Del Piero: “Io presidente della Juve? Grande rispetto per chi c’è ora”. Ma i tifosi: “Vogliamo te”

PARMA – Sul futuro, Alex Del Piero non si sbilancia. Ma è il popolo juventino, che ha riempito il Teatro Regio di Parma, a chiedergli di prendere in mano la Juventus. “Salvaci!”, urla qualcuno dai palchi. “Sei tu il nostro presidente”, risponde una signora in platea, vestita di bianconero. Ma il diretto interessato, dal palco del Festival della Serie A, dribbla la questione: “L’affetto e le aspettative da parte degli juventini nei miei confronti non mi lasciano indifferente, sia che mi chiedano di fare il presidente, sia che mi vogliano in altri ruoli. Lo vivo come una responsabilità, non come un peso”.
Del Piero: “La Juve sa cosa correggere”
Subito dopo, però, Del Piero aggiunge quel “ma” che gela ogni entusiasmo: “Non voglio dare consigli a nessuno. Per la Juve è un momento decisamente complicato, ma voglio vedere il buono che c’è. Raccontiamo la situazione di Juve e Milan come un disastro, ma è stato un campionato aperto fino alla fine. Sicuramente l’ambiente Juve sa cosa ci sia da correggere. Ci sono professionisti seri, sanno cosa fare”.
Il rapporto con gli Agnelli
Il capitano per sempre, 51 anni compiuti, cammina su un filo e sta bene attento a non sbilanciarsi. “Il mio legame con la famiglia (Agnelli/Elkann, ndr), pur con momenti particolari, è sempre stato onesto e franco. È l’unica proprietà di un club italiano in carica da così tanti anni”. Quindi si rivolge ai dirigenti: “Ho grande rispetto per chi è alla Juventus oggi e non mi permetto di giudicare il lavoro che fanno, perché ci sono sempre dinamiche che non si conoscono da fuori”.
I tifosi sognano Del Piero presidente
Non si scioglie nemmeno quando gli si chiede cosa direbbe ai calciatori della Juve dopo la mancata qualificazione in Champions: “Le sconfitte hanno sempre un’importanza maggiore rispetto alle vittorie. Il Como e la Roma hanno fatto una stagione straordinaria”. Ma non è quello che vogliono sentirsi dire le centinaia di tifosi in sala, arrivati anche da lontano, in fila sotto il sole dal primo mattino per ascoltare il loro eroe. Cantano: “Un capitano, c’è solo un capitano”. Vorrebbero poter cantare: “Un presidente, c’è solo un presidente”.
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