Kenya, intesa da 1,2 mld $ con la Cina per ampliare l’aeroporto di Nairobi
NAIROBI – Le autorità del Kenya hanno siglato un accordo pari all’equivalente di 1,2 miliardi di dollari con il colosso statale di Pechino China Road and Bridge Corporation per la «modernizzazione» dell’aeroporto Jomo Kenyatta. L’obiettivo è di aumentare la capacità annua di passeggeri dagli attuali 7,5 milioni alla soglia dei 22 milioni.
L’intesa è stata annunciata dal ministro dei Trasporti Davis Chirchir, con un post su X dove si riepilogano i progetti in atto e uno degli impulsi chiave dell’iniziativa: rafforzare la «posizione del Kenya come principale hub aereo regionale» di fronte all’ascesa di concorrenti come il Ruanda e soprattutto l’Etiopia di Abiy Ahmed. L’accordo fra Nairobi e Pechino rimette in moto un progetto di allargamento già sfociato in una licenza trentennale al miliardario indiano Gautam Adani, poi revocata dal leader keniota William Ruto dopo proteste sindacali, un verdetto ostile dell’Alta Corte e l’avvio di indagini contro il gruppo di Adani negli Stati Uniti.
L’allargamento e il cambio di rotta con Pechino
L’ingresso di Pechino scandisce un ulteriore allargamento dell’impronta infrastrutturale della Cina nel Continente e nello stesso Kenya, reduce da un’intesa da 1,5 miliardi di dollari a novembre con la stessa China Road and Bridge Corporation e la connazionale Shandong Hi-Speed Road and Bridge International per l’espansione di un’autostrada verso la costa. Pechino ha improntato negli anni un cambio di rotta strategico dopo gli oltre 180 miliardi di dollari di prestiti erogati a governi e istituzioni africane nei primi due decenni del millennio, virando su riduzione degli esborsi e un approccio più calibrato su settori come digitale e rinnovabili.
L’allentamento dei flussi non è equivalso al disimpegno su un Continente al cuore della sua agenda internazionale, dal reticolo infrastrutturale della Belt and road initiative alla spinta sullo yuan e sull’interscambio con la tabula rasa sui dazi di 53 Paesi sui 55 sotto il cappello dell’Unione africana. Lo stesso accordo con Nairobi testimonia come Pechino stia «estendendo il focus infrastrutturale all’aviazione africana, non solo a strade e ponti» spiega Jules Moukam del Cameroon Economic Policy Institute, un centro studi. I benefici dell’intesa vanno soppesati con i rischi sulla sua gestione finanziaria: operazioni di questa portata, dice Moukam, «si basano spesso su ingenti prestiti esterni o garanzie» e possono appesantire sostenibilità del debito e margini di manovra fiscale.
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