Maturità 2026, prima prova: Vitaliano Brancati e “I piaceri”, un’opera che mescola autobiografia e riflessione morale

Tra le tracce della prima prova scritta della Maturità 2026, per la tipologia A (analisi del testo), il Ministero ha scelto un brano di Vitaliano Brancati tratto da “I piaceri”. Gli studenti devono comprendere e analizzare il testo, riassumendone il contenuto, commentandolo e rispondendo ad alcune domande.
Lo scrittore siciliano, noto per la sua vena ironica e amara insieme, entra così tra i classici da far studiare agli studenti. La scelta non è casuale: il passo proposto affronta il tema della memoria e del suo ruolo nel dare consistenza al mondo. Una riflessione che, in tempo di social e oblio velocissimo, suona quasi come un monito.
Brancati scrive che senza ricordo il mondo sarebbe “sottilissimo, una lastra priva di spessore, sulla quale fulmineamente stampato, un perpetuo presente attirerebbe su di sé i nostri sguardi stupiti e incantati”. L’immagine è potentemente visiva. Un presente senza passato è una superficie piatta, un foglio su cui tutto si imprime in un istante e subito svanisce. L’incanto, dice Brancati, è quello dello stupore infantile davanti a ciò che non ha radici. Ma è anche un inganno.
Nato a Caltagirone nel 1907, Brancati attraversò il fascismo con un rapporto complesso, fatto di adesione giovanile e poi di netto distacco. “I piaceri”, pubblicato nel 1946, è un’opera che mescola autobiografia e riflessione morale. Il titolo è già una dichiarazione di intenti: non si tratta di un elogio dei godimenti mondani, ma di un’indagine su cosa significhi desiderare, ricordare, possedere. In quelle pagine, il piacere è spesso un’assenza, un oggetto sfuggente che si consuma nel momento stesso in cui lo si afferra. E la memoria diventa l’unico modo per trattenerne un’ombra.
La scelta ministeriale porta gli studenti a confrontarsi con un autore che non amava le semplificazioni. Brancati non offre risposte, apre domande. Perché il ricordo non è mai un dato oggettivo, ma un lavoro di ricostruzione, una scelta. E il “perpetuo presente” di cui parla è forse il vero nemico: l’illusione che ciò che conta sia solo l’attimo, il post, lo scorrere rapido delle notifiche.
Viviamo in un’epoca in cui tutto è istantaneo e la cancellazione è a un clic di distanza, Brancati, invece, ricorda che un mondo senza memoria è un mondo senza profondità. Una lastra sottile, appunto, su cui è bello guardare, ma da cui è difficile non cadere.
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