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il problema del caro vita al Nord”. Lettere

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per il quadro emerso al termine delle operazioni di mobilità del personale docente per l’anno scolastico 2026/2027, che registra oltre 47 mila cattedre vacanti, con una concentrazione prevalente nelle regioni settentrionali e una particolare criticità in Lombardia, Veneto e Piemonte.

Tale dato non può essere letto soltanto come un problema tecnico di organico. Esso rivela una frattura strutturale tra il fabbisogno educativo del Paese e le condizioni materiali offerte a chi è chiamato a garantire quotidianamente il diritto all’istruzione.

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Il punto centrale, troppo spesso rimosso dal dibattito pubblico, è il seguente: oggi, in molte aree del Nord Italia, lo stipendio di un insegnante non consente più di sostenere una vita dignitosa, soprattutto quando il docente è costretto a trasferirsi, pagare un affitto, affrontare spese di trasporto, utenze, alimentazione e costi ordinari di permanenza lontano dalla propria rete familiare.

Il caro vita non è una percezione soggettiva, ma un fattore economico misurabile. Le regioni del Nord presentano livelli di spesa familiare sensibilmente più elevati rispetto ad altre aree del Paese; nei grandi centri urbani, in particolare, il costo dell’abitazione assorbe una quota crescente e sproporzionata del reddito disponibile. In città come Milano, Venezia, Bologna, Torino e nelle relative aree metropolitane, il canone di locazione può incidere in modo decisivo sulla sostenibilità economica della professione docente.

La conseguenza è evidente: un insegnante neoassunto o precario che accetta una cattedra lontano dalla propria regione può trovarsi nella condizione paradossale di lavorare a tempo pieno per garantire un servizio pubblico essenziale, ma di non disporre di un reddito realmente sufficiente per abitare nel territorio in cui presta servizio. Questo scenario non è compatibile con il principio di dignità del lavoro sancito dalla Costituzione.

Il CNDDU ritiene necessario affermare con chiarezza che la carenza di docenti al Nord non dipende soltanto da graduatorie esaurite o da procedure amministrative complesse. Essa è anche il risultato di una progressiva perdita di attrattività economica della professione docente. Quando lo stipendio non copre adeguatamente il costo reale della vita, la mobilità territoriale smette di essere un’opportunità professionale e diventa un sacrificio economicamente insostenibile.


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Particolarmente grave è la situazione del sostegno, dove la discontinuità didattica colpisce studenti e famiglie che avrebbero invece diritto a stabilità, competenza e continuità relazionale. Ogni cattedra non coperta stabilmente rappresenta una possibile lesione del diritto all’inclusione e un arretramento rispetto agli obblighi costituzionali e internazionali in materia di tutela delle persone con disabilità.

Per queste ragioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani chiede che la questione delle cattedre vacanti venga affrontata non con misure episodiche, ma attraverso una strategia strutturale fondata su tre direttrici: stabilizzazione, valorizzazione salariale e compensazione territoriale del costo della vita.

È necessario prevedere:

– un piano straordinario di immissioni in ruolo sui posti effettivamente vacanti;

– un rafforzamento stabile degli organici di sostegno;

– un’indennità territoriale per i docenti che prestano servizio nelle aree ad alto costo abitativo;

– misure di sostegno all’affitto per il personale scolastico trasferito o neoassunto;

– una revisione complessiva delle retribuzioni, affinché il lavoro docente sia allineato alla funzione costituzionale che svolge;

– politiche abitative pubbliche dedicate ai lavoratori della scuola nelle aree metropolitane più onerose.

La scuola pubblica non può reggersi sulla disponibilità individuale al sacrificio. Il diritto all’istruzione degli studenti non può essere garantito scaricando sui docenti il costo economico della mobilità, della precarietà e del divario territoriale.

Occorre riconoscere che il potere d’acquisto reale degli insegnanti è oggi uno dei nodi centrali della crisi scolastica italiana. Senza stipendi adeguati, senza condizioni abitative sostenibili e senza una reale valorizzazione professionale, ogni piano di reclutamento rischia di trasformarsi in un intervento fragile e temporaneo.

Le cattedre vacanti non sono soltanto posti da coprire: sono il segnale di una Repubblica che deve tornare a investire concretamente su chi educa, include e forma cittadini. Restituire dignità economica agli insegnanti significa rafforzare la democrazia, ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire il pieno esercizio del diritto all’istruzione.

prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU


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