L’alluvione a Vibo, oggi come ieri 20 anni dopo piove tra le incompiute
Un crescendo. Come una melodia intonata con voce sommessa. Un sussurro che precede il pianto. Le urla. E il silenzio. Vent’anni dopo, il ricordo prende forma tra le nuvole che adombrano il cielo per lasciare spazio al rumore della pioggia e al rombo dei tuoni. Il silenzio dell’afa che ha imperversato, quasi a togliere il respiro per giorni, è spezzato dalla voce della natura che nella terra degli Dei ha ancora qualcosa da dire. Era il 3 luglio 2006, è il 3 luglio 2026. Sono trascorsi vent’anni da quella tragedia. Ieri e oggi. Oggi come ieri. Una ferita mai rimarginata. Quattro vite spezzate. Sulla Statale 18, Salvatore Gaglioti di appena 15 mesi, Ulisse Gaglioti, zio del neonato, e la guardia giurata Nicola De Pascale. Mentre a Sant’Onofrio perdeva la vita il pastore Antonio Arcella colpito da un fulmine.
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