Salumi italiani: tutta la bontà della conoscenza

Mangia salumi, che ti passa. Nonostante il 38,1% degli italiani dichiari di sentirsi poco o per nulla informato sui valori nutrizionali dei salumi, oltre sei consumatori su dieci li portano in tavola almeno una volta alla settimana mentre solo 5 su cento (4,8%) non li consuma mai. A rilevarlo è uno studio condotto da AstraRicerche ed Extreme per conto dell’Osservatorio Ivsi (Istituto valorizzazione salumi italiani), con il sostegno dell’Associazione industriali delle carni e dei salumi, che, oltre a coinvolgere un campione di 1.200 italiani d’età compresa tra i 18 e i 70 anni, ha analizzato oltre 10mila contenuti pubblicati online. In particolare, il 65,5% degli intervistati considera i salumi compatibili con una dieta sana ed equilibrata ma non nasconde i suoi timori riguardo la presenza di conservanti e additivi (40,1% del campione), l’impatto sulla salute (37,3%) e la provenienza della carne (26,2%).
“I risultati dell’indagine indicano un concreto bisogno di orientamento – commenta Elisabetta Bernardi, specialista in scienza dell’alimentazione – Il consumatore vuole sapere non solo se un prodotto è buono ma anche se è sicuro, da dove proviene, come è stato prodotto e quale ruolo può avere nella sua alimentazione”. E se le evidenze scientifiche disponibili indicano che un consumo frequente e elevato di salumi può essere associato a un aumento del rischio relativo di alcune patologie oncologiche, le raccomandazioni nutrizionali, più che prevedere l’eliminazione totale delle carni lavorate, consigliano un consumo moderato e coerente con una dieta varia ed equilibrata. “La prevenzione nutrizionale, del resto, non consiste soltanto nel ridurre alcuni alimenti bensì nel costruire un modello alimentare complessivamente equilibrato – spiega Bernardi – Fortunatamente, in un contesto informativo sempre più frammentato qual è l’attuale, gli italiani continuano a riconoscere il valore delle fonti scientifiche qualificate. L’Osservatorio nasce proprio per trasformare i dubbi dei consumatori in opportunità di educazione alimentare, aiutandoli a distinguere tra rischio reale e percepito nonché a compiere scelte più consapevoli”.
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