Lazio

“Meloni non ha fatto nulla sul sovraffollamento”

Un anno, cinque mesi e ventiquattro giorni dietro le sbarre di Rebibbia. Tanto è durata la detenzione di Gianni Alemanno. L’ex sindaco di Roma è tornato in libertà, varcando i cancelli del penitenziario romano per fine pena dopo la condanna definitiva per traffico d’influenze illecite e abuso d’ufficio nell’ambito della celebre inchiesta “Mondo di Mezzo”.

Ad attenderlo fuori dal carcere, oltre a un fitto capannello di giornalisti e telecamere, una folla di attivisti della destra sociale che lo ha accolto con cori e applausi.

Alemanno si è fermato a parlare a lungo, visibilmente segnato dall’esperienza detentiva ma battagliero sul piano politico, lanciando fendenti pesantissimi sia sulla gestione del sistema carcerario sia sulla linea politica dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

L’affondo sul sistema carcerario: «Celle al 140%, Nordio ci entri»

«Esco dal carcere da innocente», sono state le sue prime parole, ribadendo una posizione di totale distanza dalle accuse che lo hanno portato alla detenzione.

Ma è sul tema della giustizia e delle condizioni dei detenuti che l’ex primo cittadino ha concentrato la parte più dura del suo sfogo, trasformando la sua esperienza personale in una piattaforma di denuncia istituzionale.

«Ho visto e conosciuto una realtà terribile, il carcere è una vergogna per la Repubblica, un’offesa per come tratta la gente e che non dà, a chi se la merita, una possibilità di cambiamento. Con il 140% di affollamento non si riesce a fare nulla. Bisogna creare un processo di rieducazione e dare una possibilità a chi lo merita, perché soltanto abbattendo la recidiva si difende fino in fondo la sicurezza dei cittadini».

Poi, l’attacco diretto all’esecutivo e al guardasigilli: «Il governo Meloni sul sovraffollamento non ha fatto niente. Questa battaglia non ha colore politico, non è di destra o di sinistra, riguarda l’intera Repubblica italiana. Mi auguro che il Parlamento vari una legge trasversale. Ne cercherò di parlare col ministro Carlo Nordio: sono convinto che abbia la percezione esatta di quello che succede dentro, ma bisogna entrare nelle celle e parlare con le persone, e questo lui ancora non lo ha fatto».

Lo strappo con la destra di governo e l’asse con Vannacci

L’uscita da Rebibbia segna anche il ritorno ufficiale di Alemanno nell’arena politica, con parole che certificano una rottura ideologica profonda con la destra di stampo conservatore attualmente al potere. L’ex sindaco ha rivendicato con forza la sua identità identitaria e sociale, tracciando un solco netto con Palazzo Chigi: «Non mi sento tradito da nessuno, ma sento un problema politico chiaro. Io sono un sovranista e non accetto una politica conservatrice. In Italia non c’è proprio niente da conservare: qui bisogna cambiare tutto. Questa è la verità».

Uno schema che Alemanno dichiara di voler rompere stringendo nuovi rapporti. E l’annuncio politico che agita il panorama della destra arriva proprio sul finale della conferenza stampa improvvisata sul marciapiede di via Tiburtina, svelando un appuntamento immediato:

«Vedrò questa sera Roberto Vannacci a cena. È un volto nuovo, una nuova speranza che rompe gli schemi consolidati e apre una prospettiva diversa per il Paese. Parleremo di tante cose, anche della situazione carceraria, anche se sappiamo bene di non essere d’accordo su tutto».

Un asse, quello tra l’ex sindaco e l’eurodeputato, che sembra voler dare voce a quell’area di destra radicale e movimentista che si dichiara apertamente delusa dalle politiche dell’esecutivo.

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