Spoleto, divieto di transito in campagna costa al Comune un risarcimento da oltre 20mila euro

Un divieto di transito per mezzi di larghezza superiore a 2,7 metri costa al Comune di Spoleto la condanna al pagamento del risarcimento del danno di oltre 20mila euro in favore di un’azienda agricola.
La decisione è del Tar dell’Umbria che, con sentenza depositata il 2 luglio, che sarà trasmessa anche alla Procura regionale della Corte dei Conti, ha in parte accolto la richiesta di ristoro economico arrivata dalla società agricola, la quale ha di fatto dovuto modificare la propria attività a seguito del divieto comunale istituito nel settembre 2020 su un tratto secondario e senza uscita della strada 67 “Morro-San Nicolò-Sant’Angelo”, che rappresentava «l’unica via di accesso all’appezzamento di terreno», ossia ai 12 ettari coltivati dall’azienda agricola.
L’ordinanza dirigenziale 170 del 2020, con cui è stato introdotto il divieto di transito, è già stata annullata nel luglio 2024 dal Tar dell’Umbria, che aveva giudicato fondato il ricorso dei proprietari «per difetto di istruttoria, per insufficienza e contraddittorietà della motivazione del provvedimento». La sentenza è poi diventata definitiva nel febbraio 2025. Successivamente l’azienda agricola è tornata davanti ai giudici amministrativi, chiedendo anche «la condanna del Comune di Spoleto intimato al risarcimento dei danni derivati ai ricorrenti per effetto dell’ordinanza dirigenziale».
In particolare, l’operatore economico ha sostenuto che il divieto lo ha costretto «a rivedere la consueta rotazione colturale, sostituendo le colture ordinariamente praticate con altre meno redditizie»; «a raccogliere il frutto delle diverse annate in ritardo rispetto al dovuto, quando cioè, l’aratura dei terreni a confine ne ha consentito il transito con i mezzi, con larghezza eccedente il limite di larghezza nella disponibilità della società stessa e impiegati fino ad allora»; e, infine, «a utilizzare mezzi agricoli di dimensioni minori, con un inevitabile aumento dei passaggi, che ha comportato un notevole aumento dei costi».
Il conto che la società agricola, attraverso un perito, ha presentato al Tar è di circa 42 mila oltre rivalutazione monetaria e interessi, ma è stato più che dimezzato in sentenza dai giudici, anche perché il privato aveva chiesto i danni pure per annualità precedenti l’introduzione del divieto di transito comunale. Il collegio amministrativo ha, quindi, riconosciuto all’operatore economico i danni sia per la «minore resa dei terreni per la tardiva raccolta» che per i «maggiori costi legati all’utilizzo di mezzi più piccoli per talune lavorazioni differenti dalla raccolta», condannando il Comune a versare 19.761 euro oltre rivalutazione monetaria e interessi compensativi (dal 25 settembre 2020 fino alla sentenza depositata nelle ultime ore).
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