Marche

Norma “anti kebab” ad Ascoli, scontro tra Fratelli d’Italia e le civiche all’opposizione in consiglio comunale

ASCOLI Si accende il dibattito cittadino sulla proposta della giunta regionale di voler riqualificare i centri storici e i luoghi del commercio, contrastando lo svuotamento commerciale e l’appiattimento dell’offerta economica, così da evitare la perdita progressiva di negozi e attività tradizionali nelle aree centrali urbane, sostituiti da una proposta commerciale ritenuta troppo uniforme o scarsamente legata all’identità locale. Alcuni hanno ribattezzato la norma “anti kebab”.

La difesa

Da un lato, il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia difende fermamente il provvedimento. «Qui c’entrano la civiltà, il buon senso e la volontà di tutelare l’identità del nostro territorio – fanno sapere Marika Ascarini, Lucio Ionni, Claudio Damiani, Etta Cesari, Vincenzo Mancini e Stefano Angelini -. Le Marche hanno una storia, un’identità e un patrimonio fatto di botteghe, negozi e attività che da decenni animano i nostri centri storici. Se tutto questo scompare, non stiamo facendo un passo avanti: stiamo semplicemente perdendo ciò che siamo e ciò che vogliamo continuare a essere. C’è chi definisce questa scelta una chiusura. Noi la definiamo responsabilità. Un centro storico senza le sue attività storiche perde la propria anima. Noi scegliamo di stare dalla parte di chi ogni mattina apre la propria attività, mantiene vivi i nostri centri storici, custodisce le tradizioni e valorizza i sapori della nostra terra».

L’accusa

Dall’altro lato, le opposizioni in cosiglio comunale di Ascoli Bene Comune e Ascolto & Partecipazione contestano la norma. «Mentre la sanità continua a peggiorare, le liste d’attesa si allungano, la viabilità resta piena di criticità e tanti giovani continuano a lasciare la nostra regione per cercare lavoro altrove, la destra marchigiana trova il tempo di occuparsi della cosiddetta norma anti kebab. È il simbolo di una politica che preferisce costruire battaglie ideologiche invece di affrontare i problemi reali dei cittadini» dichiara Gregorio Cappelli, rappresentante di Ascoli Bene Comune.

«Il paradosso diventa evidente guardando i numeri: ad Ascoli parliamo di due kebab, due sushi e un ristorante cinese – aggiunge Andrea Dominici, consigliere di Ascolto & Partecipazione -. Una presenza minima, che non giustifica in alcun modo l’allarme agitato da alcuni amministratori locali. Nel frattempo, i problemi veri restano irrisolti. In una Regione in cui la sanità vive un degrado ormai strutturale, si preferisce spostare l’attenzione su un tema inesistente. A questo si aggiunge un’altra responsabilità diretta della Regione: le case popolari. Un settore fermo, con graduatorie che scorrono lentamente, alloggi sfitti che attendono manutenzione e famiglie che non trovano risposte».




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