Consegnate 4.140 firme in Regione
MONTEFANO – La battaglia sulla nuova, possibile, discarica di Montefano arriva in consiglio regionale. A portare il caso in aula i consiglieri di opposizione Michele Caporossi e Massimo Seri con un’interrogazione a risposta immediata sulla procedura che ha portato all’individuazione dei siti per il nuovo impianto. Una vicenda che coinvolge Montefano, ma anche i territori vicini di Filottrano e Osimo.
La vicenda
Al centro dello scontro ci sono i criteri utilizzati dall’Ata 3 (Assemblea territoriale d’ambito) di Macerata per definire la graduatoria e il possibile superamento delle valutazioni tecnico-scientifiche elaborate dall’Università Politecnica delle Marche. La contestazione nasce dalla scelta dell’Ata di aggiungere tre nuovi criteri di valutazione, andando a modificare la graduatoria costruita sulla base dei 20 criteri tecnici individuati dallo studio universitario. Una decisione che ha fatto scattare la protesta dei territori interessati e del Comitato No Discarica Montefano, arrivato ieri in Regione – con cartelli e striscioni – insieme alla sindaca Angela Barbieri per consegnare 4.140 firme raccolte contro l’ipotesi dell’impianto. A ricevere la delegazione anche il presidente del consiglio regionale Gianluca Pasqui, che ha assicurato attenzione da parte dell’intera assemblea, ricordando però che il tema dello smaltimento dei rifiuti resta una necessità per tutti i territori.
La posizione
A rispondere in aula, invece, l’assessore regionale Tiziano Consoli, che ha ribadito come la Regione abbia seguito l’iter e abbia chiesto chiarimenti sulle modalità con cui sono stati applicati i nuovi criteri. «Abbiamo scritto alla Provincia di Macerata chiedendo informazioni sull’applicazione dei criteri e sulle modalità con le quali sono stati individuati» ha spiegato Consoli. L’assessore ha ricordato che «il percorso non è ancora concluso e che sarà la Valutazione ambientale strategica (Vas) a rappresentare un passaggio fondamentale per confrontare i siti individuati e analizzare tutti gli aspetti tecnici e ambientali». Dall’opposizione è arrivata una dura contestazione sul metodo seguito. Caporossi ha parlato di una vicenda nella quale «non sono state rispettate le regole basilari della trasparenza, della coerenza e della correttezza delle procedure». Sulla stessa linea Massimo Seri, che ha definito la vicenda «incredibile sotto ogni profilo». «Il primo diventa l’ultimo e l’ultimo il primo», ha detto il consigliere di minoranza, contestando il ribaltamento della graduatoria tecnica e sostenendo che la modifica dei criteri abbia avuto anche una motivazione politica legata alle elezioni amministrative di Macerata. Sulla questione è intervenuta anche la capogruppo regionale del Partito democratico Valeria Mancinelli, che ha parlato di «un colpo di mano politico e di una legittima rivolta contro un processo democratico alterato». Tra i dem, anche Leonardo Catena ha attaccato il percorso seguito dall’Ata: «I rifiuti non hanno un colore politico e i criteri con cui si decide dove collocarli non possono essere del tutto discrezionali». La sindaca Barbieri ha ribadito di «non contestare il fatto che serva una discarica, ma il modo in cui si è arrivati a questa scelta e l’individuazione di una zona che riteniamo non idonea». Il Comune, ha annunciato, presenterà ricorso al Tar.




