Marche

si chiude il cerchio, tutti assolti

ANCONA – Chiuso il cerchio, la querelle che sembrava infinita è terminata con una sfilza di assoluzioni «per non aver commesso il fatto». Questa la formula utilizzata ieri mattina dal giudice Antonella Passalacqua per i 37 grottaroli – proprietari di cavità tra la Vedova e la Scalaccia – finiti a processo per le occupazioni demaniali ritenute abusive e per la realizzazione non consentita di manufatti in cemento, come per esempio gli scivoli per agevolare l’ingresso delle barche in acqua.

I fascicoli

Il dibattimento è nato dalla riunione di due fascicoli, dopo l’opposizione al decreto penale di condanna presentato dagli imputati, difesi dall’avvocato Marco Pacchiarotti. Il giudice li aveva condannati al pagamento di una multa di poco superiore ai 3mila euro. A tutti (alcuni sono stati anche sentiti come testimoni nel corso del processo) veniva contestato un articolo del Codice della Navigazione, che punisce chi occupa il demanio marittimo con manufatti realizzati senza la dovuta autorizzazione. Si tratta, principalmente, di scivoli, basamenti e assemblati di cemento. Costruzioni che supportano tuttora le grotte oppure lo scivolo per spostare in acqua le barche. Quello terminato ieri chiude definitivamente (a meno che la procura non decida di impugnare il verdetto) il cerchio investigativo che ha coinvolto i grottaroli, finiti nel vortice delle indagini fatte scattare dalla Guardia di Finanza nel 2023. La realizzazione degli abusivismi contestati, però, risalirebbero a molto prima.

La querelle sulle grotte va avanti da quasi 40 anni. Tanto che il difensore Pacchiarotti aveva prodotto in un vecchio processo articoli di giornale risalenti al 1985, quando si dava notizia dell’uso pubblico degli scali d’alaggio che erano stati realizzati all’epoca dai grottaroli. Un uso pubblico, dunque, in contrasto con l’abusivismo contestato dalla procura. In quell’occasione, il giudice ne aveva assolti due.

L’altro filone

Un terzo processo ha invece riguardato trenta grottaroli, sempre sul versante di Pietralacroce. I controlli di Finanza e Capitaneria di Porto erano culminati nel 2022. Nel mirino la superficie antistante le cavità artificiali, fatta di terrazze in calcestruzzo e scivoli di cemento e ferro. Era contestata la stessa norma del Codice della Navigazione che ha portato a processo i 37 grottaroli per cui ieri si è chiuso il processo.




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