Lavoro e orientamento, meno disoccupati in filosofia che in informatica. Le aziende tech cercano umanisti per addestrare l’intelligenza artificiale

Fino a pochissimo tempo fa il consiglio d’oro per garantirsi una carriera senza intoppi era soltanto una: studiare informatica.
Le dinamiche attuali della Silicon Valley, però, sembrano raccontare una storia diversa, in cui le competenze umanistiche si prendono una sonora rivincita sui codici di programmazione.
A far emergere questo spaccato è una recente analisi della testata britannica The Economist, che ha rielaborato i numeri diffusi nel 2024 dalla Federal Reserve Bank di New York: negli Stati Uniti i laureati in materie filosofiche trovano un impiego con maggiore facilità rispetto ai colleghi informatici. Il tasso di disoccupazione per chi possiede un titolo in computer science tocca infatti il 7%; quello di chi ha studiato filosofia si ferma invece al 5,1%. Ma cosa spinge le grandi aziende tecnologiche ad assumere ricercatori e docenti prelevandoli direttamente dai dipartimenti umanistici?
L’uso del metodo socratico contro gli errori dei software
La prima ragione è di natura strettamente pratica. Gli sviluppatori si sono accorti che le macchine di ultima generazione soffrono di una pericolosa tendenza ad assecondare le richieste umane a tutti i costi; un’accondiscendenza che spinge spesso i calcolatori a inventare risposte inesatte pur di compiacere l’utente.
Per arginare queste “allucinazioni”, i laboratori hanno iniziato a istruire le intelligenze artificiali utilizzando il metodo socratico. I laureati in filosofia lavorano fianco a fianco con i programmatori per insegnare ai sistemi operativi il concetto del “sapere di non sapere”. Questo continuo gioco di domande e questa iniezione di umiltà intellettuale frenano l’eccessiva sicurezza dei modelli linguistici, spingendoli verso una maggiore ricerca della verità.
Etica e sicurezza: le costituzioni digitali
Il secondo motivo riguarda la gestione del rischio. Le reti neurali più complesse hanno talvolta manifestato comportamenti anomali o tentativi di eludere i controlli, rendendo impellente il bisogno di avere quindi regole ferree.
Il laboratorio Anthropic, ad esempio, ha redatto un documento di 78 pagine attingendo dal pensiero di Immanuel Kant e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani per imporre al sistema operativo confini morali rigorosi.
L’offerta degli atenei: studiare filosofia per governare gli algoritmi
I dipartimenti accademici stanno aggiornando rapidamente i loro piani formativi per intercettare questa precisa richiesta del mondo del lavoro.
L’Università Cattolica di Milano, ad esempio propone il corso triennale in Filosofia dell’era digitale e dell’intelligenza artificiale, che mira a stimolare il pensiero critico nella complessa convivenza quotidiana tra esseri umani e software autonomi. Le materie classiche vengono affiancate ai fondamenti del machine learning, in modo da fornire agli iscritti gli strumenti giusti per guidare la transizione tecnologica all’interno delle aziende.
Guardando agli atenei statali troviamo proposte altrettanto mirate: la Sapienza di Roma eroga il corso triennale in Filosofia e Intelligenza Artificiale, in cui gli studenti affrontano i manuali di logica e di storia del pensiero insieme a robusti esami di analisi matematica e di programmazione in Python. Spostandoci a Nord-Est, l’Università di Udine offre la laurea in Filosofia e trasformazione digitale, un percorso interdisciplinare progettato per esplorare a fondo le dinamiche dell’innovazione tecnologica. Per chi cerca una specializzazione dopo il primo triennio, l’Università di Urbino Carlo Bo attiva la magistrale in Filosofia dell’Informazione, mettendo a sistema i modelli cognitivi, la logica e l’informatica.
La contaminazione tra discipline è uno standard consolidato anche a livello internazionale. Nel Regno Unito, l’Università di Oxford ha fissato a calendario la summer school intensiva The Philosophy of Artificial Intelligence, programmata esattamente dal 2 all’8 agosto 2026. Durante le lezioni, i partecipanti si confronteranno sui grandi dilemmi etici dell’automazione, esplorando la coscienza delle macchine e le conseguenze dello sviluppo algoritmico sull’umanità. Negli Stati Uniti, la californiana Stanford University asseconda questa tendenza mantenendo nel proprio manifesto il celebre Symbolic Systems Program, un impianto interdisciplinare che offre l’opportunità di focalizzarsi sui Fondamenti Filosofici.
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