Società

Giovanni Falcone, la scuola di Cassina de’ Pecchi (in provincia di Milano) cambia nome in onore del magistrato ucciso dalla mafia

Nell’Istituto Comprensivo la cerimonia con la Fanfara dei Carabinieri e gli studenti che cantano “In nome di Falcone”

Lunedì 8 giugno, mentre gran parte delle scuole italiane archiviava l’anno scolastico tra rituali di saluto e certificati di promozione, l’Istituto Comprensivo di Cassina de’ Pecchi ha scelto un’altra strada. Quella di trasformare l’ultimo giorno di lezione in un atto pubblico di memoria. La comunità ha intitolato la scuola a Giovanni Falcone, magistrato ucciso dalla mafia nel 1992, in una giornata dal titolo “Giovanni chiama, i giovani rispondono”.

La cerimonia ha avuto una cornice inusuale per un evento scolastico: la Fanfara del III Reggimento Carabinieri Lombardia-Milano. Le loro divise e le note hanno aggiunto peso istituzionale a un momento che avrebbe rischiato, altrove, di restare puramente formale. Aprendo i lavori, la dirigente scolastica Valentina Molignani e la sindaca Elisa Balconi hanno portato i saluti. Poi la parola è passata a chi quella lotta l’ha vissuta sulla propria pelle.

Lorenzina Vitali, madre del maresciallo del ROS Filippo Salvi, morto durante un’operazione antimafia a Bagheria, non ha usato giri di parole. “Intitolare un Istituto Scolastico a un uomo immenso come Falcone è un gesto fondamentale. Aiuta le nuove generazioni a mantenere viva la memoria di quegli uomini straordinari che hanno servito degnamente lo Stato”, ha detto, ricordando il figlio.

Subito dopo è arrivata la testimonianza più cruda. Graziella Accetta, madre di Claudio Domino, vittima innocente di mafia ucciso a undici anni a Palermo, ha raccontato ai ragazzi una storia che non concede consolazione. Un bambino ucciso perché si trovava nel posto sbagliato nel momento sbagliato. La sua voce ha portato nell’aula magna qualcosa che nessun libro di testo può trasmettere: il vuoto che resta.

A cambiare prospettiva è stato Francesco Mongiovì, ex componente della scorta di Falcone. Lui c’era, accanto al giudice. I suoi ricordi non sono ricostruzioni storiche ma frammenti di vita quotidiana trascorsa sotto scorta, tra controlli, appostamenti e la consapevolezza di essere un bersaglio. I ragazzi ascoltavano senza quel velo di distanza che spesso separa la cronaca dalla coscienza.

La musica ha poi preso il posto delle parole. Gli alunni delle quinte primaria e delle terze secondaria hanno eseguito “Essere Umani” e “In nome di Falcone”. Non una semplice esibizione di fine anno. Due brani scelti per legare il nome del magistrato a un’idea di responsabilità collettiva.

Il momento culminante è arrivato con lo scoprimento della targa che da lunedì 8 giugno campeggia all’ingresso dell’Istituto. Autorità, docenti, studenti e cittadini hanno guardato il nome di Falcone diventare parte dell’indirizzo della loro scuola. Un gesto simbolico, certo. Ma chi era presente sa che, in certi contesti, i simboli pesano quanto i fatti.


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