Cultura

Stardust – Led Zeppelin – Led Zeppelin: quando l’unico concerto in Italia si trasformò in un incubo :: Gli Speciali di OndaRock

Quella del 5 luglio 1971 doveva essere una serata storica. E in effetti lo è diventata, ma per le ragioni sbagliate. L’unico concerto italiano dei Led Zeppelin, al Velodromo Vigorelli di Milano, è passato alla storia come uno dei più clamorosi disastri della musica dal vivo nel nostro Paese. Una vicenda talmente emblematica da aver ispirato un intero libro, “Led Zeppelin ’71” di Giovanni Rossi, che ricostruisce nel dettaglio una notte entrata tra le leggende negative del rock.

La presenza della band inglese era inserita nel contesto del Cantagiro-Cantamondo, una manifestazione che metteva insieme artisti diversissimi tra loro. Sullo stesso palco erano attesi infatti anche Gianni Morandi, Lucio Dalla, i Ricchi e Poveri e altri protagonisti della canzone italiana, accanto al gruppo che in quel momento rappresentava l’avanguardia più potente e rumorosa del rock internazionale. Una miscela che si rivelò esplosiva. Da una parte, infatti, c’erano famiglie con bambini e spettatori abituali delle manifestazioni estive. Dall’altra, migliaia di giovani arrivati da tutta Italia per vedere Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones e John Bonham. Agli organizzatori era stato sconsigliato di mescolare pubblici così diversi, ma gli avvertimenti vennero ignorati.
Nel corso della serata la tensione salì progressivamente. Gli artisti che si alternavano sul palco furono accolti da fischi e contestazioni. All’esterno del Vigorelli si formarono gruppi di autoriduttori, giovani che rivendicavano l’accesso gratuito ai concerti, insieme a militanti dell’estrema sinistra extraparlamentare e semplici curiosi attratti dal caos crescente. Cominciarono i tentativi di forzare gli ingressi, mentre la polizia schierava camionette e reparti della celere.

Quando i Led Zeppelin decisero di salire sul palco, la situazione stava già per precipitare. Secondo il tour manager Richard Cole, la decisione fu presa d’impulso: “L’atmosfera era troppo agitata, così abbiamo detto: Non staremo qui ad aspettare tutta la notte per voi italiani in mezzo a questo casino! Cominciamo quando abbiamo voglia!”. Così alle 22,40, con oltre un’ora di anticipo rispetto alla scaletta prevista, il gruppo fece il suo ingresso sul palco. Davanti agli occhi dei musicisti si presentò uno scenario surreale. Sugli spalti, molte famiglie stavano cercando di lasciare il velodromo per sottrarsi agli scontri e ai lacrimogeni. Sul prato, invece, migliaia di ragazzi si erano riversati sotto il palco.
Pierangelo Corti, uno dei fan presenti quella sera, ricordò: “All’interno, la gente che voleva i Led Zeppelin cominciava a reclamare, quelli che salivano sul palco venivano colpiti da lattine di birra e da tutto quello che si poteva tirargli addosso, così hanno fatto uscire prima del dovuto i Led Zeppelin per calmare un po’ la gente”. Secondo le stime degli organizzatori, all’interno del Vigorelli erano presenti oltre 15.000 persone. Sirene, cori, esplosioni, fumogeni e temperature superiori ai trenta gradi contribuivano a creare un’atmosfera irreale.

