De Palma: “Necessario un patto nazionale per salvare l’industria”
Michele De Palma, segretario della Fiom-Cgil, c’è una tregua per trattare con Electrolux il futuro della produzione in Italia. Qual è l’obiettivo?
«Garantire la struttura industriale italiana, senza chiudere nemmeno uno stabilimento, e difendere l’occupazione. Governo e Regioni hanno detto di essere pronti a interventi ordinari e straordinari. Bene. Bisogna ora costruire strumenti veri per garantire il rilancio di ricerca, sviluppo e produzione dell’elettrodomestico, intervenendo su costo dell’energia e dell’acciaio. Il quadro è mutato».
Come?
«Electrolux era arrivata al tavolo con un piano da 1.700 licenziamenti e la chiusura di uno stabilimento. Ora si è impegnata a non spostare produzioni, a non chiudere siti e a non licenziare. L’ho chiamata tregua armata: non si tocca né un bullone né un lavoratore. Sfruttiamo questo tempo per trovare soluzioni».


Non teme un nuovo caso Whirlpool o Embraco?
«Non possiamo sederci a un tavolo e poi scoprire che si chiude Cerreto, si licenzia, si delocalizza o si vende a qualcuno che poi sparisce. Dalle promesse di reindustrializzazione mancate abbiamo imparato. Spero anche il governo».
Cosa chiede alla politica?
«Di uscire dalla contrapposizione, soprattutto quando si parla di politica industriale. Se l’obiettivo è non bruciare la capacità produttiva e l’occupazione, ci dovrebbe essere convergenza tra governo e opposizioni. Electrolux, Stellantis e Ilva non sono solo vertenze aziendali, in ballo c’è la dignità e la sovranità industriale dell’Italia».
I 5 miliardi annunciati da Stellantis per ricerca e sviluppo in Italia sono una buona notizia?
«Sono pochi. Oggi il valore dell’auto si gioca su elettrificazione, intelligenza artificiale e guida autonoma. È necessario fare di più, soprattutto cifre collegate a modelli, volumi e stabilimenti. Se non abbiamo sovranità su questi fattori e non sappiamo quali marchi e quali modelli si faranno in Italia, sono annunci parziali».
Volkswagen in Germania chiude fabbriche, qui non è diverso?
«Non ho ancora capito quanti modelli si faranno a Pomigliano. Non so se a Mirafiori si raggiungeranno i volumi previsti sulla 500. A Cassino da gennaio sono 24 i giorni lavorati, Termoli ha perso la partita della gigafactory. Dire “non chiudo” non basta, se poi le persone stanno in cassa integrazione quasi a zero ore».
La solita Fiom che vede il bicchiere mezzo vuoto…
«Guardi, Filosa, e aggiungo la premier Meloni, avranno nella Fiom il più grande alleato se negozieranno un accordo con i sindacati capace di cancellare progressivamente cassa integrazione, riportando i giovani negli stabilimenti e rilanciando ricerca, sviluppo e produzione».


Intanto arrivano i cinesi a prendersi gli stabilimenti europei dell’auto e non solo?
«E l’Europa e il governo hanno sbagliato approccio. Si sarebbe dovuto trattare sulle capacità produttive a condizioni precise: ingresso in equity di un soggetto italiano o pubblico, trasferimento del know-how nel sistema Paese e garanzia dell’occupazione e della filiera. I cinesi hanno fatto così per anni e hanno ribaltato il mercato».
Ha citato tra i problemi il costo dell’acciaio. Come si salva l’Ilva?
«Il piano c’è: ripartenza degli impianti, manutenzione, transizione con decarbonizzazione. Manca la proprietà: l’Ilva è ancora in amministrazione straordinaria, lo Stato deve assumersi la responsabilità della siderurgia, perché l’acciaio è strategico».
La Fiom compie 125 anni. Come sono passati questi anni?
«Abbiamo attraversato la storia senza adattarci alla realtà, ma provando a cambiarla per la pace e nell’interesse dei lavoratori e della società».
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