Economia

Cedolare secca per l’inquilino impresa, alle Sezioni Unite la Procura apre alla flat tax

Si avvicina la decisione finale sulla possibilità di applicare la cedolare secca quando l’inquilino è un’impresa. Martedì 7 luglio si è svolta l’udienza pubblica davanti alle Sezioni unite della Cassazione. Trattazione ampia, durata oltre un’ora, la prima della mattinata. Adesso manca solo l’ultimo passaggio, cioè la decisione dei giudici di legittimità, attesa nei prossimi giorni: nella discussione, la Procura generale ha preso posizione “pro contribuente”, come già aveva fatto davanti alla V sezione della Cassazione, nel processo che ha poi innescato la rimessione alle Sezioni Unite (con l’ordinanza interlocutoria 30016/2025).

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La ricostruzione

La ragione principale della Procura è la stessa sostenuta dalla parte privata, e cioè che la norma istitutiva della cedolare (Dlgs 23/2011, articolo 3) non richiede requisiti particolari in capo all’inquilino: se la locazione è abitativa, il locatore può optare per la tassa piatta, basta che non operi come imprenditore. È un passaggio significativo, e si ricollega alle tre sentenze precedenti favorevoli alla cedolare secca (12395/2024, 12076 e 12079 del 2025) anche se non ipoteca la decisione finale, che resta aperta a tutti gli esiti.

Gli argomenti pro Fisco

Nell’udienza pubblica, l’avvocatura dello Stato, senza depositare ulteriori memorie scritte, ha ribadito le proprie argomentazioni “pro Fisco”: la cedolare sarebbe applicabile solo nelle locazioni tra persone fisiche, anche perché la finalità della norma è quella di incentivare la messa sul mercato di alloggi destinati alla locazione abitativa.

Il difensore del contribuente ha sottolineato la “ultrapetizione” dell’ordinanza che ha invocato le Sezioni Unite, dal momento che il caso di partenza riguardava un appartamento dato in locazione a un’università affinché lo concedesse in uso ai propri collaboratori e assegnisti.

Le origini della controversia

Da ricordare che la questione riguarda il caso in cui le case vengano affittate da imprese che stipulano i contratti per le esigenze abitative dei loro dipendenti. Una situazione particolare, meritevole di tutela secondo alcune pronunce della Cassazione. Diverse sentenze, infatti, hanno spiegato che il regime di tassazione flat non può essere negato se la controparte è una partita Iva che stipula l’accordo per soddisfare il bisogno abitativo di un suo dipendente. Sul punto, però, le Entrate hanno sempre espresso posizioni di chiusura, sostenute anche dal ministero dell’Economia. Proprio il Mef, in una risposta a interrogazione del 26 marzo 2025, ha spiegato come la giurisprudenza sul tema non sia ancora univoca.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »