Più del 14% dei docenti under 30 vuole lasciare l’insegnamento, ecco perché

La scuola europea si trova di fronte a una doppia sfida: da un lato l’invecchiamento del corpo docente, dall’altro la crescente difficoltà nel trattenere i giovani insegnanti. È uno dei temi che emerge con maggiore evidenza dal rapporto della Commissione europea The teaching profession in the EU: A comparative analysis building upon the TALIS 2024 results, che analizza condizioni di lavoro, soddisfazione professionale e prospettive di carriera degli insegnanti nei Paesi dell’Unione.
I dati mostrano una situazione che preoccupa i decisori politici europei. Gli insegnanti con meno di 30 anni rappresentano appena l’8% della forza lavoro docente, mentre circa il 40% ha già superato i 50 anni. Una struttura demografica che pone interrogativi sulla capacità dei sistemi scolastici di garantire il necessario ricambio generazionale nei prossimi anni.
L’aumento delle intenzioni di abbandono
Il dato più significativo riguarda le intenzioni di lasciare la professione. A livello europeo, la quota di insegnanti under 30 che dichiara di voler abbandonare l’insegnamento entro cinque anni è passata dal 10,4% del 2018 al 13,4% del 2024.
In alcuni Paesi il fenomeno assume dimensioni ancora più marcate. In Estonia, Lettonia e Lituania circa un giovane docente su due afferma di non immaginare il proprio futuro nella scuola. Incrementi significativi si registrano anche in Croazia, Finlandia e Francia.
Pur con differenze nazionali rilevanti, il quadro generale evidenzia una fragilità crescente nelle prime fasi della carriera. Se i sistemi educativi europei faticano ad attrarre nuovi insegnanti, trattenerli diventa una questione altrettanto strategica.
Le ragioni di una scelta
Le motivazioni che spingono i giovani docenti a valutare l’uscita dalla professione sono diverse e spesso si sovrappongono.
Tra gli under 30 che dichiarano di voler lasciare la scuola entro cinque anni, le ragioni più frequenti riguardano:
- la prospettiva di un lavoro fuori dal settore educativo;
- motivazioni personali o familiari;
- il desiderio di proseguire studi e percorsi formativi;
- la ricerca di migliori opportunità professionali.
Il rapporto evidenzia inoltre che i giovani insegnanti risultano maggiormente esposti a condizioni lavorative complesse. Più spesso dei colleghi esperti si trovano a operare in classi caratterizzate da difficoltà linguistiche, bisogni educativi speciali, problemi comportamentali o situazioni di svantaggio sociale.
Non sorprende quindi che siano proprio gli insegnanti all’inizio della carriera a segnalare livelli più elevati di stress e maggiori esigenze di formazione.
Stress, disciplina e burocrazia
Tra i fattori che incidono maggiormente sul benessere professionale emergono alcuni elementi ricorrenti.
Il principale fattore di stress indicato dagli insegnanti europei è il carico amministrativo. Seguono le continue richieste provenienti dalle autorità educative e le difficoltà legate alla gestione della disciplina in classe.
Per i docenti più giovani il tema della gestione del comportamento degli studenti assume un peso ancora maggiore. Il rapporto rileva che gli insegnanti alle prime esperienze professionali indicano con maggiore frequenza la disciplina come fonte di pressione quotidiana.
La percezione di essere lasciati soli davanti alle difficoltà può contribuire a rafforzare l’idea di un futuro professionale lontano dalla scuola.
Il ruolo del mentoring
Uno degli aspetti più interessanti dell’indagine riguarda i sistemi di accompagnamento professionale.
I dati mostrano una correlazione positiva tra programmi di induzione, attività di mentoring e livelli di soddisfazione professionale. Gli insegnanti che possono contare sul supporto di colleghi esperti, su momenti strutturati di accompagnamento e su ambienti collaborativi riportano livelli più elevati di benessere e una minore propensione ad abbandonare la professione.
Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, l’accesso al mentoring rimane limitato. A livello europeo soltanto un quarto dei docenti con meno di cinque anni di esperienza dichiara di avere un tutor assegnato.
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