Perché Le Cronache di Narnia non è diventato il nuovo Harry Potter? 5 errori che hanno condannato la saga

Da “Il leone, la strega e l’armadio” a “Il viaggio del veliero”, il franchise tratto dai romanzi di C.S. Lewis sembrava destinato a dominare il fantasy degli anni Duemila. Poi qualcosa è andato storto: ecco gli errori che hanno fermato la corsa di Le Cronache di Narnia.
Quando nel 2010 arrivò nelle sale Le cronache di Narnia – Il viaggio del veliero, molti pensavano che la saga fantasy tratta dai romanzi di C.S. Lewis fosse destinata a seguire le orme di Harry Potter e de Il Signore degli Anelli. E invece accadde il contrario. Dopo appena tre film, quello che sembrava uno dei franchise più promettenti degli anni Duemila scomparve lentamente dai radar, lasciando incompleta l’avventura di Narnia sul grande schermo.
Oggi, con il nuovo adattamento affidato a Greta Gerwig per Netflix, è inevitabile guardarsi indietro e chiedersi cosa sia andato storto. Perché una saga con un mondo così ricco, personaggi iconici e milioni di lettori non è mai riuscita a trasformarsi in un fenomeno culturale come i suoi rivali? Ecco alcuni degli errori che potrebbero aver condannato la trilogia originale.
Non c’era un vero piano a lungo termine
Uno dei problemi principali della saga cinematografica di Narnia è stata la mancanza di una visione chiara sul lungo periodo. A differenza di Harry Potter, progettato fin dall’inizio come un percorso cinematografico completo, o de Il Signore degli Anelli, concepito come una trilogia organica, i film di Narnia hanno sempre dato l’impressione di essere realizzati uno alla volta. Ogni capitolo sembrava dover dimostrare di meritare un seguito, invece di essere parte di un progetto più ampio. Il risultato è stato un franchise che non ha mai dato la sensazione di avere una direzione precisa, lasciando molte delle potenzialità dell’universo creato da C.S. Lewis inesplorate.
Il principe Caspian cambia troppo in fretta
Dopo il successo de Il leone, la strega e l’armadio, il secondo film scelse una strada molto diversa. Il principe Caspian (Ben Barnes) abbandonò gran parte dell’atmosfera fiabesca e avventurosa che aveva conquistato il pubblico per puntare su una storia più cupa, politica e militare. Per molti spettatori, soprattutto i più giovani, il cambiamento fu brusco. L’umorismo diminuì, la magia passò in secondo piano e il racconto si fece improvvisamente più serio. Invece di accompagnare gradualmente il pubblico verso temi più maturi, la saga fece un salto che finì per disorientare una parte degli spettatori.
I film non hanno sfruttato la forza più grande dei libri
Il già citato universo di Harry Potter segue sempre lo stesso protagonista, così come Il Signore degli Anelli racconta una singola grande avventura. Al contrario, i romanzi di Narnia hanno una caratteristica unica: ogni libro può quasi essere letto come una storia a sé. I film, però, hanno cercato di trasformare la saga in una narrazione continua incentrata soprattutto sui fratelli Pevensie. Quando alcuni personaggi hanno iniziato a uscire di scena, il pubblico si è sentito privato dei suoi punti di riferimento invece di essere incuriosito dai nuovi protagonisti. Così facendo, il franchise ha finito per ridurre la sensazione di vastità che rendeva speciale il mondo di Narnia.
Non solo: pur avendo materiale narrativo ricchissimo, la saga non ha beneficiato della stessa spinta promozionale dei suoi concorrenti. Mancavano l’evento mediatico, il merchandising diffuso e quella sensazione di appuntamento imperdibile che accompagnava le altre grandi saghe fantasy dell’epoca. Tutti fattori che hanno contribuito a far percepire Narnia come una semplice serie di film fantasy, invece che come un universo cinematografico destinato a lasciare il segno.
Aslan è stato utilizzato troppo poco
Per molti lettori, Aslan è il vero cuore della saga. Rappresenta la speranza, la saggezza, il sacrificio e la dimensione più profonda del mondo creato da Lewis. Nel primo film la sua presenza è centrale e memorabile, ma nei capitoli successivi il leone appare sempre meno influente. Spesso entra in scena per dispensare qualche consiglio e poi scompare rapidamente dalla storia. Riducendo il ruolo di Aslan, i film hanno perso una parte importante della loro forza emotiva e simbolica, indebolendo progressivamente la scitntilla che aveva reso speciale il primo capitolo.
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Anche i tempi di uscita hanno giocato un ruolo importante. Tra Il leone, la strega e l’armadio e Il principe Caspian passarono tre anni, mentre Il viaggio del veliero arrivò due anni dopo. In un periodo in cui le saghe fantasy si susseguivano rapidamente e la concorrenza era fortissima, queste lunghe pause fecero perdere slancio al franchise. I giovani spettatori crescevano, gli attori cambiavano e l’entusiasmo diminuiva. Quando arrivò Il viaggio del veliero, una parte del pubblico aveva già voltato pagina.
Forse l’errore più grande fu semplicemente arrendersi. Dopo risultati inferiori alle aspettative, gli studios decisero di interrompere il progetto invece di correggere la rotta. Molti dei romanzi più amati di C.S. Lewis non sono mai arrivati sul grande schermo. Anche altre saghe hanno attraversato momenti difficili senza essere abbandonate (basti pensare a Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, il film con gli incassi più bassi della serie), Narnia, invece, è stata bloccata proprio quando avrebbe potuto reinventarsi. Ancora oggi, molti fan si chiedono cosa sarebbe successo se gli studios avessero avuto un po’ più di fiducia. Adesso sta a Greta Gerwig scoprirlo!
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