>>>ANSA/ L’Europa si prepara per Hormuz. Macron, ‘noi pronti con 20 Paesi’ – Altre news
(di Michele Esposito)
Soddisfatta per il “ritorno alla
diplomazia” in Medio Oriente e nel Golfo, l’Europa, dopo mesi di
inazione, si prepara ad entrare in campo sul fronte iraniano.
L’atteso accordo tra Washington e Teheran spalanca le porte a
quella missione per lo Stretto di Hormuz che il presidente
americano aveva chiesto diverse settimane fa, ottenendo il
costante rifiuto degli Alleati. Per questi ultimi, infatti,
mancava la “condizione necessaria” per intervenire: il cessate
il fuoco e l’intesa tra i belligeranti. Il G7 di Evian,
tuttavia, ha registrato il ritrovato asse transatlantico,
agevolato dal formale impegno dell’Europa a operare per
garantire la libertà di navigazione nello Stretto. “La Francia è
pronta con altri 20 Paesi”, ha annunciato il presidente francese
Emmanuel Macron, padrone di casa del vertice dei Grandi.
Il dossier dal Lago di Ginevra planerà ora a Bruxelles, al
tavolo del summit dei 27. La più recente bozza di conclusioni,
ancora suscettibile di modifiche dell’ultim’ora, ha messo nero
su bianco “gli sforzi” dei Paesi Ue e dei loro partner per
garantire la libertà di navigazione e puntualizza che qualsiasi
accordo non deve alterare la “governance” di Hormuz. Per l’Ue,
di fatto, serve un ritorno allo stato pre-guerra ma con uno
Stretto non più minato dai Pasdaran. Nessun pedaggio imposto da
Teheran sarebbe accettato da Bruxelles, che punta a dare il suo
contributo anche sotto il vessillo blu-stellato dell’Unione. “Il
Consiglio europeo ricorda il ruolo dell’operazione di difesa
marittima Aspides, ne
sottolinea il potenziale contributo alla stabilizzazione della
regione e ne chiede il rafforzamento,” si legge nella bozza di
conclusioni del summit.
Modalità e tempistiche della missione europea – in questo
senso facendo riferimento innanzitutto alla coalizione dei
Volenterosi – restano ancora incerte e comunque legate agli iter
legislativi nazionali. La Francia e la Gran Bretagna – Paesi
guida dell’alleanza – sembrano avere fretta. Il cancelliere
Friedrich Merz – che mercoledì ospiterà il più volte rinviato
vertice degli E5 (con Parigi, Varsavia, Londra e Roma) per fare
il punto dopo il G7 – punta ad ottenere il mandato del Bundestag
entro la pausa estiva. La premier Giorgia Meloni si è mostrata
più cauta: ha sottolineato che non si sa ancora “se sarà
necessaria domani” l’autorizzazione del Parlamento e ha
rimarcato che ci sono “sessanta giorni”, a partire dalla firma
dell’intesa Usa-Iran, per capire le modalità di intervento.
L’intenzione degli europei resta quella di non forzare la mano,
passando comunque dalla via diplomatica, la stessa che nelle
prossime ore sbloccherà la nave ‘Grande Torino’ della Grimaldi,
da tempo ferma nello Stretto. “Il ministro degli Esteri
dell’Iran, Abbas Araghchi mi ha garantito la partenza sicura”
dell’imbarcazione, ha annunciato il titolare della Farnesina
Antonio Tajani dopo un colloquio con il suo omologo.
Al momento, la situazione a Hormuz appare ben lontana dalla
normalità. Dall’inizio della settimana i registri di navigazione
hanno segnalato il passaggio di meno di una ventina di navi,
rispetto alla media delle 120 al giorno del periodo pre-guerra.
Oltre duecento petroliere e oltre trecento navi mercantili,
secondo gli ultimi dati di martedì, erano ancora ferme
nell’area. Le perplessità su un passaggio che sia davvero sicuro
e la presenza delle mine, nonostante le rassicurazioni di Donald
Trump, stanno frenando il ripristino del traffico. A Bruxelles,
non a caso, sono convinti che per ritornare ai flussi di import
di gas e petrolio pre-conflitto potrebbero volerci mesi. Di
tutto questo i 27 leader parleranno giovedì e venerdì ad un
summit Ue dove, sul fronte mediorientale, resta caldo e divisivo
anche il dossier israeliano. Nella bozza di conclusioni la
condanna verso “le azioni unilaterali di espansione” in
Cisgiordania è netta ma sull’embargo ai prodotti degli
insediamenti il quorum è lontano, laddove sulle sanzioni al
ministro oltranzista Ben Gvir manca l’unanimità. Le prossime ore
diranno se le dure parole di Trump nei confronti di Benyamin
Netanyahu faranno da sponda decisiva a chi, in Ue, vuole dare un
segnale forte al governo israeliano.
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