», anche perché riguarda anche «dipendenti con anzianità di servizio anche decennale». Stessa «crescente preoccupazione» per «le continue trasferte richieste al personale tra punti vendita diversi, spesso con percorrenze significative, a fronte di un rimborso chilometrico che non appare più adeguato a coprire l’effettivo costo sostenuto dai lavoratori, soprattutto alla luce dell’andamento dei prezzi del carburante registrato negli ultimi anni».

Dulcis in fundo le ferie estive «puntualmente in questa stagione tra l’aumento dei volumi di lavoro e la necessità di garantire le ferie programmate vengono in evidenza le carenze di personale, che nei punti vendita sono ormai strutturali: il risultato è un ricorso massiccio alle ore supplementari e straordinarie, con lavoratori part-time che arrivano spesso a svolgere un numero di ore vicino al doppio di quelle previste dal proprio contratto».

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