«È un attacco alle piccole produzioni agroalimentari del territorio»
TORINO – Un misto di dispiacere e di rabbia per Coldiretti Torino in merito al ricorso al Tar di Lindt & Sprüngli S.p.A. sul riconoscimento dell’indicazione Geografica Protetta al Giandujotto di Torino. «Il nuovo ricorso della multinazionale Lindt & Sprüngli contro l’iter di riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta del Giandujotto di Torino è un attacco al sistema delle piccole produzioni agroalimentari della nostra città e del territorio» tuona il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici. Il ricorso della famosa azienda dolciaria svizzera era arrivato oggi contro il provvedimento adottato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste che aveva chiuso il procedimento autorizzativo. «Dopo tutti questi anni e dopo il termine dell’iter stavamo aspettando il pronunciamento europeo, ma ora si rischia un nuovo stop in attesa della giustizia amministrativa».
Coldiretti Torino appoggia la richiesta di riconoscimento IGP del Giandujotto di Torino per le importanti ricadute che avrebbe su tutto il Torinese, in particolare sulle produzioni di Nocciola Tonda Gentile del Piemonte (a sua volta IGP).
«Oggi i noccioleti sono sempre più diffusi in tutto il territorio torinese» – spiega Mecca Cici – «Gli impianti di Nocciola Piemonte IGP si trovano ormai non solo sulla Collina Torinese, ma anche in pianura. Le estensioni hanno raggiunto i 140 ettari, coinvolgendo 58 aziende agricole. Un prodotto che è sinonimo di qualità, come dimostrano tutti gli indicatori tecnici e come è evidente dalle prove organolettiche. La Nocciola Tonda Gentile del Piemonte è già alla base di una filiera promossa proprio da Coldiretti per la produzione di creme spalmabili di alta qualità. Dopo questa esperienza, gli agricoltori attendono di fornire il proprio contributo anche per il Giandujotto di Torino IGP, un prodotto famoso in tutto il mondo che non vedrebbe garantite le stesse caratteristiche di sapore e consistenza se realizzato con paste di nocciole turche o sudamericane. Il nostro Giandujotto deve essere buono, rispettare le norme europee sull’ambiente e tutelare i diritti dei lavoratori dei campi, oltre a garantire la giusta remunerazione per le aziende agricole».
«Il riconoscimento IGP del Giandujotto di Torino» – aggiunge il direttore di Coldiretti Torino, Carlo Loffreda – «sarebbe anche l’occasione per dare vita a uno specifico contratto di filiera che valorizzi al massimo la qualità, riconoscendo il giusto valore al lavoro dei nostri agricoltori».
In tutto il Piemonte, fa notare ancora Coldiretti, soprattutto nelle Langhe e nel Monferrato, gli ettari coltivati sono ben 1276, distribuiti su 356 aziende agricole. Si tratta di una coltivazione che sposa una naturale vocazione climatica — dato che il nocciolo è storicamente presente nella flora forestale piemontese — e che dai tradizionali terreni collinari è ormai arrivata anche in pianura, migliorando, con i bassi filari alberati, il paesaggio e la biodiversità del territorio.
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