“Il mio dolore era così debilitante che ho desiderato morire. Ho fatto interventi chirurgici all’anca, al braccio e alla cataratta”: parla Kathie Lee Gifford
“Voglio essere ricordata come una persona che, anche se mi incontrassero una sola volta, penserebbero: ‘Era gentile. Mi ha fatto ridere’”. Parola di Kathie Lee Gifford. La conduttrice televisiva, cantante, attrice e autrice statunitense ha confidato a People di essersi sottoposta a diversi interventi chirurgici a seguito di infortuni, tra cui una protesi d’anca e un intervento di cataratta, nel corso dell’ultimo anno. Il dolore cronico le ha impedito di giocare con i suoi cinque nipoti. Ora è in via di guarigione grazie agli interventi chirurgici, alla fisioterapia sei giorni su sette e alla terapia con cellule staminali.
Poco più di un anno fa si è sottoposta a un intervento di protesi totale dell’anca. Successivamente, a causa dell’eccessiva attività fisica svolta mentre giocava con i nipoti, ha riportato una nuova frattura all’anca, che ha reso necessario un ulteriore intervento chirurgico. In un’altra occasione, una caduta accidentale le ha procurato la frattura di un braccio, mentre uno scivolone su un marciapiede dissestato le ha causato un’ulteriore lesione ossea. Infine, dopo aver riscontrato un peggioramento della percezione della profondità visiva, si è sottoposta a un intervento per la rimozione della cataratta.
Dal suo primo grande successo a “Name That Tune” nel 1977, l’attrice 72enne dice di aver “scalato tantissime montagne” passando “da un progetto all’altro” e mettendo a dura prova il suo corpo.
“Non voglio deludere nessuno. – ha affermato – Ma quando si soffre, è così debilitante, e ogni cosa diventa una smorfia. Ho provato dolore emotivo molte volte nella mia vita, ma mai questo dolore fisico cronico, al punto da desiderare letteralmente di tornare a casa da Gesù. Nei momenti più difficili ho pregato: Signore, se questo è tutto ciò che mi hai lasciato, voglio tornare a casa“.
E ancora: “Ho desiderato morire diverse volte. Non volevo farmi del male. Non volevo uccidermi. Semplicemente non volevo più essere qui, per quanto fortunata io sia”. Poi la svolta, la guarigione e l’ammissione: “Sono una dura”.
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