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I 70 anni di Joe Montana campione Nfl e la rivelazione: che delusione quando i 49ers preferirono Steve Young a me  

Settanta anni per un mito del football americano e dello sport mondiale. Joe Montana, il fuoriclasse della Nfl anni Ottanta e inizio Novanta, chiare e orgogliose origini italiane, è uno dei quegli atleti indimenticabili per la qualità delle sue prestazioni agonistiche. Ha disputato 4 Super Bowl con la maglia dei San Francisco 49ers e li ha vinti tutti e quattro. Gare perfette. Zero intercetti.

Ma lo sport, come la vita, sa essere ingrato e anche Comeback Kid, così chiamato per la sua capacità di guidare rimonte tecnicamente impossibili con la stessa serenità di un ragazzo che va a comprarsi un gelato, ha dovuto incassare una cocente delusione. Lo ha rivelato lui stesso, di recente, parlando con la CNBC.

Come racconta la storia del football, Montana giocò in una epoca dove i quarterback non erano affatto tutelati come oggi dal punto di vista fisico. Subivano colpi tremendi e la loro incolumità era costantemente a rischio. JM patì infortuni severi, anche da ko. Ma resiliente e ostinato, dopo (anche lunghi) periodi in infermeria, tornava a fare il suo e da par suo.

In una intervista che mi ha concesso all’Americam Bowl camp di Trieste (evento creato da Riccardo Lonzar) ha spiegato, quasi fosse la cosa più semplice al mondo, come riuscisse a cancellare immediatamente i ricordi negativi e a “resettare” per poter competere al top anche pochi secondi dopo un’azione andata male (qui la chiacchierata integrale con il campione).

Eccoci al retroscena che, anche oltre trent’anni dopo, fa ancora male al campionissimo.

Finale di Conference Nfc del 1990 tra i Niners e i New York Giants. Il defensive end avversario Leonard Marshall trova il varco per colpirlo. Una botta tremenda. Il danno è serio per Joe: costole incrinate, contusione allo sterno e per non farsi mancare nulla pure una mano fratturata. Respira a fatica, il dolore è forte. I Giants vincono 15-13 ed è, di fatto, l’ultima apparizione in una gara di alto livello in casacca 49ers per Montana.

Il fisico provato ha altri cedimenti. Il qb resta fuori nella stagione 1991 e per gran parte del 1992 a causa di un infortunio al gomito subito in preseason. Intanto lo scalpitante Steve Young, altro grandissimo giocatore, va detto, mancino, si afferma al suo posto e sarà Mvp nella stagione 1992.

E arriviamo al momento cruciale. Sta per iniziare il campionato 1993 quando l’head coach, George Seifert, è drastico: Young è il titolare. Non c’è discussione. Inutile provare a scalzarlo con un training camp superiore al prescelto. Non si discute: giocherà Steve. Punto e basta.

Ma JM non può accettare tutto questo. “Solitamente, quando ti infortuni, ti viene restituito il posto al tuo rientro. Soprattutto dopo aver vinto due Super Bowl ed essere in finale per il terzo anno consecutivo. Non ho nemmeno chiesto di riaverlo il mio posto, perché capivo cosa stesse cercando di fare il coach, ma volevo competere per smentire quella decisione presa. Lui pensava che questa fosse la successione, giusto? Ma io non ero pronto per la successione, proprio no”, ha raccontato al media americano.

“So di poter giocare titolare; sono certo di essere migliore di lui, lasciatemi competere, fatemi provare e lo dimostrerò”, chiede insistentemente il formidabile quarterback al coaching staff. Ma Seifert non fa una piega: “No, Joe, no, gioca Steve”. E lui: “Beh, io non ho intenzione di restare seduto in panchina. Non era così che immaginavo di concludere la mia carriera”.

Così, nell’aprile del 1993, Montana chiese di essere ceduto. I Kansas City Chiefs lo acquisirono in cambio di una scelta al primo giro del draft, e lui guidò Kansas City alla finale di Conference AFC nella sua prima stagione. Nel frattempo, Steve Young portò i Niners a un’altra finale di Conference, perdendo contro i Dallas Cowboys. L’anno successivo (1994), Montana guidò nuovamente i Chiefs ai playoff, ma Young conquistò il suo secondo titolo di MVP e vinse il Super Bowl con i Niners.

“Avevamo appena vinto due Super Bowl di fila. Quando ho lasciato il campo dopo quel colpo stavamo ancora vincendo. Eravamo sulla buona strada per il terzo titolo consecutivo e io avevo avuto una delle migliori stagioni a livello statistico della mia carriera. E lui. Seifert, non mi ha nemmeno permesso di competere per un posto da titolare”, ripete come se fosse accaduto ieri, con la stessa delusione e l’identica voglia di dimostrare il contrario.

Nel giorno del suo settantesimo compleanno giornali e network Usa festeggiano Joe Montana e ricordano le sue imprese. Noi raccontiamo un retroscena poco conosciuto che dimostra come davvero nessuno sia profeta in patria ma anche come i top player sappiano sempre ricominciare e vincere ancora, anche altrove. Tanti auguri Comeback Kid, per noi sei e resti il Campione senza tempo.


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