addio al nastro d’asfalto delle auto, sorge il parco lineare tra le antiche arcate
C’è un angolo di Roma in cui il tempo sembra essersi condensato, imprigionato tra le imponenti geometrie dell’Acquedotto Felice e le ferite irrisolte di una periferia cresciuta troppo in fretta.
È Via del Mandrione, striscia di terra e memoria che un tempo fu lo scenario ruvido e dolente dei racconti di Pier Paolo Pasolini e che oggi, da troppi anni, è ridotta al ruolo di grigia scorciatoia.
Un imbuto di lamiere e gas di scarico utilizzato dagli automobilisti per aggirare i blocchi della Tuscolana. Questa fetta di archeologia e memoria urbana è però vicina a una svolta.
La giunta del Municipio VII ha approvato una direttiva strategica per rimettere in moto l’iter amministrativo del recupero. L’atto ordina formalmente ai tecnici di redigere un nuovo Piano di fattibilità tecnico-economica.
Si tratta del passo preliminare indispensabile per aggiornare i vecchi progetti, ricalibrare i costi dei materiali dopo i rincari e avviare, finalmente, la trasformazione dell’intera area.

La ciclabile della memoria tra Tor Fiscale e il Pigneto
L’idea sul tavolo delle istituzioni è ambiziosa: sottrarre la strada alla dittatura delle auto per restituirla a pedoni e biciclette, ridisegnando lo spazio pubblico attraverso la creazione di un vero e proprio parco lineare. Nelle intenzioni del Campidoglio, il Mandrione dovrà trasformarsi in un’infrastruttura culturale a cielo aperto.
Il progetto prevede la nascita di un percorso ciclopedonale protetto che, seguendo la linea dei monumentali fornici romani, servirà a connettere la rete ciclabile della Tuscolana con il Parco di Tor Fiscale, spingendosi idealmente fino agli snodi ferroviari della Casilina Vecchia e del futuro hub del Pigneto.
Non solo due ruote: per scoraggiare il transito ad alta velocità ed evitare che la via venga abusata come valvola di sfogo del traffico extraurbano, verrà istituita una rigida Zona 30 con pavimentazioni riflettenti, nuovi spazi alberati capaci di mitigare le isole di calore estive e un sistema di illuminazione artistica mirato a valorizzare i profili storici dei monumenti.
Un indirizzo, questo, che traduce in atti pratici un documento politico votato lo scorso anno, all’unanimità, dall’Assemblea Capitolina.
Il fantasma dei progetti passati e lo scoglio dei sottoservizi
Il vero nodo da sciogliere, tuttavia, resta quello dei finanziamenti e dei precedenti fallimenti burocratici. Il percorso per salvare il Mandrione è iniziato infatti molti anni fa.
Già a ridosso del biennio 2020-2021 le istituzioni cittadine avevano blindato un finanziamento da circa sette milioni di euro inserito nel piano degli investimenti per le opere pubbliche.
Quel cantiere, però, rimase sulla carta, bloccato da una fitta ragnatela di veti tecnici: a congelare i fondi furono le complessità legate al consolidamento delle cavità sotterranee e le storiche interferenze con i sottoservizi e i collettori idraulici gestiti da Acea.
«Quel pacchetto di interventi si arenò un istante prima di entrare nella fase esecutiva dei lavori», ricorda Erica Battaglia, presidente della commissione Cultura di Roma Capitale.
«Oggi stiamo riprendendo in mano quel tracciato per aggiornarlo e superare i vecchi ostacoli tecnici. L’obiettivo politico prioritario è verificare che quelle risorse siano ancora totalmente disponibili per dare alla città un’opera attesa da decenni».
L’asse del Mandrione si inserisce d’altronde in una pianificazione urbanistica ben più ampia, legata alla cosiddetta “Passeggiata degli Acquedotti” e alla tutela dei cammini storici della via Latina.
Il nuovo studio di fattibilità dovrà ridisegnare la viabilità della zona, riaprendo una partita urbanistica rimasta ferma per troppo tempo e offrendo ai residenti la speranza di vedere, finalmente, uno dei vicoli più iconici della memoria urbana romana restituito alla sua originaria bellezza.
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