Storia, fari e natura tra le isole di Kristiansand
Fino a qualche anno fa il destino dei musei sembrava segnato come scriveva Dan Hicks ( The Brutish Museums: the Benin Bronzes, Colonial Violence and Cultural Restitution) di fronte all’imperversare di esperienze “TikTokable”. In realtà le cose per fortuna stanno andando diversamente e spesso sono i nuovi musei a creare una destinazione o dare risalto a luoghi che hanno già di per se tanto da raccontare. Questo è vero per Kristiansand, quinta città della Norvegia, affacciata sul meraviglioso fiordo meridionale. Vita, tradizioni e carattere delle persone (pescatori di argoste, intrepidi velisti, grandi commercianti) è scandita dai ritmi del mare. Qui sulla sponda del porto è risorto un edificio bianco alto 38 metri che racconta una storia di trasformazione: da silo per il grano del 1935 a museo d’arte contemporanea tra i più innovativi d’Europa.
Da granaio a innovativo museo di arte nordica
Nel cuore di Kristiansand
Alla spalle di Kunstsilo brulica una città vivace, terra di pescatori e dalla storia antica (fondata nel 1668 da Cristiano IV, re di Danimarca e Norvegia come snodo strategico per il commercio del legname) e dove per almeno quattro mesi l’anno la luce illumina dalle 4 del mattino alle 10 di sera spiagge dorate, numerosi parchi cittadini e i ciotoli del quartiere storico Posebyen sulla riva del fiume Otra. Tra le strade di Gyldenløvesgate, Skippergata and Rådhusgata è un continuo di case in legno bianco, molte originali e sopravvissute al grande incendio dell’800 tanto da essere questa una delle più grandi aree con edifici storici perfettamente conservati nell’Europa del Nord. Alcuni oggi ospitano caffetterie, negozi vintage e squisite bakery dove si panifica come un tempo e con grani rigorosamente locali. Vale la pena, lasciarsi il mare alle spalle e camminare tra queste strade dove sono numerosi gli scorci affascinanti che offrono uno spaccato della vita del Seicento.
Tremila isole da esplorale
Dall’alto di Kunstsilo il grande arcipelago (tra i più estesi della Norvegia) appare nella sua maestosità e poi dopo una pausa da Reinhartsen dove si gusta il vero salmone selvaggio si lascia il molo alla volta di quei 3mila isolotti dove la natura è a dir poco sorprendente. Il paesaggio è perfettamente conservato con cottage esclusivi in legno bianco o rosso. Lì dove un tempo si mettevano gli attrezzi da lavoro o si dava riparo alle pecore oggi ci sono luoghi di relax. Questi cottage nati come case dei pescatori (chiamate Rorbu) o capanni agricoli, oggi rappresentano l’anima e l’identità del paesaggio. Ci si può addentrare nei fiordi in gommone oppure con piccole imbarcazione come quelle di Byfjorden Charter AS() oppure farsi organizzare un tour da Nature Norway (. I più fortunati possono farlo in barca a vela, in lentezza sostando negli approdi gratuiti che si trovano in alcune di queste isole tra Flekkerøy, Randøya e Odderøya oppure si possono affittare alcune casette a Stokken and Bragdøya dove c’è Il Bragdøya Coastal Club, il club nautico più famoso della Norvegia oppure a Dvergsøya, forse tra le isole più esclusive e magari affittare la bella villa Vogts (Vogts villa på Dvergsøya – Bragdøya Kystlag), meta di vacanza fino a qualche anno fa della famiglia reale Norvegese.
Una notte al faro
Mentre la luce del mattino entra nelle betulle che sfiorano l’acqua tra un isolotto e l’altro ecco che appare il faro di Øksøy dove, prenotando con molto anticipo, si può dormire nel caratteristico Loshuset (la casa del pilota) e immergersi almeno per una notte in quell’atmosfera che solo certi luoghi sanno dare. Ebbene si l’altra attrattiva di questo angolo di paese sono proprio i suoi fari. Se da Kristiansand si va alla volta della penisola di Lista (circa un’ora e mezza di auto ) per proseguire fino a Lindesnes, ci si imbatte nell’antico faro di Lista e poi in quello di Lindesnes ( con il suo bellissimo museo nazionale dedicato alla storia dei fari, le mostre fotografiche all’interno di grotte scavate e una straordinaria vista a 360 gradi da quello che è il punto più a sud della terraferma norvegese. Anche qui si può pernottare e nel buio della notte la sua luce squarcia l’oscurità, la sua solidità rassicura mentre le grandi onde dell’oceano fanno paura mentre si gusta il pesce di giornata pescato nei dintorni e ci si fa ammaliare dai racconti del guardiano del faro, uno dei pochi rimasti nel paese. Storie di tempeste, di salvataggi impossibili e di comunicazioni transoceaniche guidate dalle stelle prima che arrivassero internet e i satelliti.
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