Quando Jimmy Page attaccò il riff di “Immigrant Song”, il Vigorelli si trasformò in una bolgia. Il quotidiano milanese Il Giorno descrisse quel momento parlando di un “urlo selvaggio”. Fu l’inizio di un’esibizione che, dal punto di vista musicale, lasciò un’impressione indelebile su chi riuscì ad assistervi. Dopo l’apertura con “Immigrant Song”, seguì una citazione di “Mr. You’re A Better Man Than I” degli Yardbirds, un ponte verso il passato di Page. Poi arrivarono altri due classici come “Heartbreaker” e “Since I’ve Been Loving You”, accolti da un entusiasmo incontenibile.
Molti testimoni – citati da Rossi nel suo libro – ricordano soprattutto il volume dell’impianto sonoro. “C’era questa massa enorme di suono che usciva dalle casse laterali”, raccontò Corti. “Eravamo bombardati da questo suono, ed era esattamente quello che noi aspettavamo. Il suono è la loro immagine”.
Robert Plant, tuttavia, si accorse immediatamente che qualcosa non andava. In un’intervista concessa poche settimane dopo ricordò: “Avevamo sentito voci di bottiglie tirate sul palco a Roma, ma, ci avevano assicurato, quello non sarebbe stato il nostro caso. Allora cominciamo a suonare in questa arena ciclistica, con la gente che aveva continuato a protestare durante tutte le precedenti esibizioni e, appena entriamo sul palco, io noto del fumo proveniente dal retro dell’arena… e continuava a esserci fumo, e c’era un pompiere dietro di noi e io gli dicevo ‘Fire! Fire!’, ma… niente da fare, quello mi ignorava”.

Nel frattempo la situazione degenerò rapidamente. Alcuni spettatori accesero dei falò vicino al palco. Se il fuoco si fosse propagato alla struttura in legno della pista o del palco, il Vigorelli avrebbe potuto trasformarsi in una trappola per migliaia di persone. All’esterno, gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine si intensificarono. La polizia iniziò a lanciare candelotti lacrimogeni che finirono anche all’interno dell’impianto.
Uno dei testimoni citati nel volume di Rossi, Enzo Gullino, ricorda: “I disordini erano iniziati fuori, perché noi dentro eravamo tranquilli. Dopo un po’ abbiamo iniziato a preoccuparci, perché da fuori si sentiva il suono delle sirene e non riuscivamo a capire se fossero quelle della polizia o delle ambulanze. Poi a un tratto si sono visti i fumogeni che cascavano dentro al Vigorelli. Non penso che uno sbagli a tirare un fumogeno dentro uno stadio, ci devi mirare!”.
Plant cercò più volte di mantenere la calma. “Keep quiet, keep cool, please”, ripeteva dal palco. In un altro momento tentò persino di scherzare: “Soffiate con me, così facciamo sparire il gas!”.

Dopo le prime canzoni, il gruppo presentò “Black Dog”, ancora inedita e destinata a comparire pochi mesi dopo in “Led Zeppelin IV“. Ma il concerto era ormai compromesso. I lacrimogeni continuavano a invadere il velodromo, il pubblico veniva spinto avanti e indietro dalla calca e molti spettatori cercavano disperatamente di allontanarsi dalle zone più esposte al fumo. Lo stesso Plant faticava a proseguire. Jimmy Page lacrimava vistosamente, mentre il cantante era costretto a interrompersi per la tosse. A un certo punto l’esibizione venne sospesa per circa dieci minuti. Gli organizzatori insistettero affinché la band tornasse sul palco, temendo che l’annullamento definitivo potesse provocare disordini ancora più gravi.
Ma era ormai troppo tardi. Dopo circa venti minuti complessivi di musica, il concerto venne interrotto definitivamente.

Il giorno seguente le interpretazioni dei fatti si divisero lungo linee politiche e ideologiche. Alcuni giornali attribuirono le responsabilità ai contestatori, altri accusarono le forze dell’ordine di aver aggravato la situazione con un uso indiscriminato dei lacrimogeni. Alcuni testimoni sostennero addirittura di aver visto agenti sparare i candelotti ad altezza uomo verso il pubblico.
Al di là delle polemiche, una conseguenza fu subito chiara a tutti: l’Italia uscì da quella serata con una reputazione fortemente compromessa agli occhi dei promoter internazionali. Episodi analoghi avrebbero accompagnato negli anni successivi anche concerti di Genesis, Santana e altri artisti stranieri, consolidando l’immagine di un paese inaffidabile per ospitare grandi eventi rock.
Per i Led Zeppelin la conclusione fu ancora più netta. Nonostante il successo dilagante della band inglese negli anni Settanta, Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones e John Bonham non tornarono mai più a esibirsi in Italia. Quella del Vigorelli rimase così la prima e l’ultima apparizione italiana del gruppo: una ventina di minuti di musica, quattro canzoni e un inedito, soffocati da lacrimogeni, incendi e scontri. Una delle pagine più controverse della storia del rock in Italia.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »