Sardegna

Apre il Festival Internazionale dell’Archeologia. Dopo la prima a San Leonardo, tappa a Cabras

Santu Lussurgiu

Questa sera nel nuovo parco del museo civico “Giovanni Marongiu”

San Leonardo de Siete Fuentes, nel territorio di Santu Lussurgiu, ha ospitato l’apertura della quinta edizione del Festival Internazionale dell’Archeologia, promosso dalla Fondazione Mont’e Prama. Nello spazio antistante la chiesa medievale, Ambra Pintore, madrina e presenza ormai consolidata del Festival, ha presentato e condotto una serata in cui storia e cultura si sono intrecciate, mettendo in dialogo le vicende del territorio con quelle del Mediterraneo.

L’avvio della serata ha assunto anche il valore simbolico di un passaggio di consegne tra il nuovo sindaco di Santu Lussurgiu, Antonello Cadau, e il suo predecessore Diego Loi, che durante il proprio mandato aveva avviato il percorso per ospitare l’inaugurazione. “Uno dei primi atti della nuova amministrazione”, ha dichiarato Antonello Cadau, “è stato quello di confermare con convinzione la volontà di accogliere la proposta della Fondazione Mont’e Prama. Ci pregiamo di ospitare un appuntamento capace di mettere in relazione il nostro patrimonio, la nostra comunità e un progetto culturale di grande prestigio”. Diego Loi ha ricordato il lavoro avviato negli anni precedenti: “Lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato è stata la missione che ci ha guidati fino alla conclusione del mandato. Iniziative come questa aiutano il territorio a crescere e a riconoscersi nel proprio patrimonio”.

Il sindaco di Cabras, Andrea Abis, ha richiamato il valore storico e culturale della recente riunificazione del complesso statuario di Mont’e Prama: “Essere riusciti a riunire tutti i Giganti a Cabras rappresenta una grande gratificazione per un’intera comunità, che attraverso questa operazione ha ritrovato un fondamentale aggancio storico e culturale. È un riconoscimento importante anche in prospettiva: dobbiamo costruire una Sardegna capace di irradiare valore a partire dai territori che sono culla e origine dei suoi patrimoni, affermando una nuova centralità delle periferie”.

Il presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni, ha ringraziato il Comune e la comunità di Santu Lussurgiu per lo spirito di collaborazione dimostrato sin dalle prime fasi organizzative. “Cinque anni dalla prima edizione sono trascorsi velocemente”, ha affermato Muroni. “Ogni anno il Festival sceglie di partire da un luogo diverso per costruire relazioni, creare una rete di collaborazioni e percorrere insieme una strada fatta di conoscenza, cultura e partecipazione. Siamo partiti da Barumini, abbiamo raggiunto Santa Cristina di Paulilatino, il Nuraghe Losa di Abbasanta, Laconi, Oristano e Bosa. Oggi siamo qui, a Santu Lussurgiu, nella straordinaria cornice di San Leonardo de Siete Fuentes”. Muroni ha inoltre sottolineato come la storia stessa del borgo racconti una Sardegna da sempre capace di incrociare il proprio destino con quello di luoghi e popoli lontani. Un legame testimoniato anche dalla presenza alla serata di una delegazione maltese, composta dal sindaco di La Valletta Olaf McKay e da Russell Muscat, responsabile delle relazioni internazionali di Heritage Malta.

Anthony Muroni | Foto Ufficio Stampa Fondazione Mont'e Prama

Anthony Muroni | Foto Ufficio Stampa Fondazione Mont’e Prama

Il Mediterraneo è stato anche il centro dell’intervento del direttore scientifico del Festival, Giorgio Murru, che ne ha evidenziato il valore storico e simbolico. “Il Mediterraneo è il filo conduttore di un pensiero e di un progetto”, ha spiegato Murru. “Tra gli obiettivi più ambiziosi della Fondazione c’è quello di aprire i confini geografici della Sardegna e restituire al nostro popolo la consapevolezza della culla nella quale siamo nati e cresciuti, ma anche incontrati con gli altri. Il mare non è mai stato soltanto un confine: è stato una grande autostrada lungo la quale i popoli si sono conosciuti, hanno commerciato e scambiato culture. I Sardi sono stati protagonisti di queste storie e di queste vicende. Continuiamo a navigare in questo mare, restituendo alla Sardegna il suo ruolo nell’incrocio tra nord e sud, oriente e occidente”.

