Accoltellò tre bambini: condannato il migrante del caso che incendiò Dublino
Riad Bouchaker è stato riconosciuto colpevole del tentato omicidio di tre bambini. Il verdetto di Dublino è arrivato nel pomeriggio, al termine di oltre quattro ore di camera di consiglio distribuite su due giornate. I nove uomini e le tre donne della giuria lo hanno dichiarato colpevole di tutti gli otto capi d’accusa contestati.
Il 52enne, originario dell’Algeria e senza fissa dimora, aveva negato ogni addebito. Davanti alla Central Criminal Court è stato condannato anche per aver provocato gravi lesioni all’educatrice Leanne Flynn, intervenuta per proteggere i piccoli, e per aver aggredito altri due bambini e un adolescente che aveva cercato di fermarlo. La giuria lo ha inoltre riconosciuto colpevole di aver utilizzato un coltello da cucina lungo 36 centimetri. Il 52enne resterà in carcere in attesa dell’udienza fissata per il 12 ottobre, quando il giudice Hunt stabilirà la pena per ciascuno degli otto reati.
L’episodio risale al 23 novembre 2023. Bouchaker si avvicinò a un gruppo di bambini nei pressi di un centro per l’infanzia di Parnell Square East e aggredì tre piccoli con un coltello. Una bambina di cinque anni venne colpita al cuore: i medici riuscirono a salvarla ma la mancanza di ossigeno le provocò lesioni cerebrali irreversibili. Oggi la piccola necessita di assistenza continua: come riporta la Bbc, non è in grado di muoversi autonomamente, viene alimentata attraverso un sondino e può comunicare soltanto con il movimento degli occhi. Gli altri due bambini aggrediti riportarono ferite alla testa, al collo e al torace.
Leanne Flynn venne accoltellata alla schiena mentre tentava di fare da scudo ai minori. Le sue condizioni sembrarono immediatamente gravissime: venne sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza e i medici furono costretti ad asportarle la milza per fermare l’emorragia. A disarmare Bouchaker fu infine Alan Lorena Guille, all’epoca adolescente, rimasto a sua volta ferito.
Durante il processo la difesa non ha negato la violenza dell’azione, ma ha contestato l’esistenza di una volontà omicida. Una tesi respinta dalla giuria, che ha scelto la qualificazione del reato più grave anche per le aggressioni contro i due bambini che avevano riportato lesioni meno profonde.
Ricordiamo che la brutale aggressione di Parnell Square fu la scintilla di una delle notti più violente della storia recente di Dublino. Le prime informazioni sulla nazionalità dell’assalitore si diffusero rapidamente online e nel giro di poche ore centinaia di persone raggiunsero il centro della capitale. Le proteste degenerarono in una guerriglia urbana. Auto delle autorità, autobus e un tram vennero incendiati. Undici veicoli della polizia furono danneggiati, mentre tredici negozi vennero devastati o saccheggiati. Gli agenti furono bersagliati con bottiglie, fuochi d’artificio e altri oggetti. Trentaquattro persone finirono in manette. L’allora capo della polizia irlandese Drew Harris puntò il dito contro una componente di teppisti alimentata dall’ideologia dell’estrema destra.
Un copione simile, pur in un contesto diverso, si è ripresentato nelle scorse settimane a Belfast. Dopo la diffusione sui social del video dell’accoltellamento di un uomo di circa quarant’anni – Stephen Ogilvie – per il quale è stato accusato di tentato omicidio il rifugiato sudanese Hadi Alodid, gruppi di manifestanti mascherati hanno dato vita a una rivolta anti-migranti.
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, case ritenute abitate da stranieri sono state assaltate e incendiate, automobili e autobus sono stati dati alle fiamme, mentre la polizia è dovuta intervenire per evacuare alcune famiglie dalle abitazioni. Le autorità britanniche e nordirlandesi hanno condannato sia l’accoltellamento sia la successiva caccia agli immigrati.
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