Emilia Romagna

“Più giovani, case e Tecnopolo per il futuro”


Non una discussione sulle prossime elezioni, ma una riflessione su come sarà Bologna tra vent’anni. Con questo obiettivo il sindaco Matteo Lepore ha riunito amministratori del passato, sindaci, associazioni, sindacati e rappresentanti del territorio per avviare il confronto sul Terzo Piano Strategico Metropolitano, il documento che dovrà orientare lo sviluppo della città e dell’intera area metropolitana fino al 2050.

Due le grandi questioni che, secondo il sindaco, determineranno il futuro di Bologna: la sfida demografica e quella climatica. Temi che coincidono con le priorità individuate nel documento preliminare del Piano Strategico, dove l’invecchiamento della popolazione e il cambiamento climatico vengono indicati come i fenomeni destinati a modificare profondamente il territorio nei prossimi decenni.

“Oggi è un appuntamento al quale abbiamo voluto invitare chi ha già svolto il lavoro di assessore, amministratore e sindaco nei mandati precedenti, sia di centrodestra sia di centrosinistra”, ha spiegato Lepore. “Le due sfide che proponiamo sono quella demografica, cioè attrarre più giovani, rafforzare il tessuto economico e dare più sostegno alle famiglie, e quella climatica, che rappresenta anche una chiave di protezione della comunità”.

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Una città sempre più anziana

La fotografia che emerge dai dati demografici è quella di una città che invecchia rapidamente. Una trasformazione che obbliga a ripensare servizi, welfare, abitazioni e organizzazione sociale. “I numeri della demografia sono molto chiari”, ha detto il sindaco. “La città invecchia, si allunga la vita, per fortuna, ma aumenta il numero degli anziani e diminuiscono i giovani”. Nel documento del Piano Strategico si stima che entro il 2050 la popolazione metropolitana crescerà del 3%, ma con un forte aumento degli over 65 (+8%) e una diminuzione della popolazione in età lavorativa (-7%). Per Lepore la conseguenza è evidente: “Questa curva demografica ci dice che avremo sempre più bisogno di servizi. Dunque il nostro modello di welfare va rivisto e deve vedere il lavoro al centro”. Il sindaco ha poi richiamato uno dei temi più delicati per il futuro della città: la sostenibilità del lavoro sociale ed educativo. “Senza gli educatori, chi lavora nel sociale, gli infermieri e gli operatori della cura, Bologna non sarebbe la città speciale che è. Se vogliamo mantenere forte il nostro sistema di welfare, servono sia risorse pubbliche sia risorse private”.

La sfida del clima dopo le alluvioni

Accanto alla demografia c’è il tema del cambiamento climatico, reso ancora più urgente dalle alluvioni che negli ultimi anni hanno colpito il territorio metropolitano. “Dopo le alluvioni ci dobbiamo porre anche la domanda di quale nuova infrastruttura serva e di come adattare il territorio ai disastri climatici”, ha affermato Lepore. “Aumentano le temperature, aumentano le ondate di calore e purtroppo aumentano anche i rischi per le persone più fragili”. Nel piano viene evidenziato come la crisi climatica sia destinata a incidere su salute, energia, acqua, infrastrutture e qualità della vita. Gli scenari prevedono un aumento della temperatura media di circa due gradi e una crescita significativa delle giornate di caldo estremo.

