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Il Mes sprona la Ue sulla difesa: più investimenti e acquisti intraeuropei

ANKARA – In un momento segnato dal riarmo del continente europeo sulla scia della crescente instabilità internazionale, il Meccanismo europeo di Stabilità (MES) ha pubblicato oggi, lunedì 6 luglio, un rapporto in cui ha ricordato le ricadute positive della spesa militare, soprattutto in termini di ricerca e produttività. In questo senso, l’istituzione finanziaria della zona euro esorta i Paesi membri a focalizzarsi su investimenti e acquisti intraeuropei.

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Gli economisti del MES partono dall’assunto che la ricerca e sviluppo (R&D) in campo militare provoca benefici economici, come è emerso più volte dall’esperienza storica. Si legge nel rapporto dell’istituzione finanziaria della zona euro: «Fino a 53 centesimi di ogni euro aggiuntivo di spesa per la difesa possono essere compensati da un effetto macroeconomico positivo, provocando una riduzione del costo fiscale effettivo da un euro a 47 centesimi nel lungo periodo».

Attualmente, molti Paesi europei acquistano materiale militare soprattutto negli Stati Uniti (in media per quasi il 70%). Il programma Readiness 2030 prevede che entro la fine del decennio il 55% della spesa militare dovrà essere intraeuropea. Il rapporto del MES è stato pubblicato alla vigilia di un vertice annuale della Nato qui ad Ankara nel quale tornerà vivo il confronto tra il presidente Donald Trump e gli alleati europei, anche sul fronte della spesa militare.

Oggi oltre il 40% dei bilanci nazionali nel settore europeo della difesa è destinato agli stipendi e un terzo a beni e servizi, mentre gli investimenti rappresentano circa il 20% della spesa totale. All’interno di tale dotazione finanziaria destinata agli investimenti, la ricerca e lo sviluppo (R&D) rimangono sotto-finanziati, attestandosi a circa il 3% della spesa totale per la difesa. Questo dato è da paragonare al 12% registrato negli Stati Uniti.

«I limitati investimenti in R&D nel settore della difesa – avverte il rapporto – contribuiscono a mantenere l’Europa dipendente da fornitori extraeuropei per componenti critici ad alta tecnologia, limitando sia l’autonomia strategica sia le possibilità di ricadute positive sulla produttività interna». L’esortazione del MES è quindi di aumentare gli acquisti intra-europei e di focalizzarsi sulle collaborazioni tra Paesi membri.


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