Società

Graduatorie concorso PNRR3, Ministero non chiarirà problematica doppio punteggio nelle classi di concorso accorpate

Nel question time del 29 giugno 2026 su OrizzonteScuola TV, condotto da Andrea Carlino, sarà ospite Sonia Cannas, docente ed esperta in normativa scolastica. Al centro della puntata ci sarà la procedura per le immissioni in ruolo dei docenti in vista dell’anno scolastico 2026/27. L’avvio delle operazioni è ormai vicino, mentre resta ancora da conoscere il dato numerico sulle stabilizzazioni, che il Ministero dovrebbe fornire nei prossimi giorni.

In ogni question time proposto dalla redazione di Orizzonte Scuola, i candidati del concorso – in particolare concorso PNRR3 le cui graduatorie sono state pubblicate recentemente e in cui il doppio punteggio ha un valore elevato in termini di collocazione in graduatoria – continuano a chiedere dei chiarimenti ufficiali.

Tuttavia, è improbabile che arrivino ulteriori chiarimenti. I sindacati e alcuni Uffici scolastici regionali hanno richiesto indicazioni da oltre un anno senza ottenere risposte. Considerato che ormai le graduatorie di merito sono già state pubblicate, è difficile che il Ministero intervenga su questo aspetto in questa fase.

Ad andare in questa direzione anche quanto comunicato dalla Gilda degli Insegnanti “Per la questione della difformità di valutazione tra vari USR l’amministrazione ha chiarito che alla luce di diverse sentenze, con interpretazione non univoche, pronunciate da vari TAR regionali, non è possibile a questo punto intervenire anche perché siamo alla fine delle procedure concorsuali legate al PNRR”.

Prosegue però da parte dei candidati l’opera di sensibilizzazione per una problematica che rimane una brutta pagina di gestione dei concorsi PNRR.

Concorso PNRR3: perché un bando nazionale viene applicato in modo diverso da Regione a Regione?

Il concorso PNRR3 per il reclutamento dei docenti nasce con un obiettivo chiaro: garantire una selezione nazionale fondata su regole uguali per tutti. Tuttavia, ciò che sta accadendo in diverse regioni italiane solleva interrogativi importanti sul principio di uguaglianza e sulla certezza del diritto.

Sono una docente che ha partecipato al concorso PNRR3 in Campania per la classe di concorso AM2B (Lingua inglese nella scuola secondaria di primo grado). Analizzando l’Allegato A del bando ministeriale, emerge che tra i titoli valutabili è prevista l’idoneità conseguita in un precedente concorso per lo “specifico posto”.

Ed è proprio l’interpretazione di questa espressione ad aver generato una situazione paradossale.

L’USR Campania ha attribuito il punteggio anche ai candidati in possesso dell’idoneità conseguita per la classe di concorso relativa all’inglese nella scuola secondaria di secondo grado, ritenendo quindi valutabili due diverse idoneità. Tale interpretazione ha inciso direttamente sulle graduatorie, modificando l’ordine di merito.

Contro questa scelta è stato proposto un ricorso al TAR. Secondo quanto emerge dalla decisione cautelare, i giudici hanno ritenuto che l’espressione “specifico posto” non faccia riferimento a classi di concorso differenti, bensì alla distinzione fondamentale prevista dall’ordinamento scolastico tra posto comune e posto di sostegno.

Nel frattempo, altri Uffici scolastici regionali hanno seguito un orientamento diverso. In Piemonte e in Abruzzo, ad esempio, le graduatorie sono state ritirate e rettificate proprio perché è stato ritenuto valutabile esclusivamente il titolo di idoneità riferito alla medesima classe di concorso.

Si pone quindi una domanda che riguarda migliaia di candidati.

Come è possibile che un concorso nazionale, disciplinato dallo stesso decreto ministeriale e dallo stesso Allegato A, venga interpretato in modo diverso a seconda della regione? È accettabile che un candidato possa ottenere un punteggio diverso semplicemente perché ha partecipato in una regione anziché in un’altra?

Il principio costituzionale di uguaglianza impone che situazioni identiche siano trattate allo stesso modo. Se le regole cambiano da un Ufficio scolastico regionale all’altro, viene meno la certezza del diritto e si crea un’evidente disparità di trattamento tra candidati che hanno sostenuto il medesimo concorso.

Non si tratta di rivendicare privilegi, ma di chiedere uniformità nell’applicazione di una normativa nazionale. Le graduatorie determinano il futuro lavorativo di migliaia di docenti e incidono sulla possibilità di ottenere un ruolo nella scuola pubblica. Per questo motivo è fondamentale che i criteri di valutazione siano gli stessi in tutta Italia.

La vicenda del PNRR3 evidenzia l’urgenza di un intervento chiarificatore da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Un bando nazionale non può produrre graduatorie fondate su interpretazioni regionali contrastanti. L’uniformità delle regole è un presupposto essenziale per garantire trasparenza, imparzialità e pari opportunità a tutti i candidati.

La scuola italiana ha bisogno di procedure selettive credibili. E la credibilità passa, prima di tutto, dall’applicazione uniforme delle stesse regole su tutto il territorio nazionale.”

Il video


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »