Cultura

Lip Critic – Theft World

Chi lo dice che un furto debba essere per forza una disgrazia? Beh… praticamente qualsiasi essere umano. Esclusi a quanto pare i Lip Critic, che proprio da un crimine subito dal cantante Brett Kaser sono partiti per dar forma alle undici tracce di “Theft World”, il loro secondo album. L’incidente, avvenuto durante il tour del debutto “Hex Dealer”, ha dell’incredibile: un fan un po’ picchiatello ha rubato i dati bancari del povero Kaser, sostenendo di aver decodificato messaggi nascosti tra le pieghe della loro musica. Invece di limitarsi a denunciarlo, la band ha deciso di chiedere lumi al ladro sulle sue stravaganti teorie complottiste, trasformando quelle conversazioni deliranti nel cuore pulsante dei testi di questo nuovo lavoro.

Credit: Bandcamp

Il furto si è quindi trasformato in un curioso catalizzatore che ha dato vita a un processo creativo tanto “predatorio” – perché la musica dei Lip Critic, stringi stringi, altro non è che una sorta di patchwork di sonorità concepite da altri – quanto originale, come i nostri fossero dei maestri della rapina pieni di inventiva, esuberanti ed entusiasti come i surfisti di “Point Break”. I punti di riferimento del quartetto di Brooklyn, tuttavia, non sono Keanu Reeves o Patrick Swayze, bensì il post-punk, l’electro-punk, l’hardcore digitale, il glitch pop e l’industrial. Da questa mescolanza di suoni nasce un inferno sonoro, estremamente moderno e dal mood “metropolitano”, nel quale il caos diventa un luogo eccitante e tutto da scoprire.

I Lip Critic esplorano il concetto di furto in molteplici forme: da quello materiale del taccheggio in “Shoplifting” allo sfruttamento economico del gioco d’azzardo e del debito in tracce come “Jackpot” e “Debt Forest”, senza tralasciare le relazioni tossiche descritte come uno “scippo” di emozioni. I testi, labirintici ed eccentrici, creano un mondo narrativo confuso ma affascinante che si riflette alla perfezione anche nel sound. La band è molto rumorosa e aggressiva; la loro musica, stilisticamente davvero molto (forse troppo) vicina all’hip hop da incubo cyberpunk dei Death Grips, è al tempo stesso cupa e luminosa: asfissiante come una città affollatissima che affoga nel delirio post-digitale, vivace come un party sfrenato organizzato in occasione dell’Apocalisse.

Nonostante le buone idee e un certo livello di originalità (non sempre del tutto a fuoco), i Lip Critic sembrano ancora un po’ acerbi. Il problema non è tanto quello che non sanno ancora che pesci pigliare, considerando il loro continuo girovagare fra generi e sonorità; il fatto è che in questo disco mancano i pezzi davvero in grado di fissarsi in testa. Questo è un po’ un problema per un gruppo che fa dell’energia pura una delle sue principali qualità. Non è per nulla un cattivo disco, intendiamoci; ma per fare il salto di qualità serve un briciolo di “immediatezza” in più.


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