Agguato con la pistola per rapinarlo. «Nel branco il mio collega di lavoro»
OSIMO – Picchiato con il tirapugni e derubato dal branco. Stando alla ricostruzione della procura, il 27 febbraio del 2022 a un marocchino di 35 anni erano stati rubati 4.200 euro, caparra per l’acquisto di una Audi Q5. In quattro, tutti coperti con il passamontagna, avrebbero partecipato alla rapina, ma solo tre sono stati identificati dai carabinieri, finendo poi a processo. Si tratta di due macedoni di 25 e 26 anni e di un 25enne italiano.
Il legame
Il più grande, all’epoca dei fatti, era un collega di lavoro della vittima, operante nella logistica per conto di una grande catena commerciale.
Proprio con il 26enne si sarebbe messo d’accordo per acquistare il Suv (appartenuto al padre del presunto rapinatore) per una cifra di poco superiore agli 8mila euro. Un’auto che, come ribadito ieri in aula dal 35enne – che non si è costituito parte civile – aveva avuto modo di «vedere 4 o 5 volte» e di provarla anche. Prima della definitiva consegna, però, si era arrivati all’accordo per la caparra: 4.200 euro da dare al 26enne macedone. Stando a quanto ricostruito davanti al collegio, i due colleghi si erano dati appuntamento nel piazzale di una chiesa osimana (non è stato specificato quale) per versare la tranche. Il marocchino si era presentato con un amico.
Davanti all’edificio di culto c’era una Renault Clio nera, l’auto dei presunti rapinatori. Avvevano tutti il volto coperto con un passamontagna. «Ho visto una pistola, qualcuno gridava: sparalo, sparalo» ha riferito ieri il marocchino, parlando anche della presenza di un taser («ma non ricordo il colore»). Quando la situazione s’era fatta pericolosa, l’amico del nordafricano era scappato via. La vittima, questa la tesi della procura, era stata presa a pugni dal collega che indossava un tirapugni.
Una volta a terra, erano stati sfilati al 35enne i soldi che portava nella giacca: i 4200 euro valevoli per la caparra. Prima di darsi alla fuga, però, il branco (o una sola parte) avrebbe commesso un errore, togliendosi il passamontagna. Il collega di lavoro però sarebbe già stato riconosciuto in un primo momento, dal tono di voce. Il nordafricano, una volta ripresosi, era corso dai carabinieri di Osimo per sporgere denuncia. Non era andato al pronto soccorso.
Il testimone
In aula anche l’amico del 35enne. «L’ho accompagnato al luogo dell’appuntamento con il mio furgone, sapevo che doveva dare i soldi per una Audi» ha riferito il testimone. «Quando siamo arrivati c’era una Clio nera, sono spuntate 5 persone (il capo di imputazione ne cita 4, ndr). Ho visto una pistola e pure un’asta di ferro, avevano tutti il passamontagna. Il mio amico è stato colpito con un tirapugni, ho riconosciuti il suo collega dalla voce. Sono subito scappato». Era tornato dopo la fuga dei banditi, portando il 35enne dai carabinieri. La difesa è affidata agli avvocati Alessandro Calogiuri, Diego De Giacomi e Matteo Bettin. Processo aggiornato.




