Cultura

Blue Town – Welcome To Blue Town

La storia dei pugliesi Blue Town parte da Trani con riferimenti musicali che guardano agli anni novanta (Slowdive, Verve, Radiohead) per poi spingersi verso la psichedelia dei Pink Floyd e l’alt rock dei Ride. Un percorso che fin dai primi EP (“Travelling” e “GHOSTS” tra il 2019 e il 2020) e singoli (“No Heir After”, “Rearview”, il recente “Lamiera”) li ha visti cambiare, sperimentare.

Credit: Press

Il mini – album “22:22″ ha segnato il passaggio da trio a quartetto, una formazione che si consolida negli otto brani di “Welcome To Blue Town”. Un concept album in cui Michele Amoruso, Vittorio Monticelli, Francesco Porro e Lorenzo Coratella si lasciano ispirare dalla città da cui provengono, in un viaggio tra le armonie acustiche e nostalgiche della title track in apertura e i ritmi ben più rock di “The New Park”.

Ricordi d’infanzia, i sample sempre presenti in sottofondo, vanno a comporre uno stile grintoso che incorpora elementi new wave e alt rock in “L’esprit de l’escalier”, costruisce precise geometrie math rock per poi contaminarle con melodie shoegaze in “Seamus, 1996″ e “Lost in Conversations” entrambi brani ben arrangiati e interessanti.

Le chitarre distorte, il cantato che passa in modo fluido dall’inglese all’italiano vanno a comporre un sound dai contorni ben definiti e mai banali, anche quando il ritmo si abbassa diventando cadenzato come all’inizio di  “Good Impression” tutta basata sull’interazione tra chitarra, basso e batteria prima di un finale decisamente psichedelico.

“Welcome To Blue Town” è senza dubbio il disco della maturità per i Blue Town che nella grintosa, speranzosa, malinconica “Holidays”, gran bella canzone per celebrare l’arrivo dell’estate ormai imminente, nell’indie rock di “You Have to Run Away” trovano la propria dimensione fondendo con abilità gli elementi più vari in un album convincente.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »