Basilicata

La protesta dei lavoratori: Corone funebri davanti alla Natuzzi

La protesta dei lavoratori: Corone funebri davanti alla Natuzzi. Protesta ad oltranza contro la chiusura di tre stabilimento produttivi.


Prosegue la protesta dei lavoratori Natuzzi contro la chiusura di tre stabilimento produttivi nel Barese, a Santeramo in Colle e Altamura. Da ieri mattina gli operai sono in presidio davanti alla sede centrale di Santeramo, denominata Ps, una di quelle che da oggi sarà temporaneamente chiusa. Intanto a Laterza, in provincia di Taranto, davanti allo stabilimento che stando al piano aziendale dovrebbe accogliere la gran parte dei 668 lavoratori dei tre siti chiusi, gli operai hanno bloccato gli accessi, impedendo ai camion di entrare e, di fatto, fermando la produzione. Da oggi, sempre stando al piano della società, sarà chiuso anche Jesce 2, lo stabilimento di Santeramo per il quale la chiusura sarà definitiva.

È stato invece ieri l’ultimo giorno di attività per la sede di Graviscella (Altamura). La vertenza dell’azienda di salotti pugliese si è arenata dopo la trattativa saltata al Mimit la scorsa settimana e la mancata intesa al successivo incontro che si è tenuto martedì nella sede barese di Confindustria, a tre giorni dalle annunciate chiusure, diventate reali tra ieri e oggi, con conseguente trasferimento dei lavoratori in altre sedi tra Puglia e Basilicata (per il momento in cassa integrazione) e di parte della produzione in Romania.

LA PROTESTA DEI LAVORATORI DALLA NATUZZI: LA REAZIONE DEI LAVORATORI CONTRO LA DELOCALIZZAZIONE E LE RICHIESTE DEI SINDACATI

“Dopo che Natuzzi ha ricevuto, in 23 anni, più di 1 miliardo di euro di fondi pubblici (diretti e indiretti) – dicono i lavoratori in protesta – oggi non può pensare di abbandonare l’Italia e lasciare in difficoltà territorio e lavoratori e lavoratrici. Le istituzioni intervengano a tutti i livelli, questa bomba sociale non deve esplodere”. “Qui giace il Made in Italy”: è la scritta comparsa ieri mattina, accanto a dei fiori, davanti all’ingresso della sede centrale delle aziende Natuzzi di Santeramo in Colle, in provincia di Bari, che ricorda la possibile e ulteriore delocalizzazione in Romania cui si appresterebbe l’azienda produttrice di salotti e divani.

Il piano industriale prevede la chiusura e definitiva dello stabilimento Jesce 2 e la sospensione temporanea di quello di Altamura, entrambi nel barese, accompagnate dai trasferimenti del personale in altre due fabbriche ancora operative (che in un primo momento dovevano partire oggi ma poi, su insistenza del sindacato, sono stati prorogati al 13 luglio), dalla nuova organizzazione, dal ricorso alla cassa integrazione e dall’incentivazione all’esodo. Oggi si sono svolte le assemblee e la mobilitazione “contro un piano industriale che impoverisce il territorio, riduce la presenza produttiva in Italia e scarica ancora una volta il peso della crisi su chi lavora”, dichiara Ignazio Savino, segretario generale della Fillea Cgil Puglia.

L’APPELLO ALLE ISTITUZIONI E IL RISCHIO DI COLLASSO PER IL DISTRETTO DELLA MURGIA

”Ora le istituzioni devono intervenire con determinazione, imponendo a Natuzzi il ritiro del piano e la riapertura di un vero confronto”. Per la Fillea la vertenza non riguarda solo una singola azienda, ma il futuro di tutto il distretto del mobile imbottito della Murgia. ”Parliamo di un settore che vale circa 9 mila posti di lavoro nelle province e nel territorio murgiano, con una quota rilevante, intorno al 40%, direttamente o indirettamente legata a Natuzzi e al suo funzionamento. Se non si interviene subito – prosegue – le casse integrazioni straordinarie, le chiusure e le riduzioni produttive che stiamo registrando in questi giorni rischiano di trascinare al collasso l’intera filiera. Dopo tanti anni in cui questi lavoratori hanno dato tutto e hanno contribuito alla crescita di un marchio riconosciuto nel mondo, non si può pensare di chiudere la partita con un colpo di spugna”, evidenzia.


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