Marche

calci e pugni, le taglia i capelli per sfregio

JESI Prima l’invito a uscire per fare un giro insieme, poi la deviazione verso casa dell’uomo. E l’inizio di un incubo durato tutta la notte. Un sequestro di persona, stando alla ricostruzione della procura, che ha portato a processo un 50enne residente a Jesi. A far scattare il processo, una donna cubana, che aveva sporto denuncia ai carabinieri il 17 maggio del 2023. In pratica, la mattina successiva alla sua “liberazione” quando l’uomo con cui aveva stretto un legame affettivo l’aveva riaccompagnata nel suo appartamento.

In aula

Ieri mattina, davanti al giudice Maria Elena Cola, il dibattimento sarebbe dovuto entrare nel vivo. Come testimone era stata citata proprio la vittima (non si è costituita parte civile) ma non si è presentata. In compenso è stato sentito il carabiniere del Norm intervenuto a casa della donna dopo l’allarme lanciato al 112. Non solo aveva sporto denuncia, ma era stata anche trasportata al pronto soccorso perché lamentava di essere stata picchiata nel corso della nottata. Tanto che nei confronti del 50enne è scattata anche l’accusa di lesioni personali perché all’ospedale le era stata diagnosticata la frattura delle ossa nasali con una prognosi di trenta giorni. Un trauma legato alle contestate percosse subite durante la segregazione in casa, tra calci, pugni e capelli tirati.

Le altre contestazioni

Si procede pure per sequestro di persona e minacce aggravate. Per la procura, infatti, il 50enne avrebbe puntato al collo della donna un paio di forbici, utilizzate poi – sempre secondo la ricostruzione della pubblica accusa – per tagliarle i capelli in segno di sfregio. All’origine di tutto ci sarebbero state questioni di gelosia. Secondo le indagini, la donna aveva avuto in passato una relazione con l’imputato, poi tramontata. Ma evidentemente lui non avrebbe mai accettato l’idea di vederla con altri uomini. Così un giorno, con una scusa, è andato a trovarla, l’ha fatta salire in macchina e poi l’ha portata a casa sua. Per lei è stato come entrare all’inferno, almeno secondo quanto aveva riferito ai carabinieri in sede di denuncia. Stando alla procura, quella notte lui l’avrebbe massacrata di botte, impedendole di uscire di casa, di chiedere aiuto e di urlare. Ci sarebbero stati calci, pugni e schiaffi così forti da spaccare il naso alla cubana. La mattina successiva sarebbe stato l’imputato stesso, difeso dall’avvocato Andrea Boria, a riaccompagnare la donna a casa. Lei non ci aveva pensato due volte a chiamare il 112. L’imputato, che respinge tutte le accuse, deve ancora essere sentito.




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