Cultura

J Zunz – Obsidiana | Indie For Bunnies

Con “Obsidiana”, J. Zunz (alias di Lorena Quintanilla, già nei Lorelle Meets The Obsolete) firma un disco essenziale, duro, oscuro ma anche pieno di “riflessi”, come il vetro vulcanico da cui prende il titolo.
Il punto di partenza concettuale è proprio l’ossidiana, pietra legata storicamente a pratiche rituali e divinatorie.

J. Zunz ci immerge in una nebbia elettronica che esce da un calderone fumante.

Credit: Bandcamp

La voce è il bisbiglio suadente di una sacerdotessa pagana. In diversi brani le sillabe si ripetono come in un rituale. Il suono è un continuo divenire. Ora abrasivo, ora teso, ora etereo, ora incalzante. Sempre instabile e sfuggente.
Ad ogni apertura sonora corrisponde un attrito altrettanto forte. I paesaggi sono quelli della techno, della kraut ambient, con incursioni nel noise. Il tutto calato in un contesto quanto mai dark, dalle pulsazioni inquiete.

Già al secondo ascolto dimostra di funzionare alla grande, come un organismo unico, opaco e ossessivo. Un monolite i cui spuntoni pungono tutti con uguale potenza. Da “Final” a “Padre”, da “Silvia” a “Exorcizo Tu Voz” (davvero splendida), da “Imago” a “Osiris”.
Lorena Quintanilla racconta il tutto come un viaggio verso la guarigione attraverso la propria lingua neolatina, come afferma lei stessa “per evocare, per esorcizzare, per scacciare la paura, per riscoprire me stessa, per guarire la tristezza in eredità e riappropriarsi della notte che ci è stata sottratta”.

Si sente per tutto l’album una potenza arcana che trasforma l’elettronica in qualcosa di organico, che affonda le sue radici in un terreno ancestrale.

Uno degli ascolti più interessanti del 2026. Compatto, ispirato e sempre connesso. Non a caso, l’artista messicana scrive questo riguardo alla nascita del disco: “Una volta scelto il titolo, tutto ciò che leggevo, vedevo, ascoltavo e pensavo ha iniziato a connettersi. L’ossidiana è diventata come un campo magnetico.”


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