Il Tecnopolo e la rivoluzione dell’intelligenza artificiale

Uno dei passaggi più significativi dell’intervento di Lepore riguarda il Tecnopolo e il ruolo di Bologna nell’economia dell’intelligenza artificiale. “Credo che il Tecnopolo sia un esempio di come Bologna è cambiata in questi anni”, ha detto. “Gli amministratori dei mandati precedenti non avevano il Tecnopolo. Noi invece l’abbiamo, è stato realizzato e ora crescerà”. Per il sindaco, tuttavia, non basta ospitare uno dei poli tecnologici più importanti d’Europa. “Sta a noi decidere se cresce soltanto perché l’Europa o il Governo lo vogliono oppure se anche Bologna vuole essere protagonista di questa novità”. Una crescita che comporta però anche problemi concreti. “Un data center tra i più grandi e potenti del mondo consuma energia, consuma acqua e avrà bisogno di un’offerta abitativa adeguata per le imprese e i ricercatori che arriveranno”. Da qui la richiesta di accompagnare lo sviluppo del Tecnopolo con un piano energetico e abitativo. “La città ha bisogno di un piano energetico, di un piano di sostenibilità per la presenza del Tecnopolo e anche di decidere cosa fare nelle aree circostanti. Questa presenza non deve essere contro la città ma diventare un valore aggiunto”.

L’emergenza casa entra nel dibattito europeo

Lepore ha collegato direttamente il tema dell’intelligenza artificiale a quello dell’abitare. “Se Bologna vuole essere uno dei grandi hub europei dell’intelligenza artificiale, deve avere dall’Unione Europea anche le risorse per affrontare le questioni abitative, energetiche e climatiche”. Il sindaco ha spiegato di stare lavorando insieme ad altri amministratori per chiedere che i fondi europei destinati alla competitività e all’innovazione possano finanziare anche l’emergenza casa. “L’Europa ha deciso che le politiche per l’abitare possono essere finanziate. Adesso però deve metterci i soldi”.

Tram, mobilità e il milione di abitanti

Altro capitolo centrale è quello delle infrastrutture. Secondo Lepore il completamento delle linee tramviarie cambia completamente la prospettiva del dibattito cittadino. “Con la fine dei cantieri del tram cambia il dibattito in città. Il punto non è più se fare il tram”. Per il sindaco la vera sfida è un’altra. “Il tema è cosa vogliamo per la mobilità dell’area metropolitana e come collegare tutto il milione di abitanti”. Da qui la proposta di un nuovo piano metropolitano dei trasporti. “Dobbiamo aggiornare il piano della mobilità perché non dobbiamo più avere l’ambizione di collegare solo i quartieri di Bologna. La sfida dei prossimi vent’anni è collegare tutti i comuni dell’area metropolitana”. L’obiettivo è costruire un sistema integrato capace di raggiungere aree industriali, poli logistici, ospedali e servizi pubblici. “Se non vogliamo che le persone continuino ad andare a lavorare con i propri mezzi dobbiamo offrire un’alternativa”.

Un piano condiviso oltre gli schieramenti

La particolarità del percorso avviato da Palazzo d’Accursio è la volontà di coinvolgere amministratori di ogni colore politico. “Oggi abbiamo invitato anche chi partecipò alla giunta Guazzaloca”, ha ricordato Lepore. “Non ho condiviso tante cose di quel mandato, ma altre le ho apprezzate e sono felice che alcuni di loro siano presenti”. L’obiettivo dichiarato è arrivare a una visione condivisa. “Alla fine del percorso avremo un documento sul futuro di Bologna condiviso da tutti. Quello che non sarà condiviso non entrerà nel testo. Poi alle elezioni ognuno si presenterà con la propria ricetta”. Per il sindaco Bologna si trova davanti a un vero e proprio bivio storico. “Abbiamo affrontato tanti nodi che erano fermi da decenni. Abbiamo realizzato il tram, stiamo rigenerando le aree dismesse, abbiamo il Tecnopolo. Il dibattito adesso è nuovo. Bologna è pronta per parlare di sé stessa in modo nuovo”. E la domanda che Lepore pone alla città è chiara: come trasformare l’arrivo dell’intelligenza artificiale, dei supercomputer e delle nuove tecnologie in un’opportunità per i cittadini senza compromettere qualità della vita, sostenibilità e coesione sociale. “Il supercomputer ce l’abbiamo. Adesso dobbiamo capire come fare in modo che non consumi la città ma produca innovazione, ricerca e opportunità”.

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