Puglia

Operazione ‘Re Nero’, 4 arresti a Bari

Quindici colpi di pistola calibro 9 esplosi contro le vetrate di un bar per uccidere, auto date alle fiamme e una rete di comunicazioni clandestine protetta persino dietro le sbarre. C’è tutto il repertorio della violenza e del controllo mafioso del territorio nell’operazione “Re Nero”, scattata alle prime luci dell’alba di oggi.

I Carabinieri della Compagnia di Modugno hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), nei confronti di quattro persone. Le accuse contestate a vario titolo sono tentato omicidio, estorsione, porto illegale di armi, ricettazione, furto e l’incendio di auto, oltre al favoreggiamento personale e all’introduzione illegale di dispositivi di comunicazione in carcere.

Il blitz ha visto l’impiego massiccio di reparti d’élite dell’Arma: dai Cacciatori di Puglia al Nucleo Cinofili, passando per le Aliquote di Primo Intervento (API) e l’elicottero del Nucleo di Bari. Le manette sono scattate simultaneamente a Palo del Colle e nelle case circondariali di Lecce e Paola, dove alcuni indagati erano già ristretti. Tre di loro sono stati trasferiti in carcere, uno è finito ai domiciliari, mentre per un quinto indagato il Gip non ha ritenuto attuali le esigenze cautelari.

L’escalation di violenza e il bar sotto tiro

L’inchiesta, condotta dalla Sezione Operativa di Modugno tra il 2023 e il 2024, ha permesso di fare luce su un tentato omicidio a Palo del Colle il 16 novembre 2023. Al centro della vicenda c’è il calvario di un imprenditore locale, costretto da un pregiudicato legato al Clan Strisciuglio a cedere autovetture a noleggio senza ricevere alcun pagamento.

Prima l’estorsore aveva noleggiato un veicolo dalla vittima e, con l’intento di intimidirla, invece di restituire il mezzo gli avrebbe dato fuoco. L’escalation di violenza sarebbe culminata poi nell’assalto al bar dell’imprenditore, dove l’autore del tentato omicidio, giunto a bordo di un’auto rubata, avrebbe esploso quindici colpi di pistola calibro 9 contro l’ingresso del locale con l’intento di colpire i presenti. L’auto utilizzata per l’agguato è stata successivamente ritrovata completamente carbonizzata cancellandovi ogni traccia utile alle indagini.

Il controllo dal carcere e il “bacio” con le SIM

Ma l’elemento più inquietante emerso dalle indagini è l’assoluto controllo che il principale indagato continuava a esercitare dal carcere, anche nei confronti delle persone a lui più vicine. Spinto da gelosia, nel gennaio 2024 l’uomo ha ordinato ai suoi sodali di rubare e bruciare l’auto della sua stessa fidanzata. che, nonostante fosse consapevole delle responsabilità del compagno, avrebbe scelto di denunciare alle autorità un furto ad opera di ignoti.

La donna si sarebbe poi resa protagonista di un altro grave episodio: nel corso di un colloquio in carcere, e con il concorso di altri due indagati, sarebbe riuscita a cedere di nascosto al compagno, tre schede telefoniche intestate a prestanomi, trasferendogliele direttamente in bocca attraverso un bacio. Le SIM sarebbero state poi inserite in telefoni cellulari detenuti illegalmente nelle celle, garantendo così la continuità delle comunicazioni dei detenuti verso l’esterno.




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