Naufragio di Cutro, D’Agostino: «Un errore fidarsi di un’informazione falsa»
L’”errore” del capitano di vascello D’Agostino e il giallo dell’occhio fantasma in mare della Finanza nel processo sul naufragio di Cutro.
CROTONE – «L’unico errore è stato dare credito a un’informazione mendace». L’ammissione, pronunciata originariamente durante un interrogatorio di cinque ore nella fase delle indagini preliminari davanti al pubblico ministero Pasquale Festa, piomba nell’aula del Tribunale di Crotone attraverso la voce del capitano di vascello Gianluca D’Agostino. Già capocentro operativo nazionale dell’Imrcc di Roma, l’ufficiale della Guardia Costiera ha spiegato, rispondendo al pm Matteo Staccini, cosa intendesse. Si trattava di «un’analisi introspettiva – l’ha definita – più che un errore procedurale». La convinzione, rivelatasi tragicamente infondata, che un “occhio” esperto come quello della Guardia di Finanza fosse costantemente presente in mare a monitorare l’obiettivo. Se avesse saputo che quell’occhio non c’era, il livello di allarme sarebbe stato innalzato.
La deposizione di D’Agostino, 17 anni di esperienza nel Sar (Search and Rescue) e 40mila persone salvate in carriera, ricostruisce le ore precedenti lo schianto del caicco “Summer Love” sulla costa di Steccato di Cutro. Ore segnate da flussi informativi interrotti, valutazioni statiche e una rassicurazione burocratica che ha paralizzato la macchina dei soccorsi fino al punto di non ritorno.
IL RISCHIO DI BLOCCO DELL’ESAME
L’avvio dell’esame del teste rischia subito l’interruzione. Le parole del capitano di vascello, quando dichiara di aver avallato in tempo reale l’operato della sala operativa e di alcuni operatori della guardia costiera oggi imputati, innescano l’eccezione dell’avvocato Francesco Verri, che rappresenta i familiari delle vittime. Il legale solleva la questione delle dichiarazioni autoindizianti ai sensi dell’articolo 63 del codice di procedura penale. Chiede il blocco dell’esame e una pronuncia del collegio sull’eventuale inutilizzabilità delle dichiarazioni. Il pm si oppone, precisando che il teste si riferisce alle prime segnalazioni ricevute. Il presidente del Tribunale, Alfonso Scibona, respinge l’istanza. Il rischio potenziale di inutilizzabilità allo stato non si è configurato. L’esame prosegue, focalizzandosi sulla catena di comando e sulle immagini trasmesse dall’alto.
IL VIDEO DI FRONTEX
La notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, sul tablet di D’Agostino scorre lo streaming video di Frontex. Le immagini sono quelle catturate dal velivolo Eagle 1, riproposte in aula su richiesta del pm. «Ho visto quel video più volte di Star Wars», ammette l’ufficiale rispondendo alle domande incalzanti del pm Staccini. Eppure, quella sequenza di fotogrammi, analizzata in tempo reale attraverso il software Pelagus interfacciato con la sala operativa, non fa scattare l’allerta di ricerca e soccorso. L’operatore di Frontex comunica che si tratta di un’operazione di law enforcement, un’azione di polizia giudiziaria, non un evento Sar.
Per l’Imrcc di Roma, il caso è chiuso prima ancora di aprirsi. D’Agostino archivia la pratica: «Per quanto mi riguardava il mio intervento era terminato e andai a dormire». La decisione della sala operativa viene vidimata con un pollice alzato, un via libera basato su parametri di apparente normalità. L’imbarcazione, localizzata a 40 miglia dalla costa (circa 80 chilometri), naviga «in condizioni estremamente regolari, con il mare in poppa e una conduzione ordinaria».
NON SEMBRAVANO MIGRANTI
Nessun segno visibile rimanda alla presenza di una massa umana stipata sottocoperta, sostiene il teste. Un concetto sui cui torna più volte nel corso di un interrogatorio protrattosi per sei ore. Gli scarichi del motore sono fuori dall’acqua, osserva mentre scorrono le immagini. E la linea di galleggiamento non appare depressa. La prua solleva spruzzi regolari. «Non sembrava un’imbarcazione di migranti, ne ho viste tante», spiega il capitano in aula. L’assenza di salvagenti sul ponte viene interpretata come un segno di ordine. Se non ce n’è neanche uno in giro, significa che sono stivati nelle posizioni previste. La barca appare «ordinata». Non c’è il sospetto del carico residuo di vite umane.
