Lavoro e maternità non sono alternative, il governo annuncia la svolta per le donne. “Investimenti massicci su asili e congedi”

Il doppio record dell’occupazione femminile – massimo storico sia in termini assoluti che percentuali – è il segnale che qualcosa sta cambiando. A dirlo è la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, che rivendica il traguardo come uno dei tetti di cristallo infranti in questa legislatura. Ma avverte: “è un punto di partenza, non di arrivo”.
Il nodo da sciogliere, spiega la titolare del dicastero, resta sempre lo stesso: la conciliazione tra lavoro e vita familiare. Un fattore chiave per permettere alle madri di realizzarsi professionalmente senza dover scegliere tra carriera e figli. “Lavoro e maternità non possono essere opzioni alternative”, sottolinea Roccella con decisione.
Asili nido, congedi e centri estivi: la strategia del governo
L’esecutivo ha messo in campo un pacchetto di misure che tocca diversi fronti. Si parte dall’aumento dei congedi parentali e di quelli per la malattia dei figli, fino ai fondi strutturali per i centri estivi e l’apertura delle scuole durante i mesi caldi. Sul fronte dell’infanzia, il governo punta ad ampliare la rete dei nidi con nuovi asili e a incrementare il rimborso per le rette già esistenti.
Ma la scommessa più interessante riguarda il mondo del lavoro. È stato introdotto un nuovo strumento contrattuale per adeguare tempi e modalità del rientro al lavoro, con un coinvolgimento diretto delle imprese.
La novità: certificazione e sgravio per le aziende family friendly
Proprio su questo versante arriva la misura che Roccella definisce strategica: una nuova certificazione per le aziende basata sulla conciliazione vita-lavoro. Non solo un riconoscimento simbolico: il decreto lavoro ha associato a questo titolo uno sgravio contributivo. L’obiettivo è creare un circuito virtuoso, mettendo in rete le buone pratiche e spingendo il welfare aziendale verso modelli più attenti alla genitorialità.
“Sono ambienti di lavoro accoglienti per chi ha figli quelli che possono fare la differenza – spiega la ministra – soprattutto per le donne nella fascia d’età in cui le esigenze di conciliazione si fanno più pressanti e la penalizzazione lavorativa si avverte con maggiore intensità”.
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