Catanzaro, l’ora delle scelte: Possanzini, Mignani o Pagliuca per la panchina
Uno pratica il calcio più in linea con quello del Catanzaro. Un altro ha più esperienza e abitudine ai playoff. Un altro ancora sarebbe quasi una rivoluzione per il suo gioco ad altissima intensità, ma sembra pure più vicino a una rivale. Probabilmente Ciro Polito sta lavorando anche a un profilo finora riservato, la carta che può far saltare il banco come ogni tanto piace fare al ds, ma in queste ore tre nomi più di altri ruotano intorno alla panchina delle Aquile: Davide Possanzini, Michele Mignani e Guido Pagliuca.
Il primo più di ogni altro garantirebbe la continuità tecnica nel gioco, perché è stato per sette anni collaboratore e vice di Roberto De Zerbi ed è inserito in quel solco: costruzione dal basso e fraseggio insistito, un calcio palleggiato e tendente a dominare il possesso che ha dato risultati per due stagioni a Mantova, con un campionato di C vinto a mani basse e una salvezza acquisita in B senza troppe sofferenze. Lo scorso autunno Possanzini è stato esonerato perché non stava riuscendo a ripetersi, ma la sua proposta piace e sarebbe adatta alle caratteristiche dei giocatori giallorossi, da Iemmello a Petriccione, da Pigliacelli fino a Pittarello, visto che in Lombardia comunque abbinava la fantasia dei trequartisti alla forza fisica di un centravanti vero (in quel caso Mensah). Possanzini è stato vicino alla Sampdoria, ma i blucerchiati pare stiano virando verso Pecchia, quindi resta in pista.
Quello con più esperienza e abitudine ai playoff è Mignani, che Polito conosce benissimo per aver vinto insieme a lui la Serie C e aver sfiorato la Serie A con il Bari. In Puglia, l’anno dopo, lo stesso Polito l’ha esonerato dopo otto giornate, ma il rapporto fra i due è ancora saldo. Mignani nelle ultime due stagioni ha allenato il Cesena, portandola da matricola agli spareggi promozione, dove è stato buttato fuori al primo turno proprio dal Catanzaro, e venendo poi esonerato dopo due terzi della stagione appena terminata: con lui al timone i romagnoli sono sempre stati in zona playoff, successivamente ne sono usciti mestamente e meritatamente. Quello di Mignani è un calcio meno ricercato e più pragmatico della visione di Possanzini, snocciolato con un 3-5-2 più lineare, ma non è detto che non possa adattarsi alle qualità dei giallorossi.
Pagliuca, invece, sarebbe una rivoluzione. Non per la mentalità offensiva e spregiudicata che hanno le sue squadre, apprezzata anche dai tifosi del Catanzaro quando, due stagioni fa, ha lasciato un’ottima impressione con la Juve Stabia sia al “Ceravolo” che nella sfida in Campania. Sarebbe una rivoluzione soprattutto per il pressing ad alta intensità che pretende dai suoi calciatori (comunque non un inedito per il Catanzaro). Polito avrebbe voluto portarlo a Catanzaro due anni fa, quando alla fine scelse Caserta perché fu impossibile strapparlo alla Juve Stabia, ma un tentativo lo ha fatto anche lo scorso ottobre, nel momento in cui la panchina di Aquilani era a rischio, aveva lanciato un sondaggio concreto. Il problema è che adesso Pagliuca è in avanzata fase di discussione con il Cesena, quindi la strada che porta verso di lui pare più complicata delle altre.
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