Caso Case della Comunità. La denuncia: “strutture attivate ma vuote, ospedali sardi a picco”
NUORO – A Nuoro e in tutta la Sardegna si consuma una crisi profonda che tocca da vicino i diritti fondamentali dei cittadini: il collasso strutturale della sanità pubblica. Le recenti e trionfali dichiarazioni della Presidente della Regione, Alessandra Todde, sul raggiungimento e sul superamento dei target del PNRR per la realizzazione delle Case e degli Ospedali di Comunità, hanno sollevato una dura e necessaria reazione politica. A intervenire sulla vicenda è Roberto Capelli, che squarcia il velo sulla narrazione della giunta regionale, evidenziando la drammatica distanza tra il completamento amministrativo delle opere e la loro reale utilità per i pazienti sardi. Il rispetto delle scadenze europee, l’adeguamento murario delle sedi e l’acquisto di nuove tecnologie rappresentano senza dubbio un fatto positivo per evitare la perdita di fondi preziosi, ma la conformità burocratica non coincide affatto con una sanità capace di prendere in carico le persone.
“Il nodo politico e sanitario – spiega Capelli – è basilare e non può essere liquidato con il taglio di un nastro. Una Casa della Comunità non è semplicemente un edificio con una nuova targa posizionata sulla facciata, ma deve configurarsi come un luogo accessibile dove il cittadino possa trovare orientamento, personale strutturato, integrazione reale con i medici di medicina generale, pediatri, specialisti e servizi sociali. Allo stesso modo, un Ospedale di Comunità non può trasformarsi in un reparto di appoggio o in una lungodegenza mascherata, dovendo invece rappresentare un presidio intermedio tra il domicilio e i presìdi di urgenza, dedicato a pazienti a bassa intensità clinica. In sanità la parola ‘attivazione’ ha un significato preciso fatto di servizi effettivi, orari certi, responsabilità definite e organici assegnati. Senza questi elementi strutturali, la Regione Sardegna ha realizzato esclusivamente delle infrastrutture vuote, fallendo nella costruzione di una vera rete assistenziale”.
Questa discrepanza tra annunci e realtà si manifesta con dinamiche drammatiche nelle zone interne dell’isola e in particolare nel Nuorese, dove l’Ospedale San Francesco continua a subire una pressione insostenibile. Una parte significativa dei pazienti che affolla il nosocomio barbaricino presenta bisogni di natura sociale, familiare e assistenziale che dovrebbero essere intercettati e disinnescati proprio dalla medicina del territorio prima di trasformarsi in emergenze da Pronto Soccorso. Se questa rete non funziona, il rischio è di produrre l’effetto opposto rispetto a quello propagandato: sottrarre personale medico e infermieristico ai reparti ospedalieri già in estrema sofferenza per destinarlo a strutture territoriali non ancora in grado di erogare prestazioni complete e misurabili. Non si può indebolire l’ospedale oggi in nome di un territorio che, nei fatti, non è pronto a sostituirlo.
La transizione verso il nuovo modello previsto dal DM 77 deve essere governata con serietà, rendendo funzionante la rete prima di procedere alla riorganizzazione stabile del personale, per evitare di spostare risorse solo sulla carta lasciando scoperti sia gli ospedali che le comunità. Roberto Capelli lancia un monito chiaro alla Regione Sardegna, chiedendo di smettere di confondere il piano amministrativo con quello assistenziale e pretendendo dati chiari e trasparenti: occorre sapere quali strutture siano davvero operative, con quali orari, quanti medici e quali risultati concreti si registrino sulla riduzione degli accessi impropri nei presìdi d’urgenza. La Sardegna ha bisogno di Case e Ospedali di Comunità che funzionino, non di simulacri burocratici. L’affondo finale di Roberto Capelli colpisce direttamente i vertici di viale Trento, domandando se la Presidente, l’Assessora e la pletora di onerosi consulenti e direttori generali part-time abbiano mai parlato di queste criticità con i medici e gli operatori sanitari di frontiera, poiché dalla scrivania e dai palchi la visuale della realtà sarda appare inevitabilmente ridotta.
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