La parte scientifica della serata si è aperta con l’intervento dello storico dell’Università di Sassari Giampaolo Mele, dedicato a Septem Fontes. Santu Lussurgiu e San Leonardo ai tempi di Eleonora d’Arborea. Tra i maestosi lecci, le roverelle e i castagni di San Leonardo, Mele ha accompagnato il pubblico in un viaggio nel Trecento, al tempo di Eleonora d’Arborea. Nel giorno dedicato a San Giovanni, lo storico ha richiamato la presenza dei Giovanniti e presentato uno straordinario documento della giudicessa, unico nel panorama documentario sardo, che testimonia il rapporto di fiducia e riconoscenza nei confronti dei lussurgesi per i servizi e i doni offerti con lealtà.

Giampaolo Mele | Foto Ufficio Stampa Fondazione Mont'e Prama

Giampaolo Mele | Foto Ufficio Stampa Fondazione Mont’e Prama

A seguire, lo storico Franco Cardini, già professore dell’Università di Firenze, ha sviluppato il tema Il Mediterraneo. L’incantesimo del mito, il disincanto della storia. Dai marinai dell’antichità ai pellegrini del Medioevo, dai cavalieri di San Giovanni alle trasformazioni dell’età contemporanea, Cardini ha ricostruito la fitta trama di relazioni che nei secoli ha unito le grandi civiltà mediterranee. Un reticolo di rotte, conflitti, incontri, scambi e contaminazioni nel quale mito e storia continuano a sovrapporsi e nel quale le comunità del presente sono ancora profondamente immerse.

La serata si è conclusa con Amaius, il progetto musicale firmato da Mauro Palmas, Elena Ledda, Silvano Lobina e Marcello Peghin. Insieme a Simonetta Soro e Andrea Ruggeri, gli artisti hanno dato vita, tra voci, mandole, chitarra, basso e batteria, a un concerto di straordinaria intensità, nel quale antico e nuovo si sono fusi in atmosfere jazz e mediterranee. Cadenze malinconiche, amare, dolci e vitali si sono alternate in una scrittura raffinata, profondamente legata alla Sardegna e al suo dialogo con il mare.

Il Festival dell'Archeologia a San Leonardo de Siete Fuentes | Foto Ufficio Stampa Fondazione Mont'e Prama

Foto Ufficio Stampa Fondazione Mont’e Prama

Il programma di questa sera a Cabras

Il Festival Internazionale dell’Archeologia prosegue questa sera, giovedì 25 giugno, alle ore 20.30, nel nuovo parco del museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras. La serata si aprirà con l’incontro “Tra il Sinis e Ustica”, dedicato all’accordo di collaborazione tra la Fondazione Mont’e Prama e la Fondazione Sebastiano Tusa e alle nuove linee di studio e ricerca condivise. Interverranno Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama; Valeria Li Vigni, presidente della Fondazione Sebastiano Tusa; Ennio Turco, Soprintendente del Mare; e Roberto La Rocca, archeologo subacqueo della Soprintendenza del Mare.

Seguirà “Storie dal Mare”, con lo storico, epigrafista e già Rettore dell’Università di Sassari Attilio Mastino, lo storico e saggista Ferdinando Maurici e Pascal Arnaud, professore dell’Università di Lione e tra i massimi esperti internazionali di navigazione nel Mediterraneo.

Il viaggio continuerà con “Andar per mare. Terre, navi, rotte, uomini e Dei”, insieme all’archeologo ed egeista Massimo Cultraro, direttore di ricerca del Cnr; allo storico e filologo Louis Godart, accademico dei Lincei; e alla storica Silvia Romani, professoressa dell’Università Statale di Milano.

L’introduzione e l’intervallo musicale sono affidati alla cantautrice cagliaritana Chiara Effe.

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito.

Giovedì, 25 giugno 2026

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