Sono costati 115 milioni, ma i Pronto soccorso non si sono svuotati

“I Cau sono costati complessivamente 115,7 milioni di euro ma non hanno ottenuto i risultati attesi. A Rimini la pressione sulle strutture di emergenza‑urgenza (Pronto soccorso puù Cau) non solo non è diminuita, ma è aumentata rispetto ai livelli pre‑Covid con costi crescenti per il funzionamento dei Cau. Ma ci sono anche realtà virtuose come quello di Morciano”. Lo dichiara il presidente del gruppo di Forza Italia nell’assemblea legislativa dell’Emilia‑Romagna, Pietro Vignali, commentando i dati sui costi e sugli accessi del sistema di emergenza‑urgenza comunicatigli dall’Assessorato regionale alle politiche per la salute.
“A fronte di un’ingente spesa per creare e gestire i Cau, pensati per intercettare le prestazioni a bassa intensità e alleggerire i Pronto Soccorso, non si registra alcuna riduzione della domanda complessiva: nel 2025 in provincia di Rimini si contano 233.867 accessi tra Pronto Soccorso e Cau, contro i 185.831 del 2019. Questo significa che la domanda di emergenza non è stata ridotta, ma è cresciuta in modo significativo – prosegue il capogruppo regionale azzurro – con un semplice spostamento dei pazienti da un servizio all’altro. Il quadro regionale conferma le criticità di questa riorganizzazione: nel 2025, rispetto al 2019, si registrano 107.882 prestazioni in più a fronte di una spesa di gestione dei Cau pari a 73,9 milioni di euro. Nell’anno precedente, pur non essendo ancora a regime, i Cau erano già costati 38,4 milioni, a cui vanno aggiunti 3,39 milioni di euro per le attivazioni. Anche a Rimini emerge una forte disomogeneità: si sono moltiplicate sedi ed équipe, con costi elevati, ma il risultato è stato quello di spostare il problema da un punto all’altro del sistema. Esistono però realtà virtuose come quella di Morciano che registra una delle migliori performance regionali riguardo al rapporto tra spese sostenute per la sua gestione e quantità di prestazioni erogate nel 2025: il costo medio per ciascuna prestazione è pari a 53,4 euro, la media regionale è di 106 euro”.
“Serve comunque un cambio di passo – conclude Vignali – perché oggi abbiamo un sistema più costoso di quello precedente ma complessivamente meno efficace. Piuttosto che continuare a chiedere nuove risorse allo Stato, sarebbe necessario rivedere scelte organizzative che non hanno prodotto i risultati attesi. Se non si interviene, la riforma rischia di trasformarsi in un semplice spostamento del problema, senza migliorare realmente la risposta ai cittadini né ridurre la pressione sui Pronto Soccorso”.
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