Droni navali per rifornire le truppe nel Pacifico: il piano Usa per sfidare la Cina
Il Pentagono vuole affidarsi ai sistemi senza equipaggio per affrontare le sfide strategiche dell’Indo-Pacifico, un’area considerata cruciale nella competizione con la Cina. L’ultima iniziativa riguarda lo sviluppo di una nuova generazione di imbarcazioni autonome di superficie, gli Usv (Unmanned Surface Vessel), pensate per garantire i rifornimenti alle forze statunitensi anche in scenari ad alta intensità operativa. Washington vuole così costruire una rete logistica più flessibile, resistente e meno vulnerabile agli attacchi nemici.
Nel Pacifico gli Usa si affidano agli Usv
Secondo quanto riportato da Naval News, il Dipartimento della Difesa Usa ha avviato una procedura per acquisire decine di questi mezzi autonomi destinati a sostenere le operazioni dell’esercito americano nel Pacifico. Il programma ruota attorno all’Autonomous Resupply Vehicle (ARV-S), un drone navale progettato per trasportare container standard da 20 piedi verso unità avanzate distribuite tra isole, basi remote e avamposti strategici.
Le specifiche richieste sono particolarmente ambiziose: autonomia fino a 1.600 miglia nautiche andata e ritorno, capacità di carico di almeno due container e possibilità di navigare e manovrare in modo completamente autonomo anche in condizioni meteorologiche impegnative. Per Washington si tratta di una risposta diretta alle difficoltà che potrebbero emergere in un eventuale confronto con la Cina, soprattutto nelle aree comprese tra il Mar Cinese Meridionale e Taiwan.
A causa della crescente potenza navale cinese, della diffusione di sistemi missilistici a lungo raggio e della minaccia di attacchi contro infrastrutture e linee di comunicazione, i tradizionali mezzi logistici rischiano infatti di diventare bersagli vulnerabili. Mezzi autonomi, più piccoli, distribuiti e relativamente economici, consentirebbero invece di moltiplicare i punti di rifornimento e complicare l’individuazione da parte dell’avversario.
Una nuova strategia
A proposito di Usv: nelle scorse ore un elicottero d’attacco Apache dell’esercito statunitense è precipitato al largo delle coste dell’Oman, nei pressi dello Stretto di Hormuz, durante una missione di pattugliamento nelle acque regionali. I due membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo proprio grazie all’intervento di un’imbarcazione di superficie senza equipaggio usata per la prima volta in simili circostanze.
La nuova iniziativa del Pentagono, dunque, si inserisce in una strategia più ampia che vede gli Stati Uniti investire massicciamente nei droni. La Marina americana prevede infatti di schierare entro il 2030 oltre trenta Medium Unmanned Surface Vessel (Musv) nel teatro indo-pacifico, affiancati da migliaia di droni navali di dimensioni minori, così da creare una rete integrata di piattaforme autonome capaci di svolgere compiti di sorveglianza, raccolta dati, protezione delle flotte e supporto logistico.
L’esperienza maturata nei conflitti recenti, dall’Ucraina al Medio Oriente, ha inoltre rafforzato l’interesse americano verso i droni marini, pur con la consapevolezza che le enormi distanze del Pacifico richiedono soluzioni diverse rispetto a quelle utilizzate nel Mar Nero o
nel Mar Rosso. Per questo motivo il Pentagono punta su piattaforme autonome in grado di operare per lunghi periodi, coprire grandi distanze e sostenere una logistica distribuita. Un jolly in più per tenere a bada la Cina.
Source link