LA “STUFETTA”
Il pm incalza il teste sui segnali termici rilevati dai sensori di Frontex e sui contatti pregressi con la Turchia. Se non erano migranti, cosa potevano essere? «Potevano essere trafficanti di droga», risponde D’Agostino, aggiungendo che non erano giunte le consuete segnalazioni che solitamente anticipano gli arrivi dei migranti. La fonte di calore sottocoperta viene derubricata a potenziale “stufetta”, dato il freddo del 23 febbraio. Anche «l’uguaglianza di colore tra lo spruzzo d’acqua e l’acqua buttata fuori dagli scarichi» conforta l’ipotesi di una «navigazione regolare». L’unica anomalia visibile è la comparsa di una sola persona sul ponte. Troppo poco per dichiarare l’Incerfa, la fase di incertezza che precede l’allarme Sar.
IL “LIVELLO POLITICO”
L’esame si sposta poi sul «livello politico», espressione secondo D’Agostino «utilizzata dalla stampa» ma che in aula assume contorni tecnici precisi. Tutto scaturisce da una relazione di servizio al Comando generale fatta dopo la trasmissione televisiva “Il Cavallo e la Torre” di Rai 3 nel corso della quale era stato presentato come documento inedito una mail dell’allora capo dell’Imrcc di Roma. II 26 giugno 2022, D’Agostino comunicava alle dipendenti sedi periferiche delle Capitanerie che «a seguito di tavoli tecnici interministeriali, sono state impartite dal livello politico alcune disposizioni tattiche per gli assetti GdF che, di fatto, in parte impongono alcune riflessioni sul nostro modus operandi». “Livello politico” era anche il titolo della trasmissione.
La vicenda fece balzare nuovamente all’attenzione delle cronache nazionali le cosiddette “regole di ingaggio” a cui aveva fatto riferimento anche l’ex comandante della Capitaneria di porto di Crotone, Vittorio Aloi (sentito in una precedente udienza), uscendo dalla terribile visita al Palamilone trasformato in camera ardente. O c’è la dichiarazione di Sar (cioè di pericolo imminente) o i mezzi della guardia costiera non devono uscire. Esattamente quello che accadde nella tragica notte di Steccato di Cutro.
NECESSARIO COORDINAMENTO “STRINGENTE”
Il caso fu oggetto di una relazione di servizio, acquisita dalla Procura di Crotone, che chiariva che la mancata uscita in mare non era dipesa da un diverso orientamento del governo sull’immigrazione. Il termine “livello politico”, in una comunicazione rivolta ai colleghi, era stato utilizzato da D’Agostino, a suo dire, non nel senso di «indicazione tattica di modifica del modus operandi» bensì di «policy dell’azione di polizia in mare scaturente da situazioni contingenti non dipendenti dalla Guardia costiera».
In aula l’ufficiale ha fornito ulteriori chiarimenti. Se un’attività di polizia si sviluppa tra le 12 e le 24 miglia dalla costa, scatta l’obbligo di un «coordinamento più stringente con la Guardia di Finanza». Se invece si profila un evento di soccorso, l’amministrazione ha il dovere di dichiarare l’evento Sar. Nel caso di Cutro, i due canali sono rimasti stagni. Il protocollo prevede che le operazioni di law enforcement della Finanza non trasferiscano il pacchetto informativo alla Guardia Costiera, così come quest’ultima non trasferisce le informazioni Sar se non in casi episodici, sebbene la Finanza possa riqualificare l’azione di polizia in soccorso.
L’OCCHIO FANTASMA
L’elemento di «rassicurazione» che ha condizionato il processo decisionale di D’Agostino è stata la certezza della presenza dei mezzi della Guardia di Finanza in mare. Un «occhio in situ» ritenuto essenziale. La condivisione formale delle informazioni avviene solo alle ore 3.48 della notte. «Col senno del poi, quella telefonata me l’aspettavo prima», ammette il teste. Alle 23.37, sapendo che l’imbarcazione si trovava in un’area conosciuta, la Guardia Costiera avrebbe chiesto di intervenire come polizia sotto il coordinamento della sala operativa di Reggio Calabria, che era pronta a far uscire i mezzi. Ma l’informazione sulla reale situazione delle motovedette della Finanza – che erano rientrate in porto a causa delle condizioni meteomarine proibitive – è rimasta nascosta.
LE CRITICITÀ APPRESE DUE GIORNI DOPO
D’Agostino dichiara di aver saputo delle difficoltà delle imbarcazioni della Finanza solo «due giorni dopo il naufragio», durante un tavolo tecnico al ministero dell’Interno convocato per rispondere a un’interrogazione parlamentare. In quella sede, insieme a un ufficiale della Finanza, fu ricostruita la «cronologia delle azioni».
Il presidente del Tribunale, Alfonso Scibona, è intervenuto direttamente per scardinare i nodi della catena causale, chiedendo cosa sarebbe cambiato se l’Imrcc avesse saputo che la Finanza non era in mare. «Avrei innalzato il livello di allarme», risponde D’Agostino. Ove fosse stato a conoscenza della mancanza di quell’occhio rassicurante, il capitano avrebbe attivato una «riflessione serena» con l’omologo livello della Finanza e avrebbe inviato un’unità navale della Guardia Costiera sul posto per «dipanare la percentuale di errore». Anche una piccola probabilità che il target fosse una carretta carica di migranti andava verificata «facendoci un giro».
“SO’ MIGRANTI”
L’uscita in mare, precisa il teste, non sarebbe avvenuta in modalità Sar, poiché la barca continuava a navigare regolarmente a motore. Il presidente ha incalzato il teste anche sull’espressione “So’ migranti” utilizzata da un militare della Finanza, come emerge dall’analisi delle chat. «A quel punto che si fa? Si prosegue o si torna a casa?». D’Agostino risponde che l’operazione, a quel punto, si sarebbe trasformata in azione di polizia o di soccorso, ma non necessariamente recuperando le persone direttamente in mare aperto, dato che il mezzo non mostrava avarie. I militari sarebbero saliti a bordo, prendendo la conduzione del mezzo per portarlo in sicurezza in porto. La barca non sarebbe stata lasciata a se stessa. Per anticipare lo schianto sulla secca di Cutro, tuttavia, le unità della Guardia Costiera, in particolare la Cp 321, sarebbero dovute uscire tra l’una e mezza e le due di notte, ha confermato in aula.
LE RACCOMANDAZIONI DELL’ONU
L’avvocato Verri insiste sulle contraddizioni, contestando al teste la discrepanza tra il dubbio espresso in udienza sulla natura del natante e quanto dichiarato al pm Festa durante le indagini preliminari. Richiama inoltre le raccomandazioni dell’Onu sull’obbligo di considerare le imbarcazioni di migranti in pericolo intrinseco fin dal momento del distacco dal porto di partenza, a causa del cronico sovraffollamento. D’Agostino replica che il principio è condivisibile «nella misura in cui si sa che si tratta di un’imbarcazione con migranti». Il dubbio, secondo il teste, era condiviso anche dalla Guardia di Finanza, che proprio per questo aveva avviato un’operazione di polizia. L’occhio serviva a sciogliere quel dubbio.
Il capitano rivendica la propria storia professionale davanti alle domande delle difese delle parti civili: «40mila persone soccorse non sono diverse dalle 94 morte», dice, legando il proprio passato alla tragedia di Steccato.
«TUTTE LE BARCHE VANNO IN UN PORTO»
La testimonianza si è poi soffermata sul mancato screening preventivo del rischio di spiaggiamento. D’Agostino ribadisce la linea: l’ipotesi dell’immigrazione clandestina non era stata validata dai dati in possesso della centrale di Roma. Una barca con migranti avrebbe attivato un processo decisionale completamente diverso. Inoltre, la rotta non indicava un punto di collisione. «Tutte le barche vanno in un porto», argomenta l’ufficiale, sottolineando che i mezzi che gestiscono traffici illeciti di armi o droga tendenzialmente evitano i porti principali, ma non si schiantano sulla riva. Soprattutto, conclude il teste, quando ci sono centinaia di persone a bordo, ci sono centinaia di persone pronte a lanciare un “may day”. Le imbarcazioni di migranti non si schiantano deliberatamente, non si tratta di «suicidi.» La tragedia di Cutro è rimasta fuori dai radar predittivi per il difetto di informazione causato da altri organi dello Stato. Almeno questa è la versione di D’Agostino